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Impiego del dolutegravir in duplice e in monoterapia

di Silvia Bandini
Dolutegravir

Impiego del dolutegravir in duplice e in monoterapiaL’inibitore dell’integrasi dolutegravir (Tivicay) assunto in combinazione con un singolo NRTI ben tollerato, è risultato in grado di azzerare la carica virale nei pazienti che iniziavano per la prima volta la terapia antiretrovirale (ART); assunto da solo, invece, ha mostrato di riuscire a sopprimere il virus nella maggior parte dei pazienti con pregressa esperienza terapeutica che intraprendevano la terapia con carica virale ancora irrilevabile. Questi i risultati di una serie di studi presentati alla Conferenza.

Le persone affette dall’infezione da HIV, attualmente, hanno ancora davanti a loro decenni di terapia; la ricerca sta dunque cercando di mettere a punto regimi più tollerabili, meno complessi e più facili da assumere, ma ugualmente efficaci nell’abbattere la carica virale.

Gran parte dei regimi antiretrovirali consistono in una combinazione di almeno tre agenti farmacologici di due o più classi diverse. In alcuni regimi, questi agenti sono combinati in un’unica compressa da prendere una volta al giorno, il che semplifica notevolmente il trattamento per molte persone.

Si tratta di nuovi approcci alla ART che possono risultare particolarmente congeniali a chi ha assunto in passato molti farmaci diversi e ha un ceppo di virus farmacoresistente, e a coloro che mal tollerano gli eventuali effetti collaterali dei farmaci.

In Argentina è stata sperimentata la somministrazione di una combinazione di dolutegravir e lamivudina in un piccolo studio condotto su 20 individui (19 uomini e una donna), nessuno dei quali aveva precedentemente assunto il trattamento per l’HIV. All’inizio dello studio, la viremia mediana era di poco superiore alle 24.000 copie/ml – sebbene quattro dei partecipanti avessero valori superiori alle 100.000 copie/ml – e la conta dei CD4 si aggirava sui 400.

Tutti i partecipanti hanno assunto 50mg di dolutegravir più 300mg di lamivudina, una volta al giorno, per 48 settimane. Pedro Cahn ha presentato i risultati dell’analisi a 24 settimane, da cui si evidenziava un rapido decremento della carica virale dopo l’inizio della terapia. Alla terza settimana, tutti i partecipanti erano scesi al di sotto delle 400 copie/ml, e sotto le 50 copie/ml dall’ottava in poi.

Due studi indipendenti condotti in Spagna e Francia hanno invece preso in considerazione l’impiego del dolutegravir in monoterapia (ossia assunto da solo) in pazienti che avevano già raggiunto l’abbattimento della carica virale in terapia.

A Barcellona, i partecipanti erano 33 pazienti (di cui oltre la metà erano donne) che non avevano precedenti noti di fallimento virologico né mostravano segni di resistenza agli inibitori dell’integrasi. 24 settimane dopo essere passati dai regimi precedenti al trattamento con dolutegravir, tutti tranne uno avevano mantenuto soppressa la carica virale.

A Parigi è stato condotto uno studio simile su 28 pazienti (di cui oltre la metà uomini) con carica virale non rilevabile in terapia. A 24 settimane dallo switch terapeutico, l’89% dei partecipanti (25 su 28) avevano mantenuto la soppressione virale. I tre che non erano riusciti a mantenerla l’hanno comunque riconquistata aggiungendo al proprio regime una combinazione di tenofovir ed emtricitabina. Tutti e tre questi pazienti avevano già assunto inibitori dell’integrasi in passato e presentavano mutazioni resistenti a questa classe di farmaci.

Dopo le presentazioni, sono intervenuti diversi specialisti portando argomenti a favore o contro la semplificazione dei regimi, alcuni sottolineando i benefici di questa strategia, altri evidenziandone i rischi.

Resoconto completo su aidsmap.com

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