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I racconti di Viruz: ti presento Freddie II

di Luca Negri

I racconti di Viruz: ti presento Freddie III racconti di Viruz:
Ti presento Freddie II episodio
Racconto e immagini a 4 mani
di Pino Zumbo e Silvia Bandini

Non ci avevo fatto caso, ma in effetti…
“Non sono proprio in cattive acque
Ma a un’ondata dal naufragio
Non sono proprio al mio meglio
Sono febbricitante
Sono veramente in alto mare
Sto diventando un po’ matto
Alla fine è successo”
Non ti montare la testa Viruz, lo ha fatto solo per i suoi fans.
Già, la musica e l’amore della gente erano le cose più importanti per me, e quelle me le sono portate dietro.
Ci hai lasciato con un “I still love you” nell’ultimo video, quello dove indossi un gilet pieno dei tuoi amatissimi gatti. L’ultimo segno d’affetto per  noi sparsi nel mondo e nell’universo. Anche quelli che non sapevano nulla riguardo le tue condizioni di salute.

E’ inutile che provi a darmi sensi di colpa…sono un virus, sono insensibile alla vostra commozione.
Non avevo dubbi in proposito, ma lascialo finire…
Rientrai in Inghilterra due settimane prima della fine, per stare vicino ai miei cari.
Il 22 novembre del 1991 feci redigere un annuncio da fare pubblicamente.
Il 23 fu diffuso il comunicato stampa:
“Desidero confermare che sono risultato positivo al virus dell’HIV, ho l’AIDS. Ho ritenuto opportuno tenere riservata questa informazione fino a questo momento allo scopo di proteggere la privacy di quanti mi stanno intorno. Tuttavia, è arrivato il momento che i miei amici e i miei fans in tutto il mondo conoscano la verità. Spero che tutti si uniranno a me, ai miei dottori e a quelli del mondo intero nella lotta contro questa tremenda malattia”.

Chi avevi attorno negli ultimi momenti?
Solo gli amici più cari.
Fino all’ultimo non hai mai smesso di donare sorrisi.
E tu come lo sai? Non te ne ho mai parlato.
Sono arrivato 14 anni dopo di te, di cose ne ho viste parecchie.
Per esempio con chi hai passato gli ultimi istanti.
Sentiamo. Voglio metterti alla prova.
Un’intervista fatta alla tua costumista, dichiara d’essersi trovata in stanza con te a giocare a un gioco da tavolo con una bottiglia di champagne, che gli chiedesti di bersi completamente alla tua salute, dal momento che tu non potevi più bere.
E’ vero.
Lo so. Lo hanno confermato i tuoi amici, che salendo nella tua stanza per aiutarti a cambiarti, videro che non respiravi più. In pratica, le tue ultime parole le hai dedicate a lei.
“Grazie di aver passato il tuo tempo con un uomo anziano”.
Tutto questo appena 24 ore dopo aver emesso il comunicato. Avevi 45 anni e avresti potuto deliziare le orecchie dell’umanità ancora per molto, se non fosse stato per questo infame pezzo di merda.

Stai parlando di me?
No. Di quella puttana di tua sorella.
C’est la vie. Non litigate per me. Io sono qui con te e troppi altri, ma sotto rimangono milioni di malati, presenti e futuri. Adesso vado, ho una riunione musicale.
Vai via? con chi la fai?
Si scappo, ero qui sul molo a gustarmi un po’ di erba pipa, che ho condivisa molto volentieri con te, ma devo andare, vedi che mi aspettano, organizziamo un’orchestra ancestrale.

Che sarebbe?
Tutte le etnie e gli strumenti che ci hanno accompagnato dagli albori. Ma specie negli ultimi due secoli si è riempito di gente interessante. Abbiamo una cifra incalcolabile di geni.
Toscanini , Paganini, Mozart, Pavarotti, Caruso, Wagner, Bach, Chopin, Hendrix, due Beatles, Joplin, Morrison, Keit Moon… una marea di gente…

Per chi suonate?
Per noi. Ciao Barabba, ci vediamo più tardi.

Mentre Freddie si allontana i cipressi imponenti come torri, beccheggiano al vento maestrale.
Le altre anime rimaste indietro e immobili come statue fino a quel momento paiono scuotersi, alcune si allontanano lentamente seguendo  Freddie, altre più scure in volto si attardano, ma non sembrano intenzionate ad avvicinarsi.

Viruz chiede a Barabba:
Come sono seri… Chi sono?
Te l’ho detto prima, loro si ricordano bene di te , ma non credo vogliano parlarti. Sono artisti che hai strappato al mondo, talenti che hai consumato in silenzio e solitudine. Alcuni sono diventati simboli.

Qualche nome?
Quello alto è un attore americano la prima celebrità a morire di una malattia correlata a te, un cancro alle ghiandole linfatiche nel 1985, Roy Harold Scherer, ma era conosciuto come Rock Hudson.

“Il gigante” già….ricordo ero molto giovane, mi servì per diventare famoso…ero finalmente arrivato ad Hollywood!
Mi sembra un attore anche l’altro, quello che si sta allontanando insieme ad una signora…
Sì è Anthony Perkins, il Norman Bates di Psycho insieme a sua moglie.

Ma lei non è qui per merito mio….
No, lei è qui per colpa di Al-Quaida. Era a bordo del American Airlines 11, il primo aereo dirottato e fatto schiantare contro la Torre Nord del World Trade Center di New York l’11 settembre 2001

Visto che sai tutto chi è quello più anziano con gli occhiali? Dovrei ricordarlo, sembra un personaggio importante
E’ un famoso filosofo francese, Paul Michel Foucault .

Filosofi anche i due che sono con lui?
No, il primo è stato uno dei suoi amici più stretti, scrittore e giornalista di ‘Le Monde’, Hervé Guibert. Sei stato l’argomento principale dei suoi ultimi romanzi autobiografici e si fece fotografare senza veli qualche settimana prima di morire per una specie di reportage dal titolo Il pudore e l’impudore . L’altro invece è Cyril Collard  scrittore, regista, attore e compositore, anche lui tra i primi che parlarono apertamente della condizione di sieropositivo.

Attivisti ….
In un certo senso. Collard ruppe quel silenzio che ti fa tanto comodo. Non trovò un attore che interpretasse la sua parte nel film autobiografico “Le notti selvagge” perché parlava di bisessualità , rapporti non protetti, egoismo e brama di vivere al di là delle regole e morte per AIDS così, seppur ammalato , recitò anche la parte del protagonista.

Non mi piacciono gli attivisti, sono pericolosi, parlano troppo.
Allora cosa sei venuto a cercare ancora da me?

Curiosità, notizie, ma ormai si sono allontanati tutti, anche gli ultimi due che sembrano volare lungo la riva invece di camminare
Affascinante la loro grazia vero? Sono due famosi ballerini, Rudolf Nureyev e Jorge Donn.

Ah si….il secondo però non l’ho mai sentito nominare…
Sei proprio irrecuperabile, non lo hai mai visto ballare il Bolero di Ravel con coreografia di Maurice Béjart ?

No, non guardo i balletti, preferirei farti altre domande su Freddie. Almeno lui ha parlato con me.
Dunque sei anche permaloso, non ti basta aver distrutto tanti artisti?
Invece mi ascolterai. Intanto il balletto splendidamente interpretato da Jorge Donn  sulle note del Bolero è anche in un film intitolato Les uns et les autres di Claude Lelouch . Un film che parla di razzismo, di guerra, di antisemitismo e di come l’arte superi tutti questi miseri confini dell’animo umano. Siccome poi ti interessa Freddie devi sapere che il coreografo Maurice Béjart mise in scena nel 2004   Le Presbytère,  uno spettacolo in cui celebrò il dolore intimo e privato per la perdita di Jorge Donn  usando proprio come scenografia immagini del leader dei Queen.
Morti entrambi per causa tua, alla stessa età e ad un solo anno di distanza.

Una semplice coincidenza
Una coincidenza che ha creato una meraviglia con musiche di Mozart e Queen .
Ancora un trionfo di mescolanze. Come ha dichiarato lo stesso Béjart, ad affascinarlo della personalità di Mercury furono soprattutto la stessa grinta, la stessa voglia di vivere e di mettersi in mostra che anche Donn possedeva, tanto da fargli avvertire, sospesa tra i due, un’«affinità baudelairiana». Mercury l’eccentrico vestito da regina con la bandiera sulle spalle, o il chiodo in pelle, e l’inquieto Donn con assoli maschili a torso nudo trasudanti sensualità, bellezza da divinità greca  e trasgressione. Poi sudari, barelle d’ospedale, angeli della morte, convegni fugaci di Romeo e Giulietta nell’era dell’Aids e i tanti altri simboli sinistri del balletto, che nulla possono contro l’immagine di Jorge Donn, che invade la scena nel finale palpitando da uno schermo immenso.

Alla fine un altro mio trionfo
Povero illuso, non era uno spettacolo su di te.
Béjart poco dopo la morte di Donn trovò lo chalet vicino a Montreux, in cui Mercury si era trasferito e aveva notato il fascino del paesaggio, un panorama sul Lago di Ginevra che sembrava senza fine. Quando uscì il CD postumo dei Queen,  Made in Heaven , l’immagine sulla copertina era lo stesso paesaggio  che si vedeva dallo chalet. La nuova coincidenza fu la molla che lo spinse ad ideare il balletto che non è né tetro né disfattista. Non è un balletto sulla morte, né sull’aids, ma su persone morte giovani. Per questo ci sono pezzi di Mozart per pianoforte perché anche lui è morto in giovane età, a 35 anni.

Come puoi dire che non era uno spettacolo per celebrare il mio trionfo?
Maurice Béjart stesso me lo ha detto quando è arrivato qui due anni fa, il tutto confermato da Gianni Versace che disegnò i costumi completamente bianchi, stravaganti ma con rigore.

Bè protagonista lo sono stato comunque e in pompa magna. Balletto, divinità greche….e barelle ospedaliere. A proposito di divinità perché Freddie scelse quel nome d’arte legato a Mercurio?
Mercurio era il messaggero dell’Olimpo, il Dio con le ali ai piedi, protettore dei viaggi e dei viaggiatori ed anche il pianeta legato al suo segno zodiacale, la vergine, che riportò, insieme ai segni degli altri membri del gruppo, nel logo dei Queen.

Ma lui di che religione era ?
Zoroastriano come il padre, infatti la sua cerimonia funebre fu officiata da sacerdoti zoroastriani e secondo i loro usi ebbe luogo tre giorni dopo il decesso e terminò con la cremazione.

Le ceneri?
Quando ero vivo lessi che sono conservate dalla famiglia, altri ritengono che siano state sparse sul lago di Montreux… ma la materia non è importante, qui c’è la sua anima, la sua essenza.
Non puoi appropriarti di tutto.

Mi pare comunque che da Zanzibar siano arrivati attacchi contro di lui.
Sì  dal rappresentante islamico riguardo al suo stile di vita che è ritenuto un’offesa per la popolazione musulmana di Zanzibar, ma sono prive di fondamento visto che non era neppure musulmano, come prive di senso e fondamento sono molte tue domande sulle date di contagio o di morte.

Siete così tanti che dovrei essere un mago per ricordare, siete voi che avete tanta paura di morire e ricordate date, coincidenze, memorie.
Probabilmente non sei qui per rispettare i morti, ma per continuare ad oltraggiarli, anche nella loro intelligenza. A giocare al gatto e il topo come facevi quando eravamo vivi.

Non dire stupidaggini. Che senso avrebbe?
Perché? Tu che senso hai?
Non sono obbligato a parlare con te, stavolta il doposcuola te l’ho fatto sulle persone, non sui virus, ma non m’illudo a credere che tu possa capire.
Paga Caronte e torna giù a proseguire la tua dannata missione.
Vado a vedermi il concerto. Non tornare più.

Fine episodio


Fonte:
www.npsitalia.net

 

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