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HIV e tubercolosi

di Neptune
OMS eradicare la tubercolosi entro il 2030. Pubblicate le Linee Guida Etiche per l’implementazione di strategie Tbc end

HIV e tubercolosiNella mattinata del giovedì si è tenuta una sessione speciale della 15° Conferenza Europea sull’AIDS tutta dedicata alla coinfezione HIV/tubercolosi.

Farmaci generici per ridurre i costi del trattamento della MDR-TB

Da uno studio presentato alla Conferenza emerge che si potrebbe risparmiare fino al 95% sui costi dei farmaci di nuova generazione per il trattamento della tubercolosi multifarmaco-resistente (MDR-TB) se venisse autorizzata la produzione degli equivalenti generici dei prodotti coperti da brevetto, come è stato fatto per gli antiretrovirali.

Nel caso della bedaquilina, uno dei farmaci di più recente introduzione nella terapia della MDR-TB, il prezzo potrebbe calare dagli attuali 136 dollari fino a solo 8-16 dollari circa al mese, vale a dire approssimativamente del 90-95%.

Con i generici, si potrebbero dunque ridurre sensibilmente i costi di svariati regimi sperimentali per la MDR-TB attualmente oggetto di trial clinici.

Secondo gli autori dello studio, tuttavia, questi risultati saranno possibili solo se si riusciranno a superare gli ostacoli alla produzione dei generici posti dai brevetti, soprattutto nei paesi a medio reddito, e se aumenterà la domanda di nuovi farmaci per il trattamento della MDR-TB, incoraggiando i produttori di generici a sviluppare versioni equivalenti di tali sostanze. Per aumentare la domanda sarà necessario intensificare il controllo e la rilevazione dei casi di MDR-TB, ma senza necessariamente avere bisogno di fondi aggiuntivi. Anzi, il dott. Andrew Hill ha affermato che già con i budget attualmente stanziati si potrebbe trattare il decuplo dei pazienti colpiti da MDR-TB, se si riuscisse ad abbassare i prezzi dei farmaci.

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Diagnosi di TBC e mancanza di accesso alla terapia antiretrovirale in Europa dell’Est
In Europa dell’Est, le persone HIV-positive che contraggono la tubercolosi hanno una probabilità quattro volte maggiore di morire nel giro di un anno rispetto a pazienti nella stessa situazione, che però vivono in Europa occidentale o meridionale oppure in Sudamerica: è quanto emerge da un ampio studio internazionale presentato alla Conferenza.

Lo studio ha riscontrato che, anche tenendo conto della prevalenza di resistenza ai farmaci antitubercolari di prima linea e dell’assunzione di terapie adeguate, le persone affette da TBC in Europa occidentale o meridionale o in Sudamerica avevano circa il 70% di probabilità in meno di morire nell’anno successivo alla diagnosi di TBC in confronto ai pazienti dell’Europa Orientale.

A determinare questa situazione può aver contribuito la mancanza di accesso alle terapie antiretrovirali, ha spiegato Daria Podlekareva dell’Università di Copenaghen. Il livello di copertura del trattamento antiretrovirale in Europa dell’Est e Asia centrale è infatti tra i più bassi al mondo: nel 2013, solo il 21% delle persone HIV-positive residenti in questa regione riceveva la terapia. Sul basso livello di diffusione del trattamento antiretrovirale influisce anche la separazione tra i servizi sanitari per la tubercolosi e quelli specifici per l’HIV, ha osservato ancora la dott.ssa Podlekareva, che ha così concluso: “Bisogna curare il paziente, non la malattia.”

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Accorciare i tempi della chemioprofilassi per la TBC è possibile, dice uno studio russo

Un regime che prevede l’assunzione giornaliera per tre mesi di pirazinamide e isoniazide ha dimostrato, in uno studio russo, di prevenire la progressione in tubercolosi attiva tanto efficacemente quanto un ciclo di sei mesi di isoniazide. I risultati sono stati presentati alla Conferenza Europea sull’AIDS dalla dott.ssa Zinaida Zagdyn.

L’isoniazide si era mostrato in grado di prevenire la progressione in tubercolosi attiva in pazienti HIV-positivi nell’Africa sub-sahariana risultati positivi al test tubercolinico. Tuttavia, un ciclo di trattamento di sei mesi può dare problemi di aderenza, ragion per cui sono allo studio regimi che consentano di accorciare i tempi del trattamento. Questo ciclo di tre mesi di isoniazide and pirazinamide era già raccomandato dalle linee guida russe per la prevenzione della TBC, ma mancavano dati clinici sulla sua sicurezza ed efficacia.

In questo studio randomizzato condotto dall’Istituto di Ricerca sulla Tubercolosi di San Pietroburgo non sono state rilevate, tra i due regimi, differenze degne di nota nell’incidenza della tubercolosi attiva o di eventi avversi di grave entità.

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FONTE: aidsmap.com

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