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Smetto quando voglio

Inviato: martedì 10 gennaio 2017, 18:36
da Neptune
Sport, dieta e fumo: come tener fede ai buoni propositi di inizio anno

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GIANO era una delle più antiche divinità romane. Dio degli inizi, delle cose naturali quanto delle attività umane, e dei passaggi, rappresentato solitamente con due facce, una rivolta al passato una al futuro. Non caso a lui è dedicato il primo mese dell'anno (gennaio, da ianuarius), il mese in cui si ricomincia. Anche con i buoni propositi: mettersi a dieta dopo gli stravizi delle feste, cominciare ad andare il palestra, iniziare a correre, smettere di fumare, imparare finalmente una nuova lingua. L'agenda a gennaio è piena di buoni propositi: una sorta di tradizione, così consolidata da avere anche una sua pagina di Wikipedia. Tradizione che affonda le sue radici, si dice, almeno ai tempi degli antichi Romani, con le promesse di buona condotta che i cittadini rivolgevano proprio al dio Giano. Ma perché, ad ogni inizio anno, ritorna l'abitudine di fissare obiettivi positivi? E cos'è che ci impedisce o ci aiuta invece a centrare gli obiettivi?

La rottura porta al cambiamento. Cambio d'anno. Cambio di stagione. L'inizio delle vacanze. La fine delle ferie. Ma anche un cambio di settimana. Qualsiasi evento che produca una rottura rispetto alla quotidianità – quale anche un evento personale, come può essere la perdita del lavoro o una separazione - può diventare una spinta al cambiamento, spiega Paola Medde, psicologa e psicoterapeuta, coordinatrice dell'Ordine degli psicologi del Lazio. "E questo perché è proprio nei momenti di rottura che, per natura, siamo obbligati a riflettere: pensiamo ai nostri pensieri, e nell'atto stesso della riflessione emerge la nostra natura progettuale, quella che ci porta a fissare degli obiettivi, rivedere le nostre intenzioni in una sorta di reazione di riequilibrio: percepiamo delle carenze e vogliamo fare qualcosa per compensarle".

Quando lo facciamo ci ispiriamo a due diverse dimensioni: quella individuale, per cui la nostra progettualità si rifà alle indicazioni e ai suggerimenti che abbiamo ricevuto in famiglia, all'educazione che abbiamo avuto, e quella che prende spunto dalle pressioni sociali: "Questa dimensione, soprattutto negli ultimi anni, è sempre più sentita, e riflette anche le mode o i consigli degli esperti: non è un caso che negli ultimi tempi, complice anche la sempre più grande attenzione che rivolgiamo al benessere, le nostre risoluzioni si rifacciano alla salute ponendo in cima alla lista dei buoni propositi l'iscrizione in palestra, la promessa di finirla con le sigarette o di dimagrire".

Le motivazioni spesso sono deboli. Molto spesso però i buoni propositi finiscono per essere quelli – inattuati – dell'anno precedente (o del mese o della settimana appena passata). I motivi sono tanti, ognuno strettamente personale, ma in molti casi è una motivazione troppo debole a portarci al fallimento: "Spesso le motivazioni sono contrastanti tra loro, anche inconsciamente - spiega Medde - .Un classico esempio è quello della dieta: voglio dimagrire, per apparire più in forma, sentirmi meglio con me stessa e in salute.

A volte però dimentichiamo l'aspetto del piacere che dà il cibo, così che la spinta a perdere peso è in conflitto con il piacere derivante dalla tavola". E spesso vince il secondo. Non di rado, inoltre, sopravvalutiamo il valore intrinseco della motivazione che ci ha spinti a fissare un nuovo proposito: "A volte, infatti, le nostre intenzioni non sono così sentite, non partono dall'individuo, ma sono estrinseche, dettate più dalla società. Non sentendole nostre è più facile abbandonarle".

Il segreto. Il segreto, spiega l'esperta, è nell'organizzazione: "In seguito alla fase propositiva spesso manca quella della programmazione, le intenzioni rimangono vaghe, la stessa motivazione lo è", racconta Medde. Al contrario fermarsi ad analizzare il proposito, esaminandone tutte le sfaccettature, chiedersi che cosa si voglia davvero raggiungere può contribuire alla costruzione di un obiettivo. “Per esempio, davanti al classico 'voglio dimagrire' potremmo chiederci: 'che cosa voglio davvero raggiungere?' Potremmo così capire che non vogliamo solo apparire più in forma, ma anche più affascinati, più in salute”. Aggiungere più motivazioni ad un unico scopo rende il proposito più forte e aiuta a rimanervi attaccati anche quando una delle motivazioni viene meno.

Fattore tempo. A pesare sulla fattibilità dei nuovi propositi però non sono solo motivazioni deboli. Spesso, a remare contro, è il fattore tempo. O meglio: un traguardo troppo complesso da realizzare in un tempo troppo limitato. In altre parole: obiettivi troppo grandi. "Fissare dei traguardi
ambiziosi, come perdere tanti kg di peso, può generare, specie agli inizi, sconforto - spiega Medde - .L'obiettivo infatti così rimane a lungo lontano, spesso troppo lontano, così che nel tempo impiegato per raggiungerlo la motivazione viene meno e subentra la cosiddetta sindrome della disillusione: troviamo ostacoli, impedimenti di cui non abbiamo valutato l'ampiezza ed è facile che a questo punto subentri la demotivazione, anche con atteggiamenti disfattisti e cominciamo a colpevolizzarci, sentendo di aver fallito”. Nel fattore tempo finisce però anche il continuo rimandare: procrastinare, continua l'esperta, è il rifiuto della fatica che intravediamo nell'attuare un cambiamento. Rimanere legati alla routine è confortante perché ci consente di muoverci in una dimensione di sicurezza che massimizza le nostre capacità predittive.

Passo dopo passo. Anche per questo, uno dei consigli migliore che si può dare per mantener fede ai propri buoni propositi, è quello di muoversi a piccoli passi. "Nel caso delle diete potrebbe essere un buon inizio prima fissarsi come obiettivo quello di non ingrassare, poi quello di dimagrire, ma poco alla volta, un kg per esempio - spiega Medde - . L'idea non è quella di giocare al ribasso quanto piuttosto quella di rompere gradualmente le vecchie abitudini, dure a morire, e di festeggiare i piccoli traguardi intermedi: “I cambiamenti, se piccoli, stravolgono meno la routine, comportano meno fatica e ci rassicurano che nulla di sconvolgente è accaduto, oltre a darci il piacere di averli raggiunti e a spronarci per andare oltre”. Quando però l'obiettivo non viene centrato, prima di darsi del fallito è utile anche misurarsi con gli altri: se anche i nostri vicini, parenti o amici, magari con le stesse buone intenzioni, faticano a raggiungerle, allora l'eventuale fallimento potrebbe essere dovuto a una fallibilità umana, non strettamente personale.

Impegnarsi insieme. "Un buon consiglio per chi vuole tener fede alle promesse fatte è quello di farle insieme a qualcuno: l'altro, che sia un parente o un amico, ci fa da pubblico, riprendendoci o applaudendo i nostri traguardi, ma anche responsabilizzandoci nei confronti dei nostri impegni - ,continua Medde -. L'altro ci aiuta a costruire una motivazione più organizzata: prendere un impegno, per esempio con un'amica, fissando un controllo medico da fare entrambe insieme, aiuta a mantener fede al proposito”. Nel farlo prendiamo infatti un impegno non solo con noi stessi ma anche con l'amica, e rinunciare diventa più difficile".

repubblica.it