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Hiv, studio “Epiical” su cellule dei bambini per individuare terapie alternative

di Luca Negri
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Hiv, studio “Epiical” su cellule dei bambini per individuare terapie alternativeAl via il progetto di ricerca «Epiical», guidato dall’Italia, che coinvolge i 26 principali centri di ricerca in tutto il mondo. Obiettivo: aprire la strada all’immunoterapia specifica
di Laura Cuppini

Nel mondo due milioni di bambini hanno il virus Hiv e ogni anno 250mila bebè nascono già infettati. Per capire quando e come i farmaci possano essere interrotti ed evitare una terapia che dura tutta la vita nasce Epiical, un progetto di ricerca guidato dall’Italia.

Presentato a Roma, è basato su un network di centri coordinato dall’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù e vede le maggiori realtà mondiali unite in un consorzio che mette insieme 26 coorti di bambini trattati precocemente per cercare di rispondere alla domanda: quando può essere interrotta la terapia? Alla base del progetto, il network indipendente per la ricerca farmacologica nell’Hiv pediatrico Fondazione Penta, che coinvolge i 26 principali centri di ricerca in tutto il mondo.

Hiv, studio "Epiical" su cellule dei bambini per individuare terapie alternative

Potenziare il sistema immunitario

«Il 95% delle infezioni avvengono in Paesi dell’Africa subsahariana – spiega Martina Penazzato, responsabile HIV Pediatrico, Organizzazione Mondiale della Sanità -. Ma questo non significa che il problema non riguardi anche l’Europa e l’Italia. Metà dei bambini muore nei primi due anni di vita se l’infezione non viene curata per tempo». Con la terapia farmacologica i piccoli malati vivono più a lungo, ma questo comporta «alti costi ed effetti collaterali come l’invecchiamento precoce e tutti i problemi che ne derivano», sottolinea Paolo Rossi coordinatore del progetto Epiical e direttore del Dipartimento Pediatrico del Bambino Gesù.

«Il nostro obiettivo è, quindi trovare un nuovo modo di fare terapia che consiste nell’abbattere il virus con antiretrovirali e contemporaneamente potenziare il sistema immunitario, per mettere l’organismo in grado di reagire da solo al virus e interrompere i farmaci» aggiunge Rossi. Un approccio che potrebbe essere utilizzato anche per gli adulti o per altre malattie da virus persistenti, che agiscono in modo simile all’Hiv.

Le cellule dei bambini: un modello unico

L’idea è quella di curare al meglio i bambini che nascono sieropositivi per “negativizzare” immediatamente l’infezione e sviluppare più rapidamente farmaci che nel futuro potrebbero eliminare per lunghi periodi, e forse definitivamente, il virus dall’organismo dei malati (anche adulti), azzerando, o almeno riducendo significativamente, le nicchie di resistenza all’interno delle quali i farmaci attualmente disponibili non riescono ad agire

ù. Dalle cellule dei bambini, che rappresentano un modello unico di sviluppo del virus e della malattia, sarà possibile accelerare la messa a punto di farmaci innovativi, capaci di agire su nuovi target e di aprire la strada all’immunoterapia specifica, in grado di rendere il corpo capace di aiutare a eliminare, attraverso i propri sistemi difensivi, il virus stesso. Obiettivo della ricerca: creare modelli predittivi per comprendere meglio l’andamento dell’infezione e verificare l’efficacia di nuove strategie immuno-terapeutiche capaci non solo di bloccare la replicazione virale, come avviene oggi, ma anche di determinare fasi di remissione della malattia e consentire temporanee sospensioni dei trattamenti antivirali.

L’efficacia della terapia precoce

«La più efficace evoluzione nella cura dell’Aids è stata l’introduzione della terapia combinata antiretrovirale nelle fasi più precoci dell’infezione – spiega Paolo Rossi -. Questo significativo cambiamento della strategia terapeutica ha trovato la sua prima e più piena applicazione nell’infezione pediatrica, quando il virus è trasmesso dalla madre infetta al neonato, solitamente al parto. In questo modello infatti, il momento dell’inoculo dell’agente infettivo è noto ed è quindi possibile instaurare immediatamente la terapia. Questo permette di abbattere e quasi annullare la presenza del virus Hiv nel sangue e nei tessuti con una modifica totale degli effetti negativi sul sistema immunitario e quindi sulla salute generale dei pazienti. I bambini che hanno ricevuto la terapia precoce presentano un quadro immunologico e virologico unico, tanto che alcuni, sospesa la terapia, sono stati per lungo tempo senza virus Hiv evidenziabile».

Sopravvivenza come i soggetti sani

Epiical: studiando in laboratorio quanto avviene nei bambini, quindi, si pongono le basi per trovare nuove cure destinate a tutti. L’infezione da Hiv è diventata una patologia cronica dato che i malati raggiungono una sopravvivenza ormai pari a quella dei soggetti sani, dunque si scoprono effetti legati alla persistenza del virus nell’organismo anche quando il virus non è individuabile nel sangue. Per esempio oggi si sa che l’infezione causa infiammazione cronica e attivazione del sistema immunitario, condizioni che possono comportare un accelerato processo di invecchiamento e facilitare il rischio di altre infezioni e malattie che possono essere affrontate con maggior difficoltà.

«Per tutti questi motivi oggi c’è ancora bisogno di individuare nuovi farmaci, che possano giungere prima possibile al malato – afferma Carlo Giaquinto del Dipartimento di Salute della Donna e del Bambino, Università di Padova e Presidente Fondazione Penta -. Il progetto Epiical si giova della piattaforma di ricerca e raccolta dati di Fondazione Penta (Paediatric European Network for Treatment of Aids), nata nel 1991 e poi diventata network europeo per gli studi clinici indipendenti sui bambini affetti da Hiv-Aids. A questo progetto aderiranno centri di tutto il mondo, nell’ambito di una rete che comprende oltre 90 strutture in 18 Paesi di Europa, Africa, Asia e America Latina».

Vai sul sito ospedalebambinogesu.it/progetto

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