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Il rischio cardiovascolare quando c’è, c’è.

di Luca Negri
Donne e malattie cardiovascolari. In quelle con infezione da HIV il rischio è più alto del 50%

Il rischio cardiovascolare quando c'è, c'è.L’aumento del rischio cardiovascolare nelle persone con HIV da cosa dipende?
L’interruzione della terapia diminuisce o aumenta tale rischio?
Continuano gli studi su questo argomento …

Due studi presentati al 47°ICAAC analizzano questo tema da tempo dibattuto in varie sedi. Dall’anticipazione pubblicata da Nadir Onlus sul congresso tenutosi a Chicago, riguardo allo studio sul rischio cardiovascolare durante l’interruzione di terapia , gli sperimentatori hanno  valutato i cambiamenti metabolici e li hanno correlati ai cambiamenti dei marker di attivazione immunitaria durante l’interruzione poichè dallo studio SMART si era riscontrato un aumento di eventi cardiovascolari durante l’interruzione della terapia.

In particolare il colesterolo LDL e HDL e i trigliceridi sono diminuiti mentre i livelli di glucosio e insulina non sono variati.
I ricercatori hanno concluso che, l’interruzione di terapia non riduce il rischio cardiovascolare in presenza di diminuzione dei valori HDL. In particolare notano che la risposta infiammatoria si associa all’aumento di viremia, esponendo i pazienti a un rischio cardiovascolare maggiore di quelli in terapia.

L’anticipazione di Nadir prende in esame anche un altro studio (H – 380) dove, sulla base dei dati sull’ aterosclerosi già provata in persone con HIV, hanno confermato che la prevalenza di malattia dell’arteria periferica sintomatica o asintomatica è alta nella popolazione con HIV rispetto alla popolazione generale. Questi studi sono importanti in quanto adombrano la possibilità che sia l’aterosclerosi, sia il rischio cardiovascolare siano legati alla sindrome infiammatoria tipica dell’HIV.
Questi dati, se confermati, responsabilizzerebbero l’HIV e la relativa sindrome infiammatoria che colpisce l’endotelio e non la terapia e gli effetti lipemici collegati ad essa.

Questi ultimi dati si aggiungono agli studi e ricerche precedenti perchè l’argomento è più che mai attuale vista la diffusione della patologia anche nella popolazione generale e prima causa di mortalità in Italia.

Il 30 settembre ricorre l’ottava edizione della Giornata Mondiale del Cuore e a questo proposito segnaliamo il Progetto Cuore avviato nel 2000 da un gruppo di paesi dell’Unione Europea e finanziato dalla Commissione Europea che ha realizzato un sito web per informazione e formazione.

Con i farmaci antiretrovirali è aumentata l’aspettativa di vita nelle persone con HIV, con il benessere è aumentata anche quella della popolazione generale, ma vivere di più significa invecchiare e troppo benessere porta spesso a cronicizzare cattive abitudini e stili di vita “comoda”.
Indipendentemente dagli studi pubblicati, dalle colpe al virus o ai farmaci …..non dimentichiamo mai le semplici regole per una vita sana : un pò di movimento e un occhio all’alimentazione!

 

Fonti di riferimento: Nadir Onlus-hivandhepatitis.com-Progetto Cuore

 

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