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Incentivi a imprese che assumono lavoratori sieropositivi

di Luca Negri
Categorie svantaggiate, diversità e inclusione nei luoghi di lavoro

Incentivi a imprese che assumono lavoratori sieropositiviIncentivare le imprese disposte ad assumere e a dare maggiore spazio ai lavoratori sieropositivi.
Un meccanismo ‘premiale’, che possa contribuire al reinserimento lavorativo dei portatori del virus Hiv, ma soprattutto a diffondere una diversa sensibilità e ad arginare, in futuro, il fenomeno della discriminazione sul posto di lavoro.
E’ la proposta che arriva da Nps Italia (Network persone sieropositive),

l’associazione presieduta da Rosaria Iardino e nata nel 2004 con lo scopo di battersi per l’uniformità di trattamento dei malati, tutelare chiunque sia affetto da Hiv attraverso l’informazione e la sensibilizzazione e ridurre le discriminazioni nel campo del lavoro.
Oltre a fornire un servizio di consulenza legale che, in poco più di un anno di attività, ha già raccolto circa 150 segnalazioni: non solo richieste di pareri in materia previdenziale (nel 40% dei casi), ma anche denunce di episodi discriminatori sul posto di lavoro, dal mobbing al licenziamento in tronco per il solo fatto di aver ‘confidato’ il proprio stato di salute.Proprio per combattere la discriminazione e per favorire il reinserimento lavorativo delle persone sieropositive, Nps sta sviluppando la proposta di offrire incentivi alle aziende che si dimostrino più ‘virtuose’ su questo fronte. “Puntiamo sulla formazione e sull’informazione negli ambienti di lavoro – spiega Matteo Schwarz, responsabile del servizio legale di Nps – per convincere lavoratori e datori che non esistono lavori a rischio, ma comportamenti a rischio.
Ma, per favorire l’inserimento lavorativo di una persona sieropositiva, riteniamo che siano necessari anche incentivi, di carattere fiscale o previdenziale o di altro tipo, per le imprese. Si può discutere su quale genere di incentivo prevedere, ma pensiamo che questo possa essere un meccanismo sostenibile. Per questo, con il sindacato, vorremmo stabilire a livello istituzionale un tavolo con il ministero del Lavoro per definire un piano di intervento. Si tratta, quindi, di verificare innanzitutto se c’è la volontà politica di portare avanti la nostra proposta”.

SCHWARZ, PUNTARE SU FORMAZIONE E RIQUALIFICAZIONE PROFESSIONALE

Un sistema premiale per le imprese, quindi, ma anche una campagna disensibilizzazione che parta dai luoghi di lavoro e che, in futuro,coinvolga anche le scuole e le carceri. “Sviluppiamo piani di informazione sui posti di lavoro – afferma Matteo Schwarz – perchénegli ultimi anni si è fatta molta disinformazione rispetto alle problematiche legate all’Hiv, non solo sul fronte della prevenzione, ma anche nel campo del lavoro.
La stragrande maggioranza dei quesiti che arrivano al nostro forum on line di consulenza legale, infatti,riguarda aspetti previdenziali e assistenziali.
Certamente, se ci fosse un ambiente lavorativo adeguatamente formato – prosegue – a capire che il collega sieropositivo non rappresenta una minaccia, una sorta di bomba biologica, ci sarebbero meno casi di discriminazione e, ingenerale, un miglioramento delle condizioni di vita.

Oltre a una maggiore tutela della privacy, che poi è il problema a monte che in tutte le situazioni incontrano le persone sieropositive: sia nella violazione della riservatezza dei dati sanitari sia nel tentativo, che a volte diventa vera e propria indagine, da parte del datore di lavoro,di accertare lo stato sierologico del dipendente”. C’è, poi, il problema della riqualificazione professionale. “Spesso queste persone fanno fatica a inserirsi nel mondo del lavoro – aggiunge Schwarz -perché non sono o non si sentono adeguatamente preparate. Occorre, dunque, elaborare piani di formazione professionale finalizzati al ricollocamento”.

NEL MONDO VIRUS CAUSA PERDITA 1 MLN POSTI LAVORO

Sono 60 mila casi di Aids segnalati in Italia dal 1982 al 31 dicembre 2006, 35 mila quelli mortali, secondo i dati del Centro operativo anti-Aids (Coa) dell’Istituto Superiore di Sanità. Il tasso di letalità è drasticamente diminuito, dal 100% del 1984 all’8,8% di oggi. Sono, infatti, molte le persone che convivono con la malattia grazie all’uso dei farmaci antiretrovirali, che hanno anche prolungato di molto l’intervallo tra l’infezione e l’esordio della malattia. L’incidenza dei nuovi casi di Aids è diminuita dal 1995 (con un picco di 5.600 casi) ad oggi ed è ormai stabile: nel 2006 i casi notificati al Coa sono stati 1.052 diagnosticati nell’ultimo anno e 400 riferiti a diagnosi effettuate negli anni precedenti, praticamente le stesse cifre del 2005. Le regioni più colpite sono, nell’ordine: Liguria, Lombardia, Emilia Romagna e Lazio. Aumenta, inoltre, l’età delle persone colpite: il 66% del totale si concentra nella fascia tra i 30 e i 49 anni, praticamente 10 anni più tardi rispetto alla prima fase dell’epidemia. Quasi tutte, quindi, sono in età da lavoro.

L’Ilo (Ufficio internazionale del lavoro) ha stimato che, in tutto il mondo, l’Aids causa una perdita di oltre un milione di nuovi posti di lavoro. Si calcola che, tra la popolazione in età lavorativa, ai 24,6 milioni di lavoratori colpiti dall’Hiv/Aids si aggiungono altri 11,7 milioni di persone impiegate in altre attività produttive, principalmente donne che lavorano in casa. A causa dell’epidemia, i 43 paesi più duramente colpiti dal virus hanno perso in media ogni anno, tra il 1992 e il 2004, 0,5 punti percentuali in termini di crescita economica e 0,3 punti di mancato aumento dell’occupazione. Complessivamente, nel 2005, più di 3 milioni di persone non potevano lavorare, in parte o del tutto.

 

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