Infarto miocardico di tipo nelle persone HIV positive una patologia da non sottovalutareNei soggetti con infezione da Hiv circa la metà degli infarti del miocardio sono di tipo 2 e la causa è legata a diverse condizioni cliniche, incluse la sepsi o batteriemia, e l’uso recente di cocaina o altre droghe.

Sono le conclusioni di un ampio studio di corte pubblicato su JAMA Cardiology.Infarto miocardico Nei soggetti con infezione da Hiv circa la metà degli infarti del miocardio sono di tipo 2 e la causa è legata a diverse condizioni cliniche, incluse la sepsi o batteriemia, e l’uso recente di cocaina o altre droghe.

Sono le conclusioni di un ampio studio di corte pubblicato su JAMA Cardiology.
Esistono diverse evidenze su un più alto rischio di malattie cardiovascolari, incluso l’infarto miocardico (Mi), negli individui con Hiv rispetto a quelli non infetti, poiché il virus dell’immunodeficienza umana potrebbe interagire con i livelli lipidici e con le funzioni endoteliali.

L’infarto miocardico è una delle principali cause di mortalità e disabilità nel mondo intero; secondo la definizione universale di infarto miocardico esistono 5 tipi diversi di infarto: il tipo 1 (Mi1) deriva spontaneamente dall’instabilità della placca aterosclerotica, mentre il tipo 2 (Mi2) è dovuto a uno squilibrio tra richiesta e offerta di ossigeno come nel caso di spasmo coronarico, embolizzazione coronarica, anemia, aritmie, ipertensione o ipotensione.

L’infarto miocardico di tipo 2 non è molto comune nella popolazione generale; da studi precedenti è emerso che può colpire al massimo il 26% della popolazione infartuata (con una media del 10%).

“Fino ad oggi non si conosceva la frequenza dell’infarto miocardico di tipo 2 nella popolazione con Hiv”, per questo motivo i ricercatori dell’University of Washington, Seattle, con a capo la dottoressa Heidi M. Crane hanno voluto caratterizzare gli infarti, identificandone il tipo, nei pazienti affetti da Hiv e confrontare le caratteristiche demografiche e cliniche in questa popolazione con tipologie di infarto differenti.

Lo studio longitudinale condotto dal team ha utilizzato i database del “Centers for AIDS Research Network of Integrated Clinical Systems” grazie ai quali sono stati identificati 571 pazienti con Hiv (430 uomini e 141 donne, età media 49 anni) con episodi di Mi, curati in 6 centri clinici negli Stati Uniti, tra il 1° gennaio 1996 e il 1° marzo 2014.

Valutando le note dei medici curanti, gli elettrocardiogrammi, le imaging, i valori dei biomarker cardiaci e i test di laboratorio, due esperti medici hanno giudicato ogni singolo evento catalogandolo come probabile o certo Mi1 o Mi2, e nel caso di infarto miocardico di tipo 2 hanno cercato di individuarne le cause.

Tra i 571 pazienti, 430 sono presentavano un infarto miocardico certo mentre i restanti 201 infarto miocardico probabile; tra gli infarti certi e probabili i medici hanno giudicato 288 infarti come appartenenti al tipo 2 (50,4% Mi2) e i restanti 283 di tipo 1 (49,6% Mi1). Nel gruppo del Mi1 sono stati inclusi anche 79 pazienti che avevano subito un intervento coronarico.
All’interno del gruppo dei classificati con Mi2 c’erano pazienti più giovani dei 40 anni rispetto al gruppo Mi1 (47 su 288 [16,3%] vs 32 su 362 [8,8%]), erano soprattutto donne (28,1% vs 19,1%), afroamericani (70,1% vs 43,1%) e non erano in cura con le terapie antiretrovirali (46,5% vs 25,1%).

“Tra i soggetti affetti da Hiv con infarto del miocardio di tipo 2 è stata osservata una condizione peggiore rispetti ai pazienti che invece presentavano Mi1”,

ha specificato la dottoressa Crane, infatti avevano una più bassa conta dei CD4 (in media 230 vs 383 cells/μL) ma i livelli dei lipidi erano significativamente più bassi (media del colesterolo totale 167 vs 190 mg/dL) e lo score del rischio cardiovascolare, il Framingham Risk Score, dell’8% vs 10%.
Altro dato emerso da questa attenta analisi è che quasi la metà degli infarti miocardici di tipo 2 erano stati causati da sepsi o batteriemia (34,7%) o vasospasmo coronarico, indotto da consumo di cocaina o di altre droghe (13,5%).

“Dai dati ottenuti, credo che gli approcci tradizionali nei pazienti con infarto miocardico di tipo 2 non abbiano lo stesso esito che potrebbero dare negli infartuati di tipo 1”, sostiene la dottoressa Crane che insieme ai suoi collaboratori sta anche cercando di capire il motivo per il quale la mortalità ad un anno è molto più alta nel Mi2 rispetto al Mi1, pur essendo soggetti più giovani e avendo un profilo di rischio lipidico migliore.

Gli autori dello studio concludono “circa la metà degli infarti tra gli individui affetti da Hiv erano di tipo 2 ed erano causati da condizioni cliniche eterogenee, tra cui sepsi o batteriemia e l’uso recente di cocaina o altre droghe illecite”;  le caratteristiche demografiche e i fattori di rischio cardiovascolare tra i soggetti con Mi1 e Mi2 differivano, suggerendo la necessità di considerare in modo specifico il tipo di Mi tra i soggetti affetti da Hiv per gestire meglio la prevenzione e il trattamento.

La ricerca deve continuare in questa direzione per comprendere meglio la complessa associazione tra fattori di rischio cardiovascolari tradizionali e specifici dell’Hiv e le potenziali interazioni con la terapia antiretrovirale.

Crane H. M. et al. Types of Myocardial Infarction Among Human Immunodeficiency Virus-Infected Individuals in the United States. JAMA Cardiol. 2017 Jan 4. doi: 10.1001/jamacardio.2016.5139.

Canale informativo e traduzione pharmastar.it

Fonte originale in lingua inglese: jwatch.org

Scacica il PDF della rivista JAMA Cardiol. 2017 eScholarship UC item 71z057s7

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