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I racconti di Viruz: Vivi e lascia morire II

di Luca Negri

I racconti di Viruz: Vivi e lascia morire III racconti di Viruz
Vivi e lascia morire II episodio
di Pino Zumbo

Non sei materiale, non sei palpabile. Sei un’astrazione.
Il cervello umano è la più grande intelligenza dell’universo.
Niente gli è precluso, l’evoluzione dell’umanità lo dimostra.
Da bipedi mangia ghiande sono arrivati nello spazio.

Allora perché s’ammazzano e si distruggono?
E’ l’essenza della loro natura. Farsi la guerra e distruggersi.

E tu questa, me la chiami ‘evoluzione’?
Fa parte del gioco. Da una parte dà e dall’altra toglie.
Evoluzione e progresso hanno un confine troppo labile ormai
Una volta l’umano aveva più facoltà mentali, capacità ormai, atrofizzate da millenni.
Possedeva manualità e ingegno di sopravvivenza.
Tirava a stare meglio, non a fottere il suo prossimo. Lo scambio era il baratto, niente soldi.

Solo sapienze e mestieri.?
Prodotti di scambio. Io ti do la carne e il latte, tu la frutta e la farina. Il falegname ti faceva il mobile? Il maniscalco ti forniva gli attrezzi… e così via.
La comunità era formata da persone che davano il loro contributo, ognuno faceva la sua parte per migliorarsi, dotarsi dell’indispensabile per la famiglia e la collettività, combattendo insieme le avversità.
Sapevano togliersi dagli impicci, dalle calamità che la natura gli scatenava addosso di volta in volta.

Adesso invece aiutano la natura a ritorcersi contro. Comunque, c’incastro poco con essa.
Se dalla scimmia sei passato all’uomo, c’entri anche tu. Eccome.

Le teorie sulla mia venuta sono molte.
Molti territori si stanno desertificando, la deforestazione selvaggia (e spesso illegale) dei polmoni del mondo, oltre a togliere ossigeno alla terra, ci privano di moltissime altre cose.

Esempio?
Disboscare le foreste pluviali, (solo per lucrare sulla legna), ci priva di piante ed erbe medicinali, di specie animali che ci sono sempre state, molte, ancora da scoprire. Ci priva di antidoti, rimedi.
Gli unici a conoscerle, sono le pochissime tribù di indigeni sparse nei territori martoriati dalle ruspe.
Anch’essi unici, incontaminati, gli originali. Che sopravvivono da sempre allo stesso modo.
Quelli che c’erano prima, e se la scamperanno, resteranno ancora quando tutta questa merda sarà finita.

Quale merda?
Il sedicente progresso, quello che sta accelerando il disastro ‘globale’. Che ha fermato e deviato l’evoluzione, per fini che non hanno un senso logico nella scala dell’intelligenza, neanche in quella atrofizzata. Ha deturpato e fatto marcire tutto, persone comprese.
Per assurdo, quelle migliori sono quelle malate, quelle che hanno fatto un frontale con la vita.
Che comprendono il suo valore e la sua relatività…
La sua perfetta ed equilibrata inscindibilità con la morte.

La solita menata del solito tempo relativo?
Anche. Ma insegna soprattutto a soffermarsi sulle piccole cose, a godersi i dettagli.
I profumi di un giardino fiorito, l’ultimo schiaffo di sole sull’acqua crespata, prima che si corichi dietro i monti, l’ineguagliabile sapore e stupore di esserci, nonostante tutto.
Suggere la ritemprata leggerezza di riuscire a gustarle e percepirle. Gratis.

Sembra un documentario della Disney.
Mettila come vuoi. Per me c’è sempre posto, nel tempo e nello spazio.
L’uomo rimane sempre uomo… continuerà ad  abitare e colonizzare la terra.

Fino a quando esisterà.
Certo, fino a quando durerà, è un inizio che si rinnova ancestralmente.

Credi ciecamente nell’uomo, quello che io sto cercando di cancellare.
Sono la speranza. E’ inevitabile.
Il cervello ha capacità misteriose e sconfinate, sfugge perfino alla loro percezione stessa.
Non si soffermano sul passato, scansano il presente e sono proiettati come una scheggia impazzita sul futuro. Ma mi concedo a loro. Ci sono fenomeni che fanno cose impensabili ad età impossibili.

Tipo?
Telecinesi, extrasensorialità, telepatia…

Roba da fenomeni da baraccone, da acchiappagonzi. Da prestidirigibilizzazione, alla Zelig.
Sei grossolano. Un fottuto stupido virus.
Ogni secolo ha avuto, e mieterà sempre i suoi fenomeni. I bambini ‘prodigio’.
Musica arte e scienza ne hanno sfornato centinaia.
Senza contare le miriadi che sono rimaste nell’anonimato.

Ad esempio?
Il primo che non è fuggito davanti al fuoco e lo ha addomesticato.
Il primo che ha creato un utensile, il primo che ha letto le stelle.
Il primo che ha solcato l’oceano, per superare il fluido e minaccioso immenso ignoto.

Basta leggere dei libri.
Non parlo di razze, ere o popoli, ma di individui.
Parlo proprio di  quegli stronzi che nel loro piccolo, un passetto alla volta, hanno dato una svolta al miglioramento di tutta la specie.

Di fronte alle malattie… la specie si defeca addosso.
Non ti sbagliare! Non tutta.
Il mio contributo arriva sempre a chi si aggrappa al mio ventre.

Stai parlando di religione?
Io non sono appannaggio di religioni o religiosi. Appartengo a tutti.
Atei, eretici, ignoranti, peccatori, meretrici, deviati, idioti… nessuno escluso.
La fede in chi s’affida a me, mi aiuta nell’ardito compito, ma la sua assenza, non mi ostacola.

Ma di che cazzo parli?
Di quelle persone che un giorno superano il cancro, la leucemia, la paralisi.

Stai parlando di miracoli?
Miracoli una cippa. Speranza e Fede. Punto. Il cervello esegue il resto.

E quando il cervello non funziona più?
Allora succede gli altri prendono decisioni per te. Non sei più nulla, ma sei intrappolato qui..
In coma irreversibile, ridotto a vegetale, o strangolato da una malattia degenerativa che spegnerà tutti gli impulsi e le funzionalità. Vuol dire essere alla mercè di chiunque, diventano solo l’insopportabile prigione della loro anima.
Attaccarlo a respiratori, sacche, sondini e macchinari non è accanimento terapeutico, ma sciacallaggio farmaceutico.

Chi ha convenienza a tenere questi infelici in vita contro la loro volontà?
Gli squali multinazionali, le lene politiche, i serpenti clericali.
La fauna, che pilota  e depaupera giornalmente le loro vite da secoli, e vuol mettere becco e decidere perfino della loro morte. Vivi e lascia morire.
Ma fino a quando la mente c’è, e il fisico segue quello che gli dice, non c’è trippa per gatti…
Non c’è margine alla capacità celebrale, neppure davanti alle sentenze senza appello.
L’attore J. Fox (quello di Ritorno al futuro) è riuscito con caparbietà e sofferenza a tenere al guinzaglio per molti anni il Parkinson, quel tanto che bastava, per non farlo smettere di lavorare.

Non penso sia stato facile.
Ci puoi giurare. Anche di fronte all’estremo di un’amputazione, l’uomo fà la differenza.
Il velocista Pistorius che corre senza gambe, contro tutto e tutti.
Il pilota Zanardi, a cui il destino ha strappato entrambe le gambe. Si è rialzato e gareggia nuovamente. Mai un pietismo, una lacrima in pubblico, sempre un sorriso denso di messaggi, di speranza, di positività, di grinta, di ribellione.

Un riccastro pieno di possibilità.
Povero ignobile virus… non capisci proprio una sega.
E’ l’uomo che fa la differenza, non i soldi. Parlo di testa non denaro.
È chiaro che lui ha più possibilità, ma che dire dei poveri? Di quei bambini storpiati da mine e conflitti, …li ho visti giocare a calcio, conciati come il capitano Acab di Moby Dick.
Ma intanto giocano lo stesso, il sorriso sdentato di gioia, innalza lo spirito di chi li guarda.
E che dire dei soldatini dietro al grilletto? che dopo essere stati mandati a dare culo e sangue per la  bandiera e la torta di mele, tornano da reduci, spesso malati, sbalestrati, mutilati e la stessa patria che fa?

Scommetto che gli piscia puntualmente in faccia.
Già. Dalla Corea in poi una tradizione consolidata.
Abbandonati a loro stessi e alle loro sindromi in periferie suburbane, o nascosti  in cronicari militari, abbandonati tra cateteri da svuotare e piaghe da decubito.

Conoscono le regole del gioco. I governi mandano, poi sono gli uomini a morire e a pagare.
Le regole s’infrangono, quando sono inique.
Un soldato dovrebbe combattere e non torturare o essere torturato, neppure chi combatte senza divisa. Il terrorismo si giudica dai fatti e dagli atti, non dalle divise, o dalle scuse avallanti vendette incivili, o dalle fazioni in combattimento.

Perché parli di soldati?
Perché sono uomini e donne, come gli altri. Né più né meno.
In guerra si viene mandati. I convinti partono volontari, in mezzo ci sono padri di famiglia ma anche assassini, criminali, gentaglia. Ma ci sono anche i negretti miserabili dei vari Bronx, senza sbocchi, se non rischiare il culo nel Vietnam di turno. C’è il sempliciotto dell’Alabama con l’armonica nella bisaccia, il lentigginoso rossiccio del Mississippi che non ha mai visto un arabo, o il boscaiolo del Montana che non ha neppure idea di dove cazzo si trovi l’Afghanistan o l’Iraq.

Non vedono divise… ma saltano in aria come coriandoli.
Non trovano colonne di carri, elicotteri o portaerei ad attenderli, ma cinture e veicoli civili carichi d’esplosivo. Una strage continua da entrambi gli schieramenti. I civili pagano il prezzo più alto. Come sempre. I fortunati muoiono. Gli altri rimangono storpi e mutilati, quando va bene, fuori di testa.

Macchine addestrate ad uccidere!
Macchine addestrate a e per morire.
Uno di essi, l’altro giorno ha concluso una maratona con le proprie gambe.

Cos’ha di speciale?
Che si è ribellato alla sentenza dei medici militari, aveva le gambe maciullate da un’esplosione.
Lo dovevano e volevano amputare, ma lui riuscì a non farglielo fare.
Per la sua mente, era meglio andarsene tutto intero, che vivere dimezzato.
Troppo alto il tributo di dolore e orrore già versato in guerra.

Mi stai incrinando il morale.
Fai bene a preoccuparti. Prima o poi qualcuno riuscirà a fotterti.
Tra poco albeggerà, sento i passi dell’infermiera, arriva per il prelievo, vai via, qui non puoi attecchire. Tu hai libertà di movimento solo quando io mi congedo.
E per ora… puoi solo ritirarti.

La maniglia gira, la porta si apre di scatto. La luce inonda la stanza e dissolve le ombre.

Buongiorno Piccola! E’ l’ora del prelievo.
Ho fatto un bel sogno.

Fine.
Fonte: www.npsitalia.net

 

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