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Fluvastatina: attiva contro il virus dell’epatite C in vivo

di Luca Negri

Fluvastatina: attiva contro il virus dell'epatite C in vivoNews tradotta da hivandhepatitis
Nel 2006, ricercatori hanno dimostrato come inibitori della HMG-CoA reduttasi – meglio conosciuti come statine – inibiscano la replicazione del virus dell’epatite C (HCV) in colture cellulari, specialmente quando combinati con interferone.

 

 

 

L’anno seguente alla conferenza Digestive Disease Week (DDW 2007), un altro team di ricercatori ha presentato l’evidenza di come le statine inibiscano la replicazione dell’HCV in pazienti trattati con interferone pegilato e ribavirina. Questi ricercatori hanno descritto le loro scoperte nell’edizione online di aprile 2008 dell’American Journal Of Gastroenterology.

Il dottor T. Bader del Veterans Administration Medical Center di Oklahoma City, ha condotto uno studio per determinare la sicurezza e l’attività antivirale della fluvastatina, in pazienti con epatite C cronica.

Gli studi in vitro condotti nel 2006 sopra citati, hanno dimostrato che la fluvastatina ha fra tutti i farmaci testati della sua classe, la maggior capacità antivirale. In una precedente analisi – che ha osservato i tassi di risposta nei pazienti in terapia per l’epatite C, che impiegavano anche statine – il paziente che ha ottenuto una risposta virologica sostenuta utilizzava fluvastatina.

Nel presente studio prospettico, 31 pazienti con epatite cronica C, sono stati trattati con 20 fino a 230 mg/giorno in somministrazione orale di fluvastatina come monoterapia per 2 fino a 12 settimane, e monitorati settimanalmente per rilevare l’HCV RNA e altri marcatori della funzionalità epatica. I livelli della carica virale dell’HCV sono stati comparati con un gruppo di controllo non trattato.

Risultati

11 su 22 pazienti (50%) a cui sono stati somministrati 80 mg/giorno o meno di fluvastatina, hanno sperimentato una significativa riduzione dell’HCV RNA rispetto al gruppo di controllo.

La prima riduzione della carica virale, è stata rilevata entro 4 settimane dall’inizio della somministrazione, in 9 su 11 pazienti (82%).

La riduzione più significativa settimanale rilevata nell’HCV RNA è stata di 1,75 log.

Fra chi ha risposto alla terapia, la riduzione della carica virale è rimasta relativamente costante per 2 fino a 5 settimane, in 7 su 9 pazienti (82%).

In ogni caso, in 2 pazienti l’HCV RNA ha avuto un rimbalzo non significativo, dai valori di base.

Alla fine dello studio, è stata osservata una riduzione continuata della carica virale in 2 su 19 pazienti (22%).

Non sono stati osservati peggioramenti della funzionalità epatica.

Conclusioni

“La fluvastatina, impiegata come monoterapia in vivo, ha dimostrato un effetto soppressivo sull’HCV clinicamente modesto, variabile, e spesso di breve durata” concludono gli autori.

Fanno notare che queste scoperte offrono la base per una “prova di concetto” per altri trials clinici che impieghino la fluvastatina con la terapia standard di interferone pegilato e ribavirina, per l’epatite C cronica.
Aggiungono inoltre che “Le statine, e la fluvastatina in particolar modo, appaiono sicure per l’impiego in pazienti con epatite C”.

FONTE: hivandhepatitis.com
Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv

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