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Terapie antiretrovirali: lo studio di un sistema di somministrazione di farmaci una volta alla settimana per via orale

di Luca Negri 11 gennaio 2018
Terapie antiretrovirali: lo studio di un sistema di somministrazione di farmaci una volta alla settimana per via orale

Terapie antiretrovirali: lo studio di un sistema di somministrazione di farmaci una volta alla settimana

Farmaci una volta alla settimana: niente male per le persone che convivono con l’HIV.
Ormai abituate ad assumere da 2 a 5 compresse tutti i giorni, senza contare quelle per altre patologie più o meno gravi, poter passare a farmaci riuniti in una unica compressa una volta alla settimana, sarebbe certamente un bel sollievo.

Negli ultimi anni sono diversi gli studi che cercano di allungare i tempi tra una assunzione e l’altra.
Dal CROI  2016 si è cominciato a parlare di nuovi antiretrovirali iniettabili a lunga durata.
Alla 21° International AIDS Conference di giugno 2016 si è parlato di  terapie antiretrovirali iniettabili      e ancora: Cabotegravir e rilpivirinaHiv, in studio somministrazione mensile

Nei vari studi cambia la distanza tra una iniezione e l’altra, da una settimana alle 4 o 8 settimane.
Questo tipo di notizie sulla ricerca HIV sono le più cliccate dalle persone che convivono con il virus. Ciò significa che molte persone faticano ad essere aderenti ai trattamenti.

L’aderenza alle terapie

Parlando di aderenza posso affermare che non è per nientre strano, in vari momenti della vita, stancarsi di tutte quelle pillole e cominciare a farsi degli “sconti” di terapia.

Per non parlare delle paure di sformare il proprio corpo o il proprio viso a causa gli effetti collaterali. Come la lipoatrofia (viso scavato) o la lipodistrofia, accumulo di grasso nell’addome (la pancia negli uomini) o in altri posti comunque sempre indesiderati.

Giovanni Traverso, ricercatore di questo studio dice:

“Uno dei principali ostacoli al trattamento e alla prevenzione dell’hiv è l’aderenza”. L’ideazione di questi farmaci che si strutturano a stella è nata dall’intenzione di venire incontro ai pazienti che devono assumere i trattamenti ogni giorno. «Volevamo creare un sistema che rendesse più facile per i pazienti attenersi alle terapie”.

Farmaci una volta alla settimana

L’idea è venuta pensando alla possibilità di creare una pillola che prendesse il posto della classica “scatolina settimanale portapillole”. La nuova pillola tecnologica sviluppata nei laboratori del Mit e del Brigham and Women’s Hospital, insomma, potrebbe rendere la vita più facile alle persone con HIV.

Dunque in pratica metà pillola e metà dispositivo, progettata per somministrare terapie (in questo caso gli antiretrovirali dolutegravir, rilpivirina e cabotegravir) ottimizzate per un rilascio graduale nello stomaco.

Lo studio

Anche in questo studio c’è un pò di Italia almeno dal nome, Giovanni Traverso, ricercatore del Koch Institute for Integrative cancer research del Mit e ingegnere biomedico al Brigham and Women’s Hospital. Tutto è iniziato alcuni anni fa quando il team di ricerca stava sviluppando una pillola per il rilascio graduale di ivermectina, un farmaco per la malaria.

Nello studio di fattibilità, sovvenzionato anche dal National Institutes of Health (NIH), i ricercatori hanno dimostrato che una singola dose basta a fornire la quantità di terapia necessaria per una intera settimana. Hanno inoltre calcolato che la migliore aderenza che deriverebbe dalla nuova forma di dosaggio (e la conseguente maggiore efficacia nell’abbattere la carica virale e impedire la trasmissione del virus) potrebbe ridurre tra le 200.000 e le 800.000 nuove infezioni nei prossimi 20 anni nel solo Sud Africa.

La struttura della pillola

La capsula ha una struttura a stella con sei bracci, in ognuno può essere inserito un farmaco e ripiegato verso l’interno. Il tutto poi viene rivestito da un rivestimento liscio e facile da assumere. Una volta nello stomaco i bracci si aprono gradualmente e rilasciano i principi attivi dei diversi farmaci.

La nuova capsula è già stata testata sui maiali, confermando la capacità di permanere nello stomaco rilasciando in modo graduale i tre farmaci antiretrovirali in una una settimana.

I test sull’uomo

Al momento una società chiamata Lyndra sta sviluppando la tecnologia e pianifica i test sull’uomo delle pillole per somministrazione orale a lunga durata entro i prossimi 12 mesi. I test con i farmaci per l’HIV potrebbero iniziare dopo, previa approvazione e ulteriori test sugli animali.
La ricerca sull’HIV e sulla pillola a lento rilascio è finanziata dalla Bill and Melinda Gates Foundation, dal National Institutes of Health e dal Brigham and Women’s Hospital.

Leggi l’articolo originale pubblicato su Nature Communications.

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