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Glasgow 2018: nuovi farmaci per il trattamento dell’HIV multifarmacoresistente

di Luca Negri
Glasgow 2018: nuovi farmaci per il trattamento dell’HIV multifarmacoresistente

Glasgow 2018: nuovi farmaci per il trattamento dell’HIV

multifarmacoresistente

A Glasgow 2018 sono stati presentati nuovi dati su due nuovi  farmaci recentemente messi a punto per il trattamento dei pazienti con elevata resistenza ai farmaci per l’HIV.

L’ibalizumab (Trogarzo) è un anticorpo monoclonale umanizzato che impedisce al virus dell’HIV di sfruttare i co-recettori una volta che si è agganciato a un recettore CD4. Un regime di trattamento contenente ibalizumab ha determinato una significativa riduzione della carica virale nella maggior parte dei pazienti pluritrattati, per i quali cioè restano poche opzioni terapeutiche, a cui è stato somministrato. È quanto ha riferito a HIV Glasgow il dott. Zvi Cohen di Theratechnologies.

Dopo 48 settimane, 15 dei 40 pazienti che hanno intrapreso il trattamento con ibalizumab mostravano una carica virale inferiore alle 50 copie/ml in un regime ottimizzato con test di resistenza. I partecipanti avevano tutti una farmacoresistenza molto elevata: almeno il 90% a uno dei principi attivi della classe degli inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa, degli inibitori non-nucleosidici della trascrittasi inversa e degli inibitori della proteasi, e il 68% anche a un inibitore dell’integrasi.

L’ibalizumab (Trogarzo) è stato approvato dalla Food and Drug Administration degli Stati Uniti nel marzo 2018 per l’impiego in pazienti pluritrattati con multifarmacoresistenza che non stanno ottenendo risultati dal regime che assumono ed è attualmente al vaglio anche dell’Agenzia Europea per i Medicinali.

L’altro farmaco per il trattamento dell’HIV farmacoresistente è il fostemsavir, che impedisce al virus di agganciarsi alle cellule CD4 bloccando la proteina gp120 presente sull’involucro dell’HIV in modo che non cambi forma e inibisca così l’interazione tra il virus e le cellule immunitarie.

I risultati dello studio di fase 3 BRIGHTE mostrano che il 54% dei pazienti trattati con fostemsavir nel braccio randomizzato e il 38% del braccio in aperto dopo 48 settimane erano riusciti a raggiungere l’abbattimento della carica virale. Tutti i partecipanti hanno ricevuto un regime di background ottimizzato con test di resistenza: quelli per i quali non era disponibile nemmeno un farmaco attivo da impiegare nel regime ottimizzato sono stati inseriti nel braccio in aperto, mentre quelli per i quali erano disponibili uno o due farmaci attivi in almeno due classi di antiretrovirali sono stati assegnati al braccio randomizzato.

Il fostemsavir non è ancora stato autorizzato, ma ViiV Healthcare intende destinarlo al trattamento dei pazienti pluritrattati.

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