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Glasgow 2014 : Hiv e Farmacoterapia

di sert_budrio

Nuovi dati dalla Conferenza su Hiv e terapia farmacologica, tenutatasi a Glasgow dal 2 al 6 novembre.

Il nuovo NNRTI doravirina efficace quanto l’efavirenz, con meno effetti collaterali

 

 

La doravirina, un nuovo non nucleosidico a monosomministrazione giornaliera (MK-1439), ha mostrato una capacità di soppressione virale simile a quella dell’efavirenz dopo 48 settimane di somministrazione, è stato annunciato alla Conferenza. Il dosaggio individuato come quello da sviluppare ulteriormente è inoltre risultato associato a una minor insorgenza di effetti collaterali a carico del sistema nervoso centrale (SNC).

L’efavirenz (Sustiva o Stocrin, contenuto anche nel regime monocompressa Atripla) è un inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa (NNRTI) generalmente sicuro ed efficace; tuttavia alcuni dei pazienti trattati con esso lamentano effetti collaterali a carico del SNC come insonnia, sogni anomali e vertigini.

Questo farmaco sperimentale è attualmente oggetto di uno studio randomizzato di fase 2b che lo mette a confronto con l’efavirenz in pazienti che iniziano per la prima volta il trattamento antiretrovirale. L’NRTI di backbone impiegato è il tenofovir/emtricitabina (i principi contenuti nel Truvada).

Sulla base dei dati ottenuti dopo le prime 24 settimane di somministrazione, il dosaggio selezionato per questa seconda fase dello studio è stato quello a 100 mg. Alla 48° settimana, era riuscito ad abbattere la carica virale a livelli non rilevabili il 76% dei pazienti che assumevano doravirina a questo dosaggio, contro il 71% di quelli che ricevevano 600 mg di efavirenz. Gli aumenti dei CD4 sono risultati simili, e l’insorgenza di farmacoresistenze rara.

All’ottava settimana, nel braccio della doravirina lamentavano almeno un effetto collaterale a carico del SNC il 22% dei pazienti, contro il 44% del braccio dell’efavirenz: la differenza è significativa. Gli effetti collaterali più frequenti sono risultati i sogni anomali e le vertigini.

La Merck, casa farmaceutica produttrice della doravirina, ha annunciato uno studio di fase 3 in cui le prestazioni del farmaco saranno confrontate con quelle del darunavir potenziato con ritronavir (Prezista) sempre in pazienti mai precedentemente trattati.



Nuovi dati sul dolutegravir

Il trattamento di prima linea con una combinazione di antiretrovirali contenente l’inibitore dell’integrasi dolutegravir (Tivicay) si è dimostrato superiore a quello con l’inibitore della proteasi darunavir potenziato con ritronavir (Prezista) alla 96° settimana di follow-up, si è appreso alla Conferenza. Sono dati che vanno a confermare i risultati a 48 settimane, già precedentemente pubblicati.

Alla 96° settimana, la percentuale dei pazienti con carica virale inferiore alle 50 copie/ml si è attestata all’80% nel braccio del dolutegravir, contro il 68% di quello del darunavir potenziato. La differenza è risultata più marcata nei pazienti con alti livelli di carica virale al baseline (oltre 100.000 copie/ml) e in quelli trattati con tenofovir/emtricitabina (anziché con abacavir/lamivudina).


Monoterapia con inibitori della proteasi darunavir/ritonavir

È stata proposta la monoterapia con un inibitore della proteasi potenziato come terapia di mantenimento in pazienti che ottenevano la soppressione della carica virale allo scopo di ridurre tossicità e costi del trattamento e allo stesso tempo tenere aperte altre opzioni terapeutiche in caso di rebound virologico.

Alla Conferenza sono stati presentati i risultati dello studio PROTEA, in cui 273 pazienti sottoposti a un regime antiretrovirale stabile con livelli di carica virale non rilevabile sono stati randomizzati per ricevere o la monoterapia con darunavir/ritonavir o darunavir/ritonavir associato a due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI). I partecipanti assumevano il trattamento da circa cinque anni e presentavano una conta dei CD4 in media di circa 600 cellule/mm.

Alla 48° settimana, avevano abbattuto la carica virale a livelli inferiori a 50 copie/ml l’86% dei pazienti del braccio della monoterapia con darunavir, contro il 95% di quelli nel braccio della triplice terapia. Nei pazienti a regime monoterapico, i tassi meno elevati di soppressione virale si sono riscontrati in quelli la cui carica virale era arrivata al di sotto delle 200 cellule/ml (il 66% nei pazienti trattati con la monoterapia contro il 97% di quelli trattati con la triplice). Nei pazienti che invece non erano mai scesi a meno di 200 cellule/ml, la monoterapia è risultata altrettanto efficace della triplice.

Alla Conferenza è stata anche presentata una meta-analisi e revisione di dieci studi sulla monoterapia con inibitori della proteasi che ha riscontrato tassi meno elevati di soppressione virale (76% contro 82%) nei pazienti a regime monoterapico, ma nessun aumento del rischio di farmacoresistenze.


Emtricitabina e lamivudina a confronto

Dai Paesi Bassi arrivano dati osservazionali secondo cui un trattamento di prima linea con emtricitabina (FTC, Emtriva) avrebbe un’efficacia virologica superiore rispetto ai regimi con lamivudina (3TC, Epivir).

Questi due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI) sono entrambi farmaci cardine per il trattamento di prima linea dell’HIV, e nelle linee guida sono generalmente considerati interscambiabili. Oggi, però, in molti Paesi sono disponibili equivalenti generici della lamivudina, e pertanto utilizzarla elettivamente al posto dell’emtricitabina consentirebbe un notevole risparmio sui costi del trattamento.

I ricercatori olandesi, pur avendo confermata l’equivalenza in termini di tempi necessari a raggiungere la soppressione virale, hanno riscontrato però che i pazienti trattati con lamivudina sia alla 48° che alla 240° settimana presentavano tassi di fallimento virologico più elevati rispetto ai pazienti trattati con emtricitabina. Tutti i pazienti assumevano emtricitabina o lamivudina insieme a tenofovir e a un inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa (NNRTI).

Si tratta comunque di uno studio non randomizzato. Le differenze al baseline tra i pazienti che hanno assunto i due farmaci potrebbero aver inciso sui risultati, nonostante gli sforzi dei ricercatori di controllare tali fattori.

 

 

FONTE  e testo completo in inglese: aidsmaps.com

 

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