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Free to live well with HIV in Prison – HIV in carcere

di Luca Negri
Free to live well with HIV in Prison – HIV in carcere

Free to live well with HIV in Prison – vivere bene con HIV in carcere: il valore della prevenzione e della conoscenza. I risultati del progetto.

Free to live well with HIV in Prison ( Vivere bene con HIV in carcere) è stato condotto da SIMSPe, NPS Italia Onlus, Università Ca’ Foscari Venezia con la collaborazione dei ministeri della Salute e della Giustizia. Tra le cause di contagio, la sottostima dei rischi legati alle risse e allo scambio di spazzolini e rasoi. Emersa l’importanza dell’educazione e la disponibilità dei detenuti a diventare “educatori” nei confronti degli altri.

 

La ricerca, è stata presentata il 29 settembre 2017 in prima nazionale dai promotori del progetto.

Offre per la prima volta una fotografia della conoscenza sull’HIV nelle carceri italiane. E svela le false paure e i rischi non riconosciuti che intralciano l’efficacia della prevenzione, tracciando le linee per prevenire e combattere l’infezione.

Free to live well with HIV in Prison

 

NdR: Questo progetto con l’ausilio di Peer Operator in Carcere per dare informazione e formare alla prevenzione dell’HIV all’interno delle carceri italiane che ora si chiama“Free to live well with HIV in Prison”, in realtà ha radici più antiche.
Risale al 2005, Progetto IN&OUT , fortemente voluto e portato avanti dall’allora Vicepresidente di NPS Italia, Gianni Grosso. Dopo la scomparsa di Gianni, il progetto è continuato con Pino Zumbo sempre insieme al SIMSPe

Innovativa la modalità di approccio utilizzata.


Partendo dalla raccolta dei dati che rivelano il livello di conoscenza sull’infezione da HIV nelle carceri, si sceglie una formazione ad hoc.
La ricerca mette in luce il valore dell’educazione tra pari.
Sia nei confronti della popolazione carceraria sia della polizia penitenziaria. Tra i molti aspetti considerati, l’attenzione si è concentrata sulla disponibilità degli stessi detenuti a diventare “educatori” nei confronti degli altri. Complessivamente il 47,7 per cento la considera una buona idea. Tra compagni ci si ascolta più facilmente e ci si capisce di più.

Va segnalato che anche se solo un detenuto su cinque considera giusto che non si conosca l’eventuale sieropositività di un compagno di cella, nel complesso sono emersi segnali positivi a riprova di come gradualmente lo stigma verso la malattia si stia sciogliendo.

Per la prima volta sono stati  introdotti negli istituti, dei test HIV rapidi che, in associazione ad un programma formativo allargato anche a personale sanitario e polizia penitenziaria, si sono dimostrati uno strumento di screening valido per la rapidità di risposta, l’immediatezza di esecuzione e la possibilità di realizzare un counselling efficace.

Tra i dati emersi, va sottolineato anche un dato preoccupante: la limitata fiducia nella terapia per l’infezione da HIV. Solo il 68% dei detenuti la assumerebbe se si scoprisse sieropositivo.

Luciano Lucania, presidente di SIMSPe:

“Il progetto Free to live well with HIV in Prison è stato condotto con entusiasmo e competenza dalla nostra Società Scientifica. Ha voluto sperimentare una cooperazione multiattoriale con partner eterogenei per competenze e mission, per integrare i rispettivi know how in iniziative innovative e con una forte ricaduta sistemica. Le singole specificità hanno rappresentato un valore aggiunto unico per il progetto. I risultati sono certamente destinati a generare degli effetti sostenibili e duraturi”.

 

Serena Dell’Isola, Coordinatrice Scientifica del progetto:

“Molti soggetti hanno detenzioni di breve durata  e la possibilità di fornire e somministrare i test, il trattamento farmaceutico e un collegamento ai servizi di assistenza consente di migliorare la salute dell’intera società, riducendo il rischio di trasmissione e i costi legati alle comorbilità collegate a tali infezioni”.

 

Margherita Errico, Presidente NPS Italia :

“Abbiamo raggiunto l’obiettivo di formare quelle aeree del nostro paese di difficile accesso, ovvero detenuti e personale che lavora nelle strutture penitenziarie ottenendo validi dati socio-scientifici che finora in assoluto non avevamo rispetto all’Hiv e allo stigma che vi ruota intorno, arrivando ad un dialogo quasi individuale con tutti gli attori coinvolti. La sfida futura? Continuare ed ampliare il nostro raggio di azione”.

 

Mario Cascio, Peer educator

“NPS Italia è da anni attiva in progetti di prevenzione e informazione nelle carceri italiane attraverso il lavoro dei suoi peer educator. Ha preso parte con grande entusiasmo a questo progetto innovativo che ha visto per la prima volta in Italia la possibilità di fornire test rapidi in carcere.  Oltre ad una formazione specifica al personale carcerario. Due strumenti che hanno saputo integrarsi al lavoro di noi peer educator. Attraverso la nostra testimonianza cerchiamo di sollecitare nei detenuti un atteggiamento più proattivo nei confronti della propria salute. Allo stesso tempo vogliamo incidere sullo stigma e le discriminazioni presenti in ambito carcerario”.

 

Fabio Perocco e Alessandro Battistella docenti dell’Università Ca’ Foscari Venezia.

“Ca’ Foscari ha partecipato al progetto per dare continuità a un’attività di ricerca sull’HIV. In questi anni ha già prodotto dati importanti sulla conoscenza dell’HIV/AIDS e sulla esistenza di pregiudizi tra la popolazione generale, gli adolescenti, gli immigrati e la comunità LGBT . Oggi i nuovi dati, riferiti a detenuti adulti e minorenni, e su chi lavora in carcere si rivelano utili per definire interventi di formazione e informazione che la ricerca ha dimostrato essere necessari”.

 

Maurizio Amato, Amministratore delegato di ViiV Healthcare :

 

“ViiV Healthcare ha scelto questo progetto tra altri 22 presentati a livello mondiale, riconoscendone la qualità e l’utilità per una popolazione in cui la prevenzione e il trattamento dell’HIV sono particolarmente difficili. Di fondamentale importanza la valenza dei partner e l’innovatività della metodologia che integra ottime e diversificate competenze. Siamo particolarmente orgogliosi dei risultati raggiunti.  Un progetto perfettamente allineato con la strategia di ViiV di supportare iniziative che fanno realmente la differenza per le persone che vivono con HIV”.

IL PROGETTO IN SINTESI

  • – Free to live well with HIV in prison si propone di aumentare i livelli di prevenzione in carcere, combattere lo stigma, migliorare la qualità di vita delle persone sieropositive.
  • – Ha coinvolto un migliaio di persone e 10 istituti penitenziari di cui uno dedicato ai minori e uno alle donne.
  • – La ricerca mette a disposizione della comunità una esperienza e una mole di dati utili in ottica di prevenzione e di lotta sempre più efficace all’HIV nelle carceri italiane.

Il progetto ha previsto per la prima volta:

  • – L’erogazione di una formazione rivolta non ai soli detenuti ma anche a tutte le figure professionali che operano in carcere
  • – L’impiego di ex-detenuti come formatori.
  • – L’inclusione dei minori e delle donne nei percorsi educativi.
  • – L’effettuazione dei test rapidi per l’HIV che forniscono il risultato in 15 minuti per scoprire l’eventuale sieropositività.
  • – Il rafforzamento dell’integrazione nell’assistenza sanitaria sull’HIV all’interno degli Istituti di pena e le infettivologie attive sul territorio, per creare un continuo di assistenza tra i periodi di detenzione e di libertà

 

 

Articolo estratto e adattato da : Quotidiano Sanità

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