Home Giovani In nome della lotta all’Aids deve cambiare la legge

In nome della lotta all’Aids deve cambiare la legge

di Luca Negri

di Cecilia Moretti
In Italia i minorenni non possono fare il test Hiv senza autorizzazione

La dottoressa Spizzichino è una fuori legge. Lo sa perfettamente e persevera. È recidiva e convinta a reiterare. Lo afferma senza filtri, niente preamboli né giri di parole. «Su richiesta delle organizzazioni che fanno prevenzione nelle scuole, ho dato il mio assenso ad accogliere anche i minorenni, a parlare con loro e, eventualmente, a eseguire il test».

Così al Corriere della Sera Laura Spizzichino, la psicoterapeuta minuta che lavora nell’unità operativa “comportamenti a rischio e malattie infettive” della Asl RmE.
Lì, dove le persone vivono il loro limbo di attesa e di angoscia, aspettando il responso del test Hiv. Negativo.
E la loro vita riprenderà a scorrere come ieri e ieri l’altro, forse con un’attenzione diversa dopo la paura del dubbio. Positivo.
E domani non potrà più essere come il giorno prima, inevitabilmente: terapie antiretrovirali, controlli costanti di mille parametri che non devono sgarrare, quotidiana battaglia per tentare di vivere, comunque, una vita normale. E il tentativo, se possibile, di superare le paure degli altri, oltre alle proprie, qualora si decida di metterli a parte del pesante segreto.

Oggi se l’Aids viene diagnosticato precocemente, le aspettative di vita del malato sono realmente quasi normali. Bisogna prenderlo per tempo, però, è la condizione fondamentale. Su questa linea, per esempio, negli Stati Uniti, il test Hiv è previsto in automatico a ogni controllo del sangue, dai 14 ai 64 anni.
In Italia, invece, ci sono altre regole, e qui entra in scena la Spizzichino. Ad aiutarla nel delicato ruolo la saggezza senza tempo di Seneca, che da un cartello dietro la sua testa recita «Tutto ciò che suole tenere alto il morale giova anche al corpo» e il coraggio, chissà se innato o sviluppato con l’esercizio, di chi di lavoro fa l’assistente di anime in uno dei momenti di maggiore angoscia e drammaticità della loro esistenza.

In piazza Risorgimento, a pochi passi dal Vaticano, accoglie chi ha il timore di aver contratto il virus dell’Aids, ascolta i suoi dubbi, accoglie le sue paure e lo indirizza, nel caso, nella stanza a fianco, a fare il prelievo. È sempre lei che poi comunica il risultato fatidico. Questa è la prassi. La legge, però, prevede che i minorenni non possano fare l’esame senza consenso scritto di genitori o tutori. La dottoressa, in pratica, dopo aver ascoltato lo sfogo spaventato di un sedicenne che teme la malattia, gli deve chiedere di tornare a casa, spiegare la situazione ai genitori, farsi autorizzare la richiesta del test e tornare a farlo.

Il ragazzo con ogni probabilità non tornerà. Pudori, timidezze, ritrosie, sensi di colpa avranno quasi certamente la meglio. È d’altronde evidente che se il ragazzo avesse avuto questa facilità di comunicazione con i genitori, in quella sede lo avrebbero accompagnato addirittura loro stessi. La questione non è formale: se davvero il contagio è avvenuto, il ritardo della diagnosi porterà conseguenze gravissime, irrimediabili nella maggior parte dei casi.

È una legge assurda e lesiva, che va modificata al più presto. Tanto più che il rischio di contrarre l’Aids per i minorenni non è affatto diverso dagli adulti. Anzi, ci sono fattori che li rendono particolarmente fragili: l’inesperienza e la disattenzione spesso legate all’età, per esempio. In più, come spiega la dottoressa, i ragazzi «si sentono onnipotenti, a quell’età. Pensano che non può succedere niente, non a loro, non adesso.
Poi spesso arrivano al sesso dopo l’uso di alcol o di droghe … e in alcuni casi,  a quell’età, non hanno i soldi per i profilattici». Per questo la dottoressa Spizzichino, contravvenendo alla legge, il test lo fa fare lo stesso ai minorenni, anche senza autorizzazione. In nome anche del diritto alla salute «un diritto gerarchicamente sovraordinato rispetto alla “potestà” del genitore». È impossibile non darle ragione, deve farlo al più presto anche la giurisprudenza.

FONTE: ffwebmagazine.it

 

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