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Il paziente di Londra, in remissione HIV a lungo termine con trapianto di staminali

di Luca Negri
GILEAD ANNUNCIA I DATI DI DUE STUDI CHE SUPPORTANO L’ULTERIORE SVILUPPO DI GS-6207, UN NUOVO INIBITORE SPERIMENTALE DEL CAPSIDE DELL’HIV-1 COME COMPONENTE DELLE FUTURE TERAPIE DELL’HIV A LUNGA DURATA D’AZIONE

In remissione HIV: da Londra arriva la notizia di un uomo che non presenta tracce rilevabili di HIV a un anno e mezzo dall’interruzione della terapia antiretrovirale dopo aver subito un trapianto di cellule staminali del midollo osseo per trattare un linfoma. È quanto riferito in un intervento alla Conferenza su Retrovirus e Infezioni Opportunistiche (CROI 2019) in corso questa settimana a Seattle.

Il caso è stato accostato a quello di Timothy Ray Brown, il cosiddetto “paziente di Berlino”, il primo a essere mai considerato curato dall’HIV. Brown, affetto da leucemia, era anch’egli stato sottoposto a un trapianto di staminali del midollo osseo: il donatore aveva due copie di una rara mutazione detta CCR5-delta-32, che causa la mancanza di co-recettori CCR5 sui linfociti T. Sono proprio questi recettori che la maggior parte dei virus HIV sfrutta per infettare le celle, e di conseguenza chi è affetto dalla mutazione è resistente al virus. Brown è stato sottoposto a chemioterapia di condizionamento ad alta intensità e a radioterapia corporea totale per eliminare tutte le cellule cancerose del sistema immunitario: questo ha fatto sì che le staminali del donatore andassero a ricostituire un nuovo sistema immunitario resistente all’HIV. Sono ormai 12 anni che Brown ha interrotto l’assunzione di antiretrovirali e da allora non presenta più tracce del virus.

Il professor Ravindra Gupta dell’University College di Londra ha adesso presentato il caso del cosiddetto ‘paziente di Londra’, che attualmente rimane anonimo, sottoposto a trapianto di staminali per trattare un linfoma di Hodgkin nel maggio 2016; proprio come per Brown, il donatore aveva due copie della mutazione CCR5-delta-32. L’uomo si è poi sottoposto a una chemioterapia di condizionamento meno aggressiva rispetto a quella di Brown, e il trapianto è esitato nella completa remissione del linfoma.

Il paziente di Londra, in remissione HIV a lungo termine con trapianto di staminali
Professor Ravindra Gupta dell’University College di Londra

Sedici mesi dopo l’intervento, l’uomo ha smesso di assumere terapie antiretrovirali e oggi, a 18 mesi di distanza, la sua carica virale ematica risulta non rilevabile anche utilizzando test estremamente sensibili, in grado di rilevare fino a 1 copia/ml: non risultano tracce di HIV DNA nelle cellule CD4 periferiche e i test non hanno rilevato virus “riattivabile” in 24 milioni di linfociti T non attivati.

Il professor Gupta ha sottolineato che per il momento non si può escludere un rebound virale e che per poter parlare di “cura” è bene attendere di verificare se l’uomo resterà privo di HIV per altri due o tre anni, ma si è detto “molto fiducioso che tale risultato sarà raggiunto”.

Si tratta di casi da cui si può certamente imparare molto in termini di ricerca di una cura per l’HIV; gli esperti però avvertono che, anche se il trapianto con staminali con mutazione CCR5-delta-32 può effettivamente condurre a una cura funzionale, si tratta pur sempre di una procedura ad alto rischio, che per la maggior parte delle persone con infezione HIV non rappresenta un’opzione effettivamente percorribile.

Si tratta di casi da cui si può certamente imparare molto in termini di ricerca di una cura per l’HIV; gli esperti però avvertono che, anche se il trapianto con staminali con mutazione CCR5-delta-32 può effettivamente condurre a una cura funzionale, si tratta pur sempre di una procedura ad alto rischio, che per la maggior parte delle persone con infezione HIV non rappresenta un’opzione effettivamente percorribile.

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