Home Ricerca Molte persone che vivono con l’HIV non sono disposte a interruzioni della terapia per periodi prolungati

Molte persone che vivono con l’HIV non sono disposte a interruzioni della terapia per periodi prolungati

di Luca Negri
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Le persone che vivono con l’HIV non sono disposte a interruzioni della terapia per periodi prolungati durante il processo di cura dell’HIV

Uno studio che valuta le opinioni delle persone che convivono con l’HIV e dei loro operatori sanitari in merito alle interruzioni di terapia analitiche (ATI) ha scoperto che i pazienti avevano una conoscenza limitata di come gli ATI vengono generalmente condotti negli studi sulla cura dell’HIV. Questi risultati sono stati riportati dal dott. Jillian Lau e colleghi in AIDS Research and Retroviruses.

Le interruzioni di terapia comportano rischi potenziali e sia le persone che convivono con l’HIV che i loro medici hanno espresso preoccupazione per la trasmissione dell’HIV.

La terapia antiretrovirale è essenziale per la salute delle persone affette da HIV. Tuttavia, durante un’interruzione del trattamento analitico le persone sieropositive interrompono temporaneamente la loro terapia, mentre vengono attentamente monitorate nell’ambito della ricerca clinica verso una cura per l’HIV. Le interruzioni del trattamento a breve termine per questi scopi sono considerate più sicure delle interruzioni prolungate, che aumentano il rischio di infezioni opportunistiche, resistenza ai farmaci e altri danni.

Molte personecon HIV non sono disposte a interruzioni della terapia

La maggior parte delle 442 persone affette da HIV che hanno completato il sondaggio provenivano da paesi a medio e alto reddito, il 22% identificato come femmina, il 64% come gay / omosessuale / lesbica e il 39% aveva più di 50 anni. Il 95% era in trattamento, di cui l’83% ha riportato una carica virale non rilevabile.

Alla domanda sulla frequenza del monitoraggio clinico durante queste interruzioni di terapia dette ATI, circa un terzo delle persone con HIV ha preferito la conta mensile dei CD4 e i test di carica virale. Ciò non è in linea con l’attuale ricerca sulla cura in cui la carica virale viene monitorata settimanalmente.

In risposta a quanto tempo sarebbero disposti ad avere una carica virale rilevabile, il 35% degli intervistati preferisce che la carica virale rimanga non rilevabile durante le interruzioni del trattamento e non accetterebbe periodi prolungati di viremia. Tuttavia, un aumento della carica virale è un risultato inevitabile di una ATI. Al contrario, il 27% accetterebbe un aumento della carica virale fino a 1000 copie / ml.

Tra gli operatori sanitari intervistati, il 18% era a disagio con i propri pazienti con una carica virale rilevabile e preferiva riprendere il trattamento una volta che la sua carica virale fosse rilevabile. Al contrario, un terzo degli operatori sanitari non era preoccupato per la viremia o per i pazienti che erano fuori trattamento per periodi prolungati, purché non mostrassero segni di malattia.

Entrambi i gruppi hanno preferito che il conteggio dei CD4 rimanesse al di sopra di 350 durante le prove.

Alla domanda sui potenziali rischi di interruzioni del trattamento, entrambi i gruppi erano “molto preoccupati” per la trasmissione dell’HIV. I ricercatori suggeriscono che queste percezioni potrebbero essere collegate a una maggiore consapevolezza di U = U. Raccomandano che la PrEP sia fornita ai partner sieronegativi dei partecipanti durante gli ATI.

Ulteriori informazioni sulle interruzioni del trattamento analitico

Le persone con HIV erano anche preoccupate per un declino della salute generale, il rischio di infezioni opportunistiche e lo sviluppo di virus resistenti.

I risultati hanno mostrato che quasi il 60% delle persone che vivono con l’HIV sarebbero più disposti a partecipare alle prove di cura dell’HIV se fossero disponibili test della carica virale a domicilio, con il 51% che indica che sarebbero più disposti se gli infermieri potessero effettuare visite a domicilio. Altri hanno affermato che avrebbero partecipato in caso di compensazione finanziaria (dateci dei baiocchi che poi ne parliamo:-). Oltre la metà dei partecipanti ha affermato che sarebbe più disponibile se la PrEP fosse offerta ai partner sieropositivi.

In conclusione, gli autori osservano che, sebbene ci sia un “interesse per la ricerca sulla cura dell’HIV e l’ottimismo verso una cura ottenibile, c’è una chiara disconnessione tra ciò che le persone che vivono con l’HIV si aspettano da studi clinici, incentrati sulla cura e ciò che viene attualmente praticato ”. Raccomandano che “devono essere sviluppati chiari messaggi educativi e accurati processi di consenso in relazione alle interruzioni del trattamento analitico nella ricerca sulla cura dell’HIV”.

Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv/AIDS
La copia e diffusione di tale testo è possibile citando, per cortesia, la fonte della traduzione.

Fonte: AidsMap

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