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Fotografato per la prima volta il virus Hiv mentre entra nelle cellule

di sert_budrio

Fotografato per la prima volta il virus Hiv mentre entra nelle celluleL’eccezionale scoperta è stata pubblicata in contemporanea sulle riviste Science e Nature. L’osservazione è stata fatta con tecniche di nanoscopia innovativa simili a quelle premiate con il Nobel per la Chimica.

UNA DANZA o lo sbocciare di un fiore. Un’immagine bellissima se non fosse che a ballare è uno dei virus più temuti e combattuti degli ultimi cento anni, l’Hiv. Un gruppo di ricercatori americani, infatti, è riuscito per la prima volta a osservare, con un dettaglio mai raggiunto, il modo con cui il virus penetra nelle cellule umane.

Lo studio, che ha richiesto l’impiego di tecniche di nanoscopia innovativa (sulla falsariga di quelle premiate con il Nobel per la Chimica) è stato pubblicato simultaneamente dalle più importanti riviste scientifiche del mondo Science e Nature. A realizzarlo un team composito di ricercatori americani della Yale Medical School, dell Weill Cornell Medical College e del National Institute of Allergy and Infectious Diseases (NIAID). Tra i ricercatori coinvolti nella ricerca, anche Anthony S. Fauci del NIAID. Lo studio ha permesso di osservare le trasformazioni che avvengono sulla superficie del virus dell’Hiv con una risoluzione estremamente dettagliata, a livello atomico. Si tratta di una vera e propria danza, che, hanno spiegato i ricercatori assomiglia allo sbocciare di un fiore.

In pratica è stato possibile fotografare tutti i cambiamenti messi in atto dal virus che gli permettono di penetrare le cellule umane e di eludere le difese del sistema immunitario: “Rendere i movimenti del virus visibili, in modo da poterli seguire in tempo reale, guardando come le proteine di superficie sul virus si comportano, si spera ci aiuterà a capire come evitare la fusione con le cellule umane: se si può impedire l’ingresso dell’Hiv nelle cellule immunitarie, si vince”, ha detto Scott Blanchard del Weill Cornell Medical College. “Abbiamo dimostrato di avere i mezzi per ottenere immagini in tempo reale dei processi che avvengono sulla superficie delle particelle di Hiv, che ora intendiamo utilizzare per testare l’impatto di farmaci e anticorpi”.

La ricerca, secondo gli scienziati, fornirà di certo informazioni utili per la realizzione di un vaccino, perché proprio grazie a questa scoperta sono stati evidenziati alcuni punti deboli del virus. In pratica è stato osservato che mentre il virus scompone la sua struttura molecolare prima di entrare nella cellula assume una forma particolare che i ricercatori hanno definito, forma di base. Ebbene durante questa fase, il virus sembra essere più sensibile all’azione delle cellule immunitarie e dunque più vulnerabile.

I ricercatori hanno anche osservato la reazione del virus agli anticorpi CD4 sintetici evidenziando come queste molecole siano riuscite a evitare la “sbocciatura del virus” e quindi a bloccare la sua capacità di penetrare nelle cellule. “La visualizzazione così dettagliata e ravvicinata del meccanismo che porta il virus dell’Aids a legarsi alle cellule umane, rappresenta uno dei passi più significativi verso la realizzazione di un vaccino”, ha spiegato Walter Mothes della Yale University uno dei principali autori dello studio insieme a Blanchard, Peter Kwong del NIAID e di James B. Munro della Yale University. “Abbiamo un disperato bisogno di soluzioni per prevenire l’infezione da Hiv che, ad oggi, ha infettato o ucciso più di 70 milioni di persone in tutto il mondo”, aggiunge Blanchard. Se questa tecnologia si rivelerà utile per questo virus, inoltre, potrebbe essere utilizzata per decodificare i processi di infezione di altri patogeni.

 

FONTE: repubblica.it

 

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