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Giornata mondiale contro l’AIDS, vietato abbassare la guardia

di Luca Negri
Appuntamenti di Arcigay a Verona e Milano in occasione della Giornata mondiale per la lotta contro l’Aids

Giornata mondiale contro l'AIDS, vietato abbassare la guardiaNel 2012 secondo l’Oms circa 35 milioni di persone affette da Hiv, in Italia infezioni sono stabili.

In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, che si celebra domani, domenica primo dicembre, il ministero della Salute ha lanciato l’appello a non abbassare la guardia sull’epidemia Hiv. Nel 2012, l’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha stimato che sono circa 35 milioni le persone che vivono con l’Hiv, di cui oltre 2 milioni sono adolescenti.

La Giornata mondiale “rappresenta un momento di riflessione sull’epidemia di casi di malattia causati dal virus dell’immunodeficienza (Hiv), che continua a circolare, e i dati lo evidenziano, ma anche un’occasione per sensibilizzare tutti sulle modalità per prevenirne la trasmissione. Nei confronti di questo virus non bisogna abbassare la guardia perché anche se è vero che grazie alle terapie antiretrovirali di Aids si muore meno, i dati ci indicano però che sono aumentati i casi di persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato e fanno ricorso ai test diagnostici quando manifestano già i sintomi della malattia”, ha dichiarato Lorenzin.

In Italia il numero delle segnalazioni di nuove infezioni da HIV sembra essere sostanzialmente stabile, negli ultimi anni (circa 4.000), e l’età media alla diagnosi è di 39 anni. Si osserva, inoltre, un cambiamento delle modalità di trasmissione, poiché è diminuita la proporzione di tossicodipendenti ma sono aumentati i casi attribuibili a trasmissione sessuale. L’incidenza di casi di Aids e il numero di decessi dovuti ad essi continuano a diminuire, principalmente per effetto delle terapie antiretrovirali combinate.

A riguardo della terapia, il ministero ha emanato, dal 2010, specifiche linee guida che sono giunte ormai al loro quarto aggiornamento. Tuttavia, un aspetto preoccupante è che, tra il 2006 e il 2012, è aumentata la proporzione delle persone che arrivano allo stadio di Aids conclamato ignorando la propria sieropositività, nel 2012 circa i 2/3 di chi ha fatto ricorso al test diagnostico, lo ha fatto perché manifestava sintomi.

E’ importante, in tal senso, provvedere ad accrescere in tutti la conoscenza dei comportamenti che possono esporre a rischio di infezione e favorire l’accesso al test, nei modi e tempi più’ appropriati, in particolare per gruppi di popolazione più a rischio, sulla base delle attuali conoscenze.

L’Aids e le nuove infezioni da Hiv rappresentano, comunque, un problema di sanità pubblica, e non solo, in vaste parti del mondo. Nel 2012, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha stimato che sono circa 35 milioni le persone che vivono con l’Hiv, di cui oltre 2 milioni sono adolescenti; circa 3,5 milioni di bambini vivono con l’HIV; circa 36 milioni di persone sono decedute dall’inizio dell’epidemia e, nel 2012, oltre 1,5 milioni di persone sono decedute a causa di questa patologia.

E’ necessario, dunque, continuare ad operare per diffondere la cultura della prevenzione, perché tutte le persone che ne necessitano, possano avere accesso alla diagnosi ed al trattamento della malattia. Il ministero della Salute, attraverso la Commissione Nazionale Aids e la Consulta delle Associazioni per la lotta all’Aids, ha operato, e vuole continuare ad operare, per mantenere costante l’attenzione e le attività che attengono ai molteplici aspetti dell’infezione da HIV e della patologia Aids, per le quali tanto è stato fatto nel nostro Paese per affrontarle, ma ancora tanto rimane da fare. Uno dei punti chiave sui quali lavorare, è rafforzare la percezione del rischio dell’infezione da Hiv, sensibilizzare sulla modalità di trasmissione e sulle misure di prevenzione.

Questo perché la cura dell’Aids e delle infezioni da Hiv non si limita ai meri aspetti diagnostici, clinici e terapeutici, ma richiede altrettanta attenzione per l’implementazione di misure preventive. Tra queste è fondamentale la diagnosi precoce dell’infezione, che si può ottenere solo attraverso una maggiore e soprattutto mirata offerta attiva del test, favorendone l’accessibilità, così come va favorito l’accesso ad una terapia precoce ed appropriata, per assicurare un’adeguata assistenza socio-sanitaria e per garantire la difesa dei diritti dei soggetti Hiv-positivi e dei pazienti con AIDS contro ogni discriminazione o disuguaglianza.

 

FONTE: tmnews.it

 

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