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I racconti di Viruz: una giornata particolare II

di Luca Negri

I racconti di Viruz: una giornata particolare III racconti di Viruz
Ottavia risponde più approfonditamente:

I dettagli del senso della vita, come la relatività del tempo, la qualità anziché la quantità, assaporare gli attimi fuggenti, invisibili ai più, distratti da valori inconsistenti.

Il tempo servirà a combattere per la tua vita, non per aspirare carriere o frodare il prossimo, lo vivrai dilatato, sprecandone poco. Lo dedicherai ad osservare, a viverlo. Ti sorprenderai ad fissare la straordinarietà dell’ovvio, dello scontato. Se vorrai, riuscirai a gustarti tutto traendone energia, anche dal semplice sorriso di un bimbo, da un aroma, un colore, una brezza marina, uno strabiliante tramonto. La gioia di esserci, di poterne godere… Ora. Ancora. Nonostante tutto.
La sigaretta si è consumata tutta.
Questo stigma scomunicante, ci rende carbonari per necessità. Io e te siamo pur sempre acculturati, privilegiati, proteggiamo la privacy in cliniche private, coperti dagli agi del ceto…
Ma la maggioranza, oltre a ostacolare la morte, deve combattere contro boicottaggi, sabotaggi, osteggiati da pregiudizi, discriminazioni, ignoranza, miserie, iniquità.
La paura di licenziamenti grotteschi, di perdere il lavoro, gli affetti, la famiglia, inficiano persone già in ginocchio, che provano ad inventarsi una vita, comunque. Abbiamo l’unica colpa di essere malati. Ogni giorno dobbiamo assumere più volte la terapia salvavita. Anche nei momenti sereni, il virus ti ricorda che sei un malato… è dura. Questa è una realtà senza tanti fronzoli e menate purtroppo, ma si può fare!
Dissimulare la realtà, non è una vera vita.
Per questo, dover fingere sul lavoro e in ogni altro contesto, assentarti per i prelievi mensili o subire qualche ricovero, sono segreti ingiusti. Spesso biodegradabili se l’ambiente è ostile.
Le discriminazioni diventano una costante, anche per cose assurde.
Ad esempio in sala operatoria: noi veniamo operati sempre per ultimi, nonostante gravemente immunodeficienti, più vulnerabili a germi e infezioni di chiunque altro. Trovare un dentista che ti accetti è una fortuna, se trapelasse si svuoterebbe lo studio.
Ottavia continua a ruota libera. Viruz ascolta ghignante.
Spesso la paranoia, agisce anche in famiglia.
Monitorizzano tutto quello che usi, che tocchi, è raro che t’invitino a casa propria o vengano da te. E’ una pena. Percepisci nitidamente il disagio, i sorrisi posticci, quel senso di negazione, repulsione, perfino in una semplice stretta di mano.
Forse perché è un virus mortale e infettivo.
Basterebbe informarsi su come NON si prende. Eppure nonostante decenni di prevenzione e informazione, siamo messi ancora così…
L’intolleranza uccide. L’oppressione invita all’isolamento.
Alcuni sopravvivono in equilibrio tra depressione, paura e solitudine.
Trasformandosi troppo spesso in solitari ed imbruttiti sociopatici.
Passando quel che resta del giorno ipnotizzati davanti alla tv. Come se avessero sentimenti infettivi. Pensando continuamente che forse il tempo rimasto è scaduto, ed è ormai tutto inutile.
La micia percependo la tensione della sua padrona, sgattaiola via in un battibaleno.
Un passo del film Philadelphia dice testuale: “Sentenze hanno sancito che l’Aids è considerato un handicap ai sensi di legge, non solo per le limitazioni fisiche che impone, ma anche perché il pregiudizio che circonda l’Aids esige la morte sociale che precede, e a volte accelera, quella fisica. Questa è l’essenza della discriminazione: Formulare opinioni sugli altri, non basate sui loro meriti o qualità individuali, ma piuttosto l’appartenenza ad un gruppo con presunte caratteristiche.”
Nell’Aids la discriminazione è elevata a sistema.
Un bel quadretto avvilente…
Non è cambiato assolutamente nulla.
Forse è ora di fare un altro film da Oscar…
Non devi avvilirti. Il quadro umano nonostante i buoni propositi e anni di prevenzione, rimane questo. Sono partita da lontano, ma le speranze ora sono comunque migliorate.
Che intendi dire?
Parli di medicine?
I farmaci salvavita di vecchia generazione, la mia, hanno devastato moltitudini di pazienti, ringraziavamo Dio che ci fossero, i nostri amici morti non ne hanno potuto usufruire, ma hanno sconvolto metabolismi, generato neuropatie, incasinato quasi tutto il nostro sistema, cervello compreso.
Puoi entrare un po’ meglio nel merito?
Certo. Un portatore di epatite C per esempio, muore nella stragrande maggioranza di cirrosi e carcinoma. Questo perché il fegato già provato non regge a lungo le medicine troppo invasive.
Farmaci che fanno aumentare i trigliceridi hanno portato a problemi cardiovascolari gravi, sono stati impiantati by-pass a pazienti che li hanno assunti senza saperne nulla… per lustri.
La lipodistrofia è appannaggio di tutti. E non dimenticare, anche i regimi di terapia.
Quel che sentono i ragazzi uscire dalla cornucopia della realtà, è uno sprono, un monito fraterno, non un capestro, né tanto meno una castrazione.
Quando ho iniziato ingerivo 28 pastiglie. Quattro somministrazioni al giorno, una ogni 6 ore (notti comprese) 7 grandi capsule ogni singola volta, che mi distruggevano anima e metabolismo, che il mio fisico non reggeva. Adesso la scienza è scesa in campo con nuovi farmaci più adeguati per noi, non sono ancora perfetti, ma bisogna avere fiducia. I medici sono più preparati nel rapporto col paziente e hanno acquisito più esperienza, abbiamo a disposizione centri d’eccellenza e servizi che prima non c’erano. Il punto dolente è che: ancora oggi dopo tanti anni non è cambiato niente a livello umano. Dobbiamo celare il nostro stato ancora oggi, perché ritenuto uno stigma scomunicante, una vergogna. Anche la chiesa ha delle responsabilità, parlando di malattia ‘colposa’ e osteggiando il preservativo, perseverando danni.
E’ una castroneria!
Credo che derivi dal puro atto sessuale di trasmissione…
Lo spiegassero alle donne violentate o schiavizzate, ai bambini nati Hiv.
Oppure a quelle timorate madri ignare che li hanno partoriti, risultate infette al momento del parto. Cornificate ed infettate dall’irreprensibile marito.
Come successe a te?
Niente di personale. Io sono solo un caso. Sono molti i senza colpa nel mondo.
Schiacciati da ignoranza, credenze, menefreghismo, intolleranze, miserie.
In Italia fortunatamente non siamo messi male.
Ma non siamo neanche messi benissimo. La deriva culturale, gli usi e costumi  contemporanei non aiutano. Il sommerso miete infezioni ogni giorno, le campagne di prevenzione sono sporadiche e poco incisive, non ci sono ancora le basi per una presa di coscienza di tutti.
La società dovrebbe esprimere un senso della morale comune, i politici chiamati a buon governare e far prosperare la comunità, ma soprattutto a salvaguardare i valori che essa esprime, e possibilmente… ad elevarli.
Ottavia si riaccende un’altra sigaretta meccanicamente.
L’uguaglianza non corrisponde alla realtà di tutti i giorni, è solo un’affascinante valore che rimane solo nella teoria. Sembra che viviamo in una sorta di servitudine, di sottomissione volontaria, di chi non ha potuto conoscere altro. L’abitudine che fa accettare l’inammissibile. Le donne vivono una condizione sgradevole, degradante, avvilente.
E’ colpa della politica?
E’ colpa di tutti. Ognuno ha le sue responsabilità, compreso noi, che non abbiamo mai avuto il coraggio e l’ardire di fare grandi manifestazioni, di uscire dalle catacombe, di fare pressione.
Siamo malati come gli altri, con stessi diritti e qualche dovere in più, visto che siamo infettivi.
Il governo ha abbassato la guardia senza aver debellato il virus.
Un’infezione che muta e viaggia di pari passo le contromisure.
Che paga il paziente, in corsa, come sempre.
Altri virus ciclicamente compaiono e vengono dipinti come catastrofi, attraendo risorse e attenzione. Ma l’Aids è sempre qui tra noi, ha già ucciso più di 28 milioni di persone e non ha intenzione di smettere, anzi, questi stalli nella prevenzione e l’informazione aiutano il proliferare del sommerso.
La sigaretta si consuma inesorabilmente nell’ignoramento, come quella accesa prima.
Bisogna informarsi, tenersi aggiornati. In Italia ci sono 22.000 malati conclamati, tra cui io, e 122.000 sieropositivi come te. Uno su tre se ne frega. Il sommerso viaggia a 4000 infezioni all’anno, per ognuno la terapia costa almeno 1000 euro al mese, ma i nuovi regimi terapeutici, quelli di cui vi parlavo prima, arrivano anche a oltre 4000 euro.
Per quanto potremo permetterci queste spese?
Siamo passati da una mobilitazione efficace degli anni dell’emergenza , al nulla di oggi.
I ritmi d’infezione sono questi, con un virus che evolve come le cure.
Aver abbassato la guardia è irresponsabile, la percezione è completamente fuorviante e pericolosa.
E pensare che c’è pure un ministro che dice che l’Aids è un problema africano.
Perché l’onorevole non chiede a qualche medico dei suoi tesserati? Non credo siano tutti dentisti.
La mia generazione è la prima a stare peggio dei genitori dal dopoguerra…
La scuola non è più quella di prima…
La scuola ha molte pecche, ed è gravata da responsabilità che non dovrebbe avere.
La famiglia è determinante, altrimenti l’educazione diventa una chimera.
Spesso i figli sono abbandonati a loro stessi, con bancomat e cellulare in tasca, con il quale tormentare e tormentarsi, e un sacco di tempo a disposizione per annoiarsi.
A scuola non imparano più nulla, vige la cultura dell’imbrogliare, dell’apparire, si credono tutti speciali, più belli e più furbi. Trovano perfino soddisfazione degna di filmati vessare deboli e diversi, una vera schiuma d’indefessi stronzi.
Il sole ha fatto il suo giusto, si congeda lasciando spazio alla sera.
L’incomunicabilità famigliare non è appannaggio di questa generazione.
Così come il bullismo, ma l’imbarbarimento sembra inarrestabile.
La realtà per quasi tutti, è ormai scandita solo dalla tv. Un ginepraio.
E’ vero! Compreso i telegiornali, ridotti a meri apparati di partito, relegando i giornalisti a stipendiati garzoni di bottega. Una volta, so che non funzionava così.
Quanti adolescenti hanno gli strumenti critici per decostruire le immagini, i discorsi e i programmi propinati dalla tv e la pubblicità? Tutto quello che passa è valutato con indulgenza, al limite del compiacimento. Che modelli hanno a disposizione? Non hanno mai conosciuto altro.
Girare, conoscere culture genti e posti, non è come navigare su internet. Sono giovani globalizzati. Nascosti dietro un nick nella piena solitudine di un computer, dove ognuno può essere chi e come vorrebbe fosse, oppure alcolizzati nella solitudine di una piazza gremita di gente.
Non ti sembra di esagerare, di generalizzare?
Statistiche stampa e tv lo confermano purtroppo.
Non avete amici che bevono? O che assumono droghe come fosse la cosa più naturale del mondo?
Non arrabbiarti…
Figuriamoci. E’ solo che non sopporto l’associazione automatica tra divertimento e coma etilico, qual è lo scopo? Se non quello di annullarsi con tutto ciò che ne comporta:
Disgrazie, morti, incidenti, violenze, stupri… tutti associabili ad un collettivo delirio alcolico.
I giovani sono intrappolati dal precariato e da un futuro enigmatico.
Assuefatti, sbandati, ignari di troppe cose e vulnerabili a tutto, senza basi, cultura, bagaglio.
Terreno fertile per spacciatori e tutti i virus sessualmente trasmissibili.
Ottavia s’incazza.
Un grosso pericolo viene anche dalle nuove leggi razziali sfornate sull’immigrazione clandestina, che impedisce ai malati di curarsi, di accedere alle strutture sanitarie. I virus ammazzano e si propagano, sarebbe meglio curare e arginare. Non solo per quello spirito cristiano che millantiamo e spesso imbracciamo a sproposito, ma per pragmatico buon senso.
Ha un pensiero per tutti.
Il grado di civiltà di una nazione si misura anche attraverso lo stato delle proprie carceri.
Le nostre sono ormai solo discariche, dove ammassare detenuti/spazzatura, che prima o poi usciranno, tornando in circolo più virulenti di prima. Il carcere è un’incubatrice d’infezioni, di miscuglio, degrado, incongruenze, iniquità gratuite, di morte. Moltissimi entrano sani ed escono malati, altri si aggravano per la promiscuità, l’incuria, la mancanza l’igiene, di umanità, aggiungendo patologie ad altre patologie, e via discorrendo.
I detenuti dovrebbero scontare una pena, non aggravare le proprie condizioni fisiche e mentali, hai mai immaginato di trovarti al loro posto? Malato, schifato e impotente, nel tetro angolo di una cella? Osteggiato anche dai tuoi compagni? Non deve essere una gran cosa.
Massimo ed Elena si tengono mano nella mano… c’è bisogno di calore umano.
Andate a leggere quanti suicidi ci sono ogni anno, non solo tra detenuti.
Siamo in aprile e i suicidi sono già 18…
“E lo stato che fa? S’indigna s’impegna, poi getta la spugna con gran dignità.”
Come cantava un immenso poeta genovese.
E’ una deriva che fa paura.
La paura è importante, è quella che ti fa tornare a casa.
Miriamo alla conservazione, cerchiamo di sopravvivere, sperando nel domani. Ce la caveremo.
Che vuoi dire?
Che avete e ci sono tutte le possibilità. Massimo deve curarsi con aderenza e condurre una vita compatibile, suggerisco di instaurare un buon rapporto col medico, non necessariamente amicale, ma leale e sincero. Senza tanti fronzoli.
Che intendi di preciso?
Lui fa il medico tu il paziente, ma confidati, informati, proponi.
Prova ad essere sempre sincero in modo da non fuorviare il suo lavoro, ne va della tua salute, non della sua. Se non reggi le cure o hai difficoltà non mentire, non serve, è pericolosamente mortale  e controproducente. Il nostro stigma supera le discriminazioni di colore, culture, razze, religioni, classi sociali. Non mollare mai. Io non l’ho fatto, e sono ancora qui.
Quando ero giovane, mi concentrai su quello che sognavo di fare, nonostante tutto.
Ottavia fissa frammenti d’immagini tra i suoi ricordi. Viruz invece rammenta tutto.
Cominciai come supplente ad insegnare filosofia, ero concentrata su quello che volevo, che speravo… Confida nella provvidenza, è gratis. Finché viviamo possiamo sperare, sognare.
Il desiderio di non morire è enorme da sopportare.
Sono parole franche che toccano corde importanti, grazie, le apprezzo molto Ottavia.
Parole che fanno riflettere, è stato un privilegio conoscerla, spero di avere occasione di rivederla.
Non faremo mancare l’occasione.
Cari ragazzi siete giovani, avete un sacco di sogni, molte più opzioni terapeutiche, farmaci più efficaci e meno invasivi, più possibilità.
Ottavia accarezza teneramente Massimo in viso, mentre li accompagna alla porta.
Hai una donna che ti ama e ti appoggia, una famiglia da creare, una cultura e un’intelligenza adeguata… non vi manca nulla.
Concedimi una battuta… non per nulla ero la tua prof, e oggi sei qui a confidarti con me.
“Se vincerò sarà grazie ai miei sforzi, se perderò, sarà malgrado i miei sforzi” disse qualcuno.
Non farti fregare da questo stronzo. Prima o poi qualcuno da qualche parte, troverà il modo di fotterlo! Non è ancora giunta l’ora di rimboccarsi la lapide. Credimi.
Siete una bella coppia giovane e intelligente, piena di possibilità, farete figli sani e una vita degna di essere vissuta, il tempo è relativo per tutti, abbiamo le stesse possibilità.
Prima che la porta si richiuda tra sorrisi e amicizia…
Si vive giorno per giorno. In fondo, “Nel doman non v’è certezza”. Per nessuno…
Viruz palpa l’insaziabile frustrazione che la circostanza impone.
La coppia rientra in casa, dopo aver mangiato una pizza bevendo vino rosso, fanno l’amore.
Adesso è notte tutti dormono. Massimo e Elena rimangono attorcigliati sotto le lenzuola.
Sognano una jungla di braccia tese.

Fine.

Pino Zumbo

 

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