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I racconti di Viruz: ti presento Freddie

di Luca Negri

I racconti di Viruz: ti presento FreddieI racconti di Viruz
Ti presento Freddie
Racconto e immagini a 4 mani di Pino Zumbo e Silvia Bandini.

La bruma sospesa sull’acqua, diffonde riflessi rossicci.
Come una madre gelosa, il riverbero avvolge l’isola dei morti.

Il traghettatore rema sull’Acheronte, a testa bassa in silenzio, i remi violano l’acqua spumosa.
Caronte si dirige dove riposano le anime, Viruz in piedi sulla barca, si alza il bavero del pastrano, sa chi e dove cercare, pensa di mescolarsi alla moltitudine. Finalmente scorge il molo.
All’attracco è tutto più semplice. Due anime gli vanno incontro, altre restano più indietro osservandolo con sguardo serio.

Sapevo che saresti tornato, ma non ti spettavo così presto. Il molo è il mio posto preferito.
Lui chi è?
Residente del luogo, come me.

So di essere l’unico ospite qui. Intendevo il suo nome.
Fai lo strano? Guardali. Tutti loro si ricordano molto bene di te, visto che li hai spediti qui.

Non sono venuto per conoscere altri.
Me ne fotto del perché sei qui. Sei tornato per il resto del doposcuola sui tuoi predecessori?

Dovresti viverlo come un privilegio, visto che ho scelto te come interlocutore.
I morti non hanno privilegi, sono tutti uguali. È la livella che ci rende tali, qui non vigono ceti possedimenti meriti o talenti, tanto meno il tempo, che ci riunisce dai primordi dell’umanità.

Io sono qui per imparare.
Imparare cosa? Rilassati, sei già il virus da battere.
Se sei qui per apprendere… ti insegno qualcosa che non sai, che non vedi.

Sarebbe a dire?
Noi. Quelli che non ci sono più. Che pare abbiano lasciato poco, di quello insegnato ai posteri.

Tu parli o sei muto?
Mi hai tolto la vita servendoti della broncopolmonite. Il 24 novembre 1991.

Come ti chiami?
Frederick Farrokh Bulsara.

Mai sentito nominare. Farrokh… sei arabo?
No africano. Sono nato a Stone Town, la parte vecchia della capitale dell’isola di Zanzibar.
Mio padre era un funzionario britannico di origine iraniana. apparteneva a una famiglia della setta dei «parsis», i persiani adoratori di Zaratustra, praticante dell’antica religione zoroastriana. Mia madre aveva antenati russi, indonesiani e finlandesi.

Un bel miscuglio di razze.
E’ quella la ricchezza dell’individuo, possedere i caratteri di più razze.
Essere il sunto, il risultato di più culture.
Quella che io, molto darwiniamente chiamo: evoluzione della specie.
Quassù, qualcuno gli aveva donato un’estensione vocale da 3 ottave senza l’uso del falsetto.
Il grande carisma che lo consacrò, fu il frutto evolutivo dei vari segmenti di dna, appartenenti alle sue variegate origini.
Grazie Barabba, ma così mi lusinghi.
Diamo a Cesare quel ch’è di Cesare e a Dio quel che è di Dio.
A questo stronzo che ci ha ucciso, vorrei fare un po’ di doposcuola politico.
Se il mondo la pensasse come chi sta al governo nel mio paese, tu avresti inciso conchiglie o intrecciato canestri sul bagnasciuga della tua isola nativa. Di neri. Per sempre…anche se non sei abbastanza abbronzato.

Cosa mi vuoi dire?
Che il posto delle sue origini è come lui: una mescolanza di stili.
L’architettura di Stone Town contiene Moresco, Persiano, Indiano, Europeo coloniale.
E’ stata a lungo il più importante centro commerciale nell’Africa orientale. svolgeva anche un ruolo fondamentale nel commercio di schiavi tratti dal continente e inviati in Medio Oriente.
Ancora oggi, si possono visitare nella zona, alcune delle prigioni in cui gli schiavi venivano reclusi.
Raccontagli qualcosa della tua storia.
Partii dall’isola senza i genitori. Mi mandarono a studiare a Mumbai, che raggiunsi dopo un viaggio in mare di 8 settimane. Dicevano ch’ero dotato di un notevole talento artistico, me la cavavo bene col disegno. Ma il preside mi notò per la mia spiccata passione musicale, ne parlò con i genitori, e cominciai a prendere parte alle lezioni di pianoforte, entrando così nel coro della scuola.

Continuo ad ignorare chi sei.
Imparai a suonare il piano e nel 58 feci nascere gli Hetics.

Mai sentiti nominare.
Nel 62 tornai finalmente a Zanzibar e riabbracciai i miei genitori.
Due anni più tardi dovetti abbandonare l’isola con la famiglia e ci trasferimmo in Inghilterra
.

Come mai?
Instabilità politica.
Facevo lavoretti all’aeroporto di Heathrow durante le vacanze, e mi pagavo la scuola d’illustrazione e grafica e design a Ealing.

Scuola d’arte. E la musica?
All’epoca, il mio gruppo preferito erano i Jackson Five. Quello dei fratelli, quando Michael Jackson era piccolo, talentuoso, brutto, e nero. Ma la passione era per Jimi Hendrix e John Lennon. Mentre terminai gli studi accademici nel 69, feci un’esperienza unendomi agli Ibex di Liverpool, poco prima che si sciogliessero. Risposi poi a un annuncio dei Sour Milk Sea che stavano cercando un cantante e restarono impressionati dalla mia voce. M’ingaggiarono, facendomi cantare in alcuni concerti ad Oxford.

Continui a fare nomi che non mi dicono nulla.
Lascialo parlare, vedrai che ora capisci.
In seguito seguii la band di un amico, gli Smile, dandogli alcuni consigli su come eseguire una buona rappresentazione nei concerti. Poco dopo però, quest’amico lasciò gli Smile accettando l’offerta di un altro gruppo e io lo rimpiazzai, era il bassista e cantante. Gli altri erano
Roger Taylor alla batteria e Brian May alla chitarra.

Questi due gli ho già sentiti…hanno partecipato a spettacoli contro la mia diffusione.
Gli dissi semplicemente : “Hei ragazzi, ma perché sprecate il vostro tempo così? Dovreste fare più materiale nuovo. Dovreste dimostrare di più quello che sapete fare con la musica. Se fossi il vostro cantante, saprei io cosa fare”. Per sbarcare il lunario, io e Roger gestivamo una bancarella di abiti usati a Kensington.
Durante quel periodo conobbi quella che divenne prima la mia fidanzata e poi la mia migliore amica. Mary Austin. Amicizia continuata fino al giorno in cui mi hai ucciso….
Nel 71, dopo quattro audizioni infruttuose, scegliemmo in veste di bassista John Deacon. Avevamo anche cambiato nome al gruppo e anch’io scelsi un nome d’arte.
Direi, una scelta vincente.
Si rivelò favorevole per il successo del gruppo.
Il successo del gruppo si deve a te, non fare il modesto, infatti finito te… finito il gruppo.
Sul palco eri un istrione: la tua voce e la tua gestualità teatrale c’incantavano, ci trascinavi col tuo carisma. Eri l’esibizione di un talento. Spregiudicata energia in persona.
In realtà lontano dalle luci dei riflettori, ero una persona timida e riservata.

Aspetta! Avevi un paio di baffoni neri ? Sei Freddie Mercury il leader dei Queen!
Complimenti. Era ora.

Ora mi ricordo. Eri una rockstar. Un omosessuale.
Nel 76 fui conscio di non essere totalmente eterosessuale, trasformai il rapporto d’amore e passione con Mary in un rapporto di amore fraterno. Nemmeno i miei genitori erano al corrente della mia bisessualità.

Come facevi a nasconderglielo?
Quando venivano in visita nella mia casa a Garden Lodge, chiamavo sempre Mary per creare un’atmosfera di normalità ai loro occhi.

Un grande legame.
Mi rimase vicino fino all’ultimo, occupandosi di me, costretto a letto dalla malattia…da te.

Come la conoscesti?
Andavo a trovarla frequentemente sul posto di lavoro.
Ma trovai il coraggio di chiederle di uscire dopo cinque o sei mesi.
Era un amica di Brian, me la presentò durante una discussione riguardo al nome del gruppo.
Non gode della stima di molti tuoi amici.
Roba da vivi. Ha ereditato la mia casa di Londra e metà del mio patrimonio, la comunità gay ed alcuni miei amici, hanno sempre nutrito dissapori con lei. Ma è sempre stata una presenza costante nella mia vita, e alle mie adorate feste organizzate.

Che tipo di feste?
Quelle che piacciono a te. Le sue feste erano sempre dei grandi eventi in maschera, dove si mischiavano molte diversità sessuali in modo molto aperto. Mi ricordo un video, ambientato a Monaco durante il tuo trentanovesimo compleanno. Quello all’Henderson’s Club.

E dopo cotanto esibizionismo negavi di essere gay?
Nel 1980 cambiai completamente look, fino ad allora portavo i capelli lunghi, li tagliai e mi feci crescere i baffi. Vistosamente differente.
Quella vita pazza e sregolata di Monaco, mise a dura prova me e alcuni amici.
Provai tante cose in quel periodo… anche l’avventura solistica con un album tutto mio Mr Bad Guy, lì c’è anche il video di cui parla Barabba….che anni!
“Sono Mr Bad Guy spalanca le tue ali e vola via con me!”
Liberai la mia bisessualità, spesso schernendo i giornalisti che mi chiedevano se fossi gay
.

In che senso?
Ammiccando e dicendo frasi tipo: “Sono gay come una giunchiglia”. Non ammisi mai apertamente di essere in parte omosessuale, ma non feci neppure nulla per smentirlo.
Quando facemmo il video di I want to break free, dove tutti eravamo travestiti da donne, m’incazzai con quelli che gli diedero una collocazione omosessuale solo perché era di moda. Qualcuno arrivò a dire che avevo costretto gli altri a vestirsi da donna….invece si divertirono come pazzi a registrare quel video!.

Quando ti sei accorto della mia presenza?
Che importanza ha ormai? Vuoi una data precisa? Un certificato?
Tranquillo Barabba. Non c’è problema, nel 1987. Ma avevo qualche presentimento, dovuto all’esistenza senza freni che mi connotava infatti l’anno precedente, in un’intervista affermai che:
“Se dovessi morire domani, non mi preoccuperei. Dalla vita ho avuto tutto. Rifarei tutto quello che ho fatto? Certo, perché no? Magari un po’ diversamente! Io cerco solo di essere genuino e sincero e spero che questo traspaia dalle mie canzoni”.
Dopotutto era vero, non ho rimpianti.

Quando ti sei chiamato fuori?
Sempre nell’87. Non partecipai più a concerti, a 40 anni si rasenta il ridicolo a saltellare sul palco con una calzamaglia indosso. Poi nell’85 al Live Aid  e nell’86 a Wembley avevamo raggiunto l’apice. Il pubblico era nelle mie mani, sentivo i loro cuori battere a tempo col mio.
Una cosa fantastica.

Ma la stampa attendeva al varco…una rockstar così ‘vistosamente differente’ che si ritira, alimenta il gossip soprattutto con me in giro nell’ambiente gay…
Già, alcune testate scandalistiche cominciarono a sospettare che fossi effettivamente malato. Del resto dimagrivo, il viso si scavava, mi feci anche crescere la barba per nasconderlo, ma continuai comunque a lavorare in studio. La mia musica supera il palcoscenico.
Basta pensare alla colonna sonora di Highlander o Flash Gordon o ai brani che sono diventati ormai classici….
Se la memoria non m’inganna, hai anche fatto un capolavoro nel 1988.
Barcelona, con la speranza di arrivare al 1992 per la cerimonia inaugurale delle Olimpiadi….che comunque ho visto da qui.
Meraviglioso connubio con l’opera, accanto a  Montserrat Caballè . Sei stato l’inventore dei futuri Pavarotti Friends.
Mi tenesti come un segreto solo per te…perché non lo hai confessato agli altri Queen?
Per evitare che si potessero preoccupare per me o mi impedissero di cantare.
Cantare era la mia ragione di vita, non potevo smettere così mi trasferii a Montreux in Svizzera, lontano dal fragore mondano di Londra e continuai a scrivere.
Lì nacque Innuendo, l’ultimo album dove in ogni canzone c’è rabbia, dolore ma anche speranza:

“Presto girerò l’angolo
Fuori inizia ad albeggiare
Ma dentro, nell’oscurità, soffro ad essere libero
Lo spettacolo deve continuare
Dentro  mi si sta  spezzando il cuore
Il trucco si sta sciogliendo
Ma io continuo a sorridere”

Ci sei anche tu, dietro a vari riferimenti, nei testi delle ultime canzoni.

Fine prima parte

Fonte: www.npsitalia.net

 

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