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ICAR 2018: le associazioni di persone con HIV interrompono la seduta inaugurale

di Luca Negri
ICAR 2018: associazioni di persone con HIV interrompono la seduta inaugurale

ICAR 2018: le associazioni di persone con HIV interrompono la seduta inaugurale

In Italia non è garantito un adeguato percorso di cura e di sostegno sociale alle persone con HIV, lo hanno sottolineato questa sera a Roma diversi rappresentanti delle associazioni di persone con HIV irrompendo nella sala dell’Ergife dove si stava svolgendo la seduta inaugurale di Icar, uno dei più importanti appuntamenti italiani sull’Hiv-Aids.

Nel Piano Nazionale AIDS approvato dal Ministero della Salute e dalla Conferenza Stato-Regioni sono previsti gli interventi per rendere il percorso di cura delle persone con Hiv più efficace e in linea con gli obiettivi terapeutici. Le associazioni di persone con HIV chiedono il finanziamento del Piano come atto dovuto perché questo documento di indirizzo possa essere introdotto nella pratica clinica.

Protesta a ICAR2018: subito le risorse per il Piano Nazionale AIDS

La protesta delle persone con HIV contro i tagli alla spesa sanitaria presso ICAR 2018 Roma #ICAR2018Roma #ICAR2018 #Hiv

Pubblicato da Community ICAR su martedì 22 maggio 2018

Le persone con Hiv restano infatti portatrici di alte e specifiche esigenze di salute in ragione della complessità della cura, della particolare vulnerabilità sociale, del progressivo invecchiamento della popolazione interessata e della possibile insorgenza di gravi patologie concomitanti.  I tagli rischiano invece di riportare l’orologio indietro di vent’anni.

“In tutta Italia – sottolineano in una nota le associazioni di persone con HIV che hanno dato vita alla protesta – assistiamo infatti alla riduzione di controlli ed esami clinici fondamentali per il monitoraggio della salute del paziente e ad un indebolimento del ruolo del medico infettivologo che andrebbe anzi rafforzato e reso protagonista del rapporto con altri specialisti per un approccio multidisciplinare alla salute del paziente”.

“Per rispondere alle nuove necessità di oggi – aggiungono – bisogna garantire al medico infettivologo il coordinamento con altri medici specialisti adeguatamente formati sull’HIV, quindi in grado di garantire interventi competenti, tempestivi, multidisciplinari di monitoraggio ordinario e con una diagnostica adeguata”.

 

“Anche quando le terapie contro l’Hiv, oggi sempre più evolute, riescono a tenere sotto controllo l’infezione, il virus continua a essere presente nell’organismo e a stimolare il sistema immunitario”.

Lo ha sottolineato Filippo von Scholesser, Presidente di Nadir Onlus, nel suo discorso durante la sessione di apertura di ICAR 2018: “L’immuno-attivazione cui le persone con HIV sono costantemente sottoposte provoca patologie cardiache, ossee, neurologiche, e di altro tipo – ha proseguito von Scholesser –  occorre un monitoraggio di altri specialisti non lasciati allo sbando, tempestivo quando necessario, periodico nella gestione dell’ordinario e con una diagnostica ben calibrata, al fine di garantire la salute di lungo termine. Il rischio, oltre l’incapacità di inquadrare e gestire bene le problematiche, è lo spreco di risorse a causa di possibili prestazioni inadeguate“.

“Le persone invecchiano, anche con l’HIV – aggiunge Massimo Oldrini, Presidente di LILA, Lega Italiana per la Lotta contro l’AIDS – È preoccupante, oggi, constatare che la gestione complessiva di lungo termine non sia assicurata in modo integrato e lungimirante da molti centri clinici del nostro paese”.

“In parecchi centri clinici italiani è stato, oramai, adottato il criterio della turnazione tra i medici che seguono il paziente. Le motivazioni sono di carattere gestionale, tra cui il contenimento della spesa sanitaria -incalza Sandro Mattioli, Presidente di Plus Onlus – Che fine ha fatto ‘il rapporto medico-paziente, che è stato per anni considerato la chiave del successo terapeutico in Hiv?.

Sono oramai troppe – ha proseguito Mattioli – le persone che ci riferiscono di essere costrette a spostarsi dalle loro città per ricevere un’assistenza clinica multidisciplinare: ci chiediamo, provocatoriamente, se le parole ‘Sistema Sanitario Nazionale abbiano, oggi, ancora significato”.

Garantire alle persone con HIV una buona qualità della vita correlata alla salute, non può prescindere dalla valutazione degli aspetti di vita quotidiani. Il rischio di isolamento e la difficoltà di progettare il proprio futuro sono tra i fattori che impediscono il raggiungimento di tale obiettivo.

La discriminazione è ancora troppo presente nel nostro paese

– ha commentato Margherita Errico Presidente di NPS Italia – mi preme ricordare l’ambito lavorativo e l’ambito dei servizi ai cittadini, anche quelli socio-sanitari. Mi chiedo come possiamo parlare di ‘normalizzazione’, quando di normale c’è solamente la difficoltà quotidiana della persona con Hiv nel garantirsi una vita serena, di prospettiva, come le persone senza Hiv? Perché il progresso scientifico, oramai consolidato, non va di pari passo con quello sociale, di garanzia dei diritti?”

Guarda il video dell’intera sessione inaugurale

Pubblicato da Community ICAR su martedì 22 maggio 2018

Fonte: ICAR community

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