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Genitori si, ma responsabilemente

di Luca Negri
Questionario su HIV e Maternità

Genitori si, ma responsabilementeUn convegno a Milano promosso da Nps e Donneinrete.net

Per le persone affette da Hiv e virus epatici il diritto a diventare genitori è innegabile. Ma è necessario attuare tutte quelle procedure in grado di ridurre i rischi di contagio.

 

 

Diventare genitori significa assumersi un’enorme responsabilità.
Una responsabilità che inizia ancora prima della nascita del bambino.
Questo vale soprattutto per le persone affette da malattie trasmissibili.
Si calcola, infatti, che una quota tra il 3 e l’8% dei bambini nati con Hiv abbia contatto il virus dalla madre e che lo stesso accada per quel 3-5% di bambini che nasce con l’Epatite C.
Un virus, quest’ultimo, spesso sottovalutato quando si parla di gravidanza.
Colpa della scarsa informazione delle donne, ma anche di una ridotta attenzione dei medici che trascurano le condizioni di salute della coppia che possono incidere sulla gravidanza.

Per sensibilizzare i ginecologi (che, grazie ai progressi terapeutici, sempre più spesso si troveranno di fronte pazienti che scelgono di diventare genitori nonostante l’infezione) e gli stessi aspiranti genitori, le associazioni Nps-Network Italiano Persone Sieropositive, Donneinrete.net e la Fondazione Amici per l’infanzia, hanno promosso, il 14 aprile a Milano, il convegno Infertilità e gravidanza nei pazienti affetti da HIV e virus epatici.
Una giornata di confronto e formazione alla quale parteciperanno numerosi specialisti medici, esponenti politici del Comune e della Provincia di Milano e rappresentanti di Associazioni a sostegno della maternità.

“L’iniziativa – ha spiegato Rosaria Iardino, presidente di Nps e di Donneinrete – è nata sulla base delle segnalazioni pervenute alla nostra associazione. Alcune coppie affette da malattie trasmissibili si sono rivolte a Nps per avere informazioni sul percorso più idoneo per avere un figlio. I medici, infatti, avrebbero detto loro di avere rapporti sessuali nel modo più naturale possibile.
Un atteggiamento di grande superficialità da parte di chi, invece, ha il dovere di proteggere la salute delle persone, anche di quelle che dovranno nascere. Il rischio per le coppie con malattie trasmissibili è peraltro doppio – ha evidenziato la presidente di Nps – perché oltre al bambino, il rapporto sessuale non protetto espone il partner sano al rischio contagio”.

L’esperienza di associazioni come Nps finisce dunque per essere il punto di accesso a informazioni che dovrebbero essere trasmesse anzitutto dai professionisti e dalle istituzioni, denuncia Iardino ricordando come queste coppie dovrebbero essere indirizzate ai Centri di procreazione assistita e monitorate costantemente per intervenire nel caso in cui, nel corso della gravidanza, emergano complicazioni.
Da un punto di vista di prevenzione, invece, appaiono necessarie una più diffusa applicazione del counselling, una maggiore adesione al test HIV e HCV nelle donne in età fertile, e un’adeguata assistenza alle coppie in cui uno o entrambi i partner risultino positivi ai virus.

E, se nel caso dell’HIV comincia a maturare una più profonda consapevolezza in questo campo, rimane ancora molto da fare nel caso dell’HCV, un virus molto più diffuso e letale.

“In Italia ne è affetto intorno al 3 per cento della popolazione – ha spiegato Valeria Savasi, responsabile del’Unità Operativa di Ostetricia e Ginecologia dell’Azienda Ospedaliera Luigi Sacco di Milano – e nel 5-6 per cento dei casi si verifica la trasmissione verticale, cioè da madre a figlio. La cosa più grave è che a tutt’oggi non è ben chiaro come proteggere il feto dalla trasmissione. Ma ciò non significa che manchi la possibilità di intervenire”.

Anzi. “Le tecniche ci sono – ha precisato Savasi – e hanno dimostrato di dare ottimi risultati. Ma è necessario accrescere le conoscenze e la sensibilità sia dei professionisti sia dei cittadini. Perché se ai primi spetta il compito di indirizzare i pazienti verso le migliori terapie, ai secondi spetta di mettere in pratica quanto consigliato loro dallo specialista”.

“Diventare genitori è un diritto, ma va esercitato con responsabilità”, ha concluso Iardino rivolgendo ai ginecologi un doppio appello: “A voi spetta non solo il compito di assistere le pazienti quando la gravidanza è in atto, ma anche quello, ancor più importante, di intercettare le donne a rischio per prevenire piuttosto che curare”.
Alle istituzioni, invece, Nps chiede un maggiore impegno per mettere in campo campagne di prevenzione e progetti di sostegno alla maternità. ”Occorre costruire una task force, che permetta di salvaguardare la salute dei cittadini e di veder nascere sempre più bambini sani”.

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