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Guantanamo italiana II

di Luca Negri
Indulto e amnistia: il testo dei 4 ddl in esame al Senato

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Favignana è una fantastica isoletta siciliana in provincia di Trapani.
Per secoli è stata crocevia di eserciti in guerra, a partire dalle battaglie tra fenici e cartaginesi.
Dagli umidi sotterranei di un diroccato castello normanno, i borboni ne ricavarono un carcere, secoli fa.

Dal punto di vista geografico, Favignana è l’ultimo carcere d’Italia.
Ma è il primo nella classifica delle peggiori carceri italiane.

Si tratta di una piccola struttura, che ospita meno di 100 detenuti.
Quello che rende particolare questo carcere è il fatto che è strutturato sotto terra. Vivono come le talpe, per andare negli uffici del carcere si deve scendere. Ancora più in profondità c’è l’infermeria. E si deve scendere ancora per arrivare nelle piccole celle. Celle che sono situate a dieci metri sotto il livello del mare.
Assomigliano più a caverne che a luoghi dove espiare la detenzione.
Non ci sono finestre, i muri sono corrosi dal tempo, dall’umidità e dalla salsedine. Dentro ogni loculo sopravvivono 3 o 4 detenuti, un piccolo muretto, altro 40 centimetri, separa il bagno dalle brande. Restano chiusi in quelle “caverne” per 22 ore al giorno.

Pur essendo un carcere per detenuti condannati, non vi è di fatto alcuna attività rieducativa.
Unico svago è l’ora d’aria, fatta in un cortile posto sempre a dieci metri sotto il livello del mare. Le condizioni igieniche all’interno del carcere di Favignana sono a dir poco precarie. Le celle sono sporche e non viene fatta manutenzione. Scarafaggi e topi girano indisturbati per le celle. Tutto ciò che è ferro si presenta arrugginito.
I detenuti non possono bere l’acqua dai rubinetti in quanto non è potabile. È l’acqua del mare. Se qualche detenuto protesta per queste indegne condizioni di vita, viene messo nella cella di isolamento. Denudato, viene lasciato lì per giorni. Come letto ha una rete di ferro, senza materasso.
Il sotterraneo carcere di Favignana è anche costoso. Ogni detenuto costa 300 euro al giorno. E lo Stato spende ben nove milioni di euro all’anno per mantenere la novantina di “fortunati” detenuti dell’isola.

Ogni volta che ci penso, non posso fare a meno di pensare all’ Abate Faria e al Conte di Montecristo, non mi capacito di come sia ancora possibile nel terzo millennio, si possa costringere a sopravvivere ancora come ai tempi delle miniere di Salomone.
Bisognerebbe demolirlo, oppure farci dentro un museo degli orrori, uno spauracchio da fiaba per bimbi irrequieti, …se fai il bambino cattivo viene il lupo cattivo e ti porta nelle grotte di Favignana.
Negli anni di piombo era un carcere speciale per terroristi, e aveva nella sua aberrazione una ‘giustificazione’, …ma ora, che cosa devi aver commesso, per meritarti una galera punica come questa? e se anche hai commesso un’infamità, siamo sicuri sia un posto degno per una società civilizzata e progredita, che si atteggia a società modello, esportatrice di democrazia?
Anche noi abbiamo la nostra piccola Guantanamo domestica, da cortile, …nel nostro piccolo.
E’ uno sfregio all’umanità, bisognerebbe farlo sparire, restituendo al suo splendido territorio la sua dignità umana e turistica, invece stanno studiando come sputtanare 60 milioni di euro (progetto degli anni 80… 120 miliardi delle vecchie lire) per innalzare a due passi dal vecchio borgo marinaro i pilastri con una colata di mezzo milione di metri cubi di cemento. Qualcuno sente l’esigenza e ha interesse a costruire un nuovo carcere. Tutto questo scempio, su distese di fiori in cui emergono radi casolari, pinete, tombe puniche e reperti storici, emergenti da scavi di antiche civiltà. Che bisogno c’è di costruire un carcere in un posto così, davanti all’Africa? Perché deturpare e depauperare un territorio dalle mille risorse turistiche?
Ci sono più di venti carceri nuove sul territorio, vuote, non vengono aperte o usate per mille giustificazioni, eppure i detenuti vivono stipati come le sardine in tutta Italia. A S.Vittore e altri istituti di pena manca addirittura il vitto, non ci sono i soldi per dare da mangiare a tutti, a Perugia 10 detenuti dormono sui materassi, perché non ci sono le brande, l’hanno inaugurato con grande sfoggio nel 2005, c’è una intera sezione nuova chiusa, allora vi chiederete, come mai non ci mettono dentro i detenuti?
Perché manca il personale. Allora che cazzo le costruite a fare nuove carceri se non riuscite neppure a sfamare e a dare una branda ai rei?
E visto che è la stessa giustificazione che viene usata per gran parte delle sezioni e dei carceri chiusi sparsi in giro per la penisola, non è ora di smetterla di far riempire le tasche ai soliti noti per appalti milionari, per costruire cose di cui non c’è bisogno?
M’incazzo perché non è un discorso o non dovrebbe essere un discorso politico, ma etico/morale/sociale/economico, senza colori, solo buon senso e praticità.
Non sarebbe ora, invece di perseverare scempi,  di assumere il numero di guardie necessarie (creando posti di lavoro, se lavoro si può chiamare) per far partire le strutture chiuse e rendere più vivibili quelle già esistenti?
Ci guadagnerebbero tutti. Nessuno escluso.
Sembra così lapalissiano, invece sembra ci voglia mago Merlino.

Caino

Fonte: www.npsitalia.net

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