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Immigrazione: fragile il rapporto con i servizi sanitari

di Luca Negri
In Inghilterra molte persone con HIV si sentono sole ma pochi riescono a ottenere aiuto

Un rapporto dell’Istituto Superiore della Sanità, iniziato nel 2008 la cui conclusione è prevista per luglio 2010, mette in luce le difficoltà sanitarie e di integrazione degli immigrati nel nostro paese.

Immigrazione: fragile il rapporto con i servizi sanitari

Il progetto intitolato Migrazione e Salute – Migrazione: sistema di accoglienza verso la popolazione immigrata dei servizi sanitari e verifica dell’osservanza del diritto alla salute di queste popolazioni, promosso e finanziato dal Ministero della Salute e con responsabilità scientifica e di coordinamento dell’Istituto Superiore di Sanità, si basa sugli esami dei dati nazionali riferiti allo studio delle schede di dimissione dagli ospedali, di assistenza al parto e di interruzioni volontarie di gravidanza.Dall’indagine si evince che negli uomini provenienti da paesi a forte pressione migratoria (Pfpm), le cause di ospedalizzazione più frequenti sono frattutre, traumatismi, appendiciti acute e bronchiti, malattie causate dalle precarie condizioni di vita e lavorative che essi debbono subire, per le donne invece il ricovero si riferisce soprattutto al parto o a problemi legati ad esso ed alla gravidanza.

Dalle analisi dei dati del CeDAP inoltre, emerge che le donne provenienti dai paesi Pfpm, accedono in ritardo alle cure rispetto a quelle che invece appartengono a paesi sviluppati, il numero aumenta se le donne sono casalinghe o disoccupate con bassa scolarizzazione.

Il comunicato dell’Iss rende noti anche i risultati del Sistema di Sorveglianza delle Malattie Sessualmente Trasmessibili (IST), dal 1990 al 2008 sono state 18.000 le segnalazioni nel nostro paese riferibili a persone non italiane, prevalentemente eterosessuali, con bassa scolarità, poco propensi all’uso di droghe e che hanno già avuto a che fare in passato con una malattia sessualmente trasmessa.

Più che nella popolazione italiana vengono diagnosticate malattie come la gonorrea, la sifilide latente o un’infezione da clamidia, mentre risulta minore negli stranieri il rischio di contrarre l’HIV, una possibilità del 5,3 per cento contro l’8,8 per cento degli italiani.

La causa di questa situazione risiede nella mancanza di accoglienza e di politiche sociali adeguate, tra le regioni che si ocupano meglio degli immigrati c’è la Puglia, che dimostra livelli di eccellenza nella pianificazione degli interventi, fanalini di coda invece la Calabria e la Basilicata.

Da circa ventuno studi sull’argomento è emersa la necessità di lavorare non solo sulla pianificazione sanitaria, ma sulla comunicazione e l’informazione, agendo soprattutto sull’abbattimento delle barriere culturali e linguistiche, che spesso si frappongono tra gli operatori sanitari ed il paziente immigrato.

Giulia Di Trinca

 

Fonte: newnotizie.it

 

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