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“Io, da sieropositivo a padre felice grazie al progresso della medicina”

di Luca Negri

"Io, da sieropositivo a padre felice grazie al progresso della medicina"“Io, da sieropositivo padre felice grazie al progresso della medicina”
Giornata dell’Aids Il presidente della Lila racconta la sua esperienza personale, sfatando una serie di luoghi comuni sul virus, sull’Aids e sfidando stigma e discriminazioni: “All’epoca i medici mi diedero 5 anni di vita e molti come me morivano; io sono stato fortunato. Grazie alla Tasp, oggi è possibile avere bimbi sanissimi”

di VALERIA PINI
Io, da sieropositivo padre felice Avere il virus Hiv e diventare genitori senza ricorrere alla fecondazione assistita. Sono molte le persone con Hiv che non rinunciano alla maternità o alla paternità e decidono di avere un figlio. “Ho saputo di avere l’Hiv nel 1986, avevo 23 anni. Solo molti anni dopo mi sono sentito pronto ad affrontare la paternità e con la mia compagna ho avuto una bellissima bambina. E’ sanissima”.

Un momento felice, una vita ‘normale’ che Massimo Oldrini, 52 anni, presidente di Lila, non aveva sperato quando gli venne diagnosticata la sieropositività. “E’ stato un colpo durissimo, all’epoca vivevo in comunità per disintossicarmi dagli stupefacenti – racconta – . Il medico mi disse che con ogni probabilità entro cinque anni sarei morto. All’epoca non esisteva una cura, né trattamenti, neanche medicinali. Gran parte delle persone che hanno contratto il virus prima degli anni ’90 sono decedute, io sono stato molto fortunato”.

Il desiderio di un figlio.

Tre anni fa Oldrini ha sentito il desiderio di diventare papà, un passo che però per le sue condizioni di salute lo spaventava: “Avevo trovato la persona giusta e l’equilibrio interno per avere figli – spiega – . A 50 anni mi sentivo pronto e il livello di conoscenza scientifica attuale ha facilitato la mia scelta. Oggi chi scopre di avere l’Hiv può avere una prospettiva di concepimento naturale grazie al Terapia come prevenzione. Chi è in cura con trattamenti antiretrovirali non trasmette l’Hiv né al partner né al nascituro anche se sceglie un rapporto sessuale non protetto. Esistono studi scientifici molto seri su campioni molto vasti di pazienti che lo dimostrano. E’ una scoperta importante per le tante coppie che vogliono avere figli”.

La terapia come prevenzione.

La TasP, Terapia come prevenzione-Treatment as prevention, è l’uso dei farmaci antiretrovirali come strumento per ridurre il rischio di trasmissione dell’Hiv. Le terapie riducono infatti la carica virale delle persone che le assumono e bloccando la replicazione del virus possono impedire il contagio. Ma quali sono stati i controlli necessari prima di decidere di avere un bambino? “Ho parlato con i medici per avere rassicurazioni – ricorda Oldrini – . Poi ho fatto una serie di test per controllare la viremia, la carica virale, per controllare se era stabile. Ero in cura da anni e il valore era negativo. Per questo è stato possibile cercare una gravidanza in modo naturale”.

La nascita della bambina.

Una volta ottenute queste rassicurazioni la coppia è riuscita ad avere una bimba senza dover ricorrere alla fecondazione assistita. “Ho avuto una bambina che oggi ha poco più di 3 anni – racconta Oldrini – . Grazie alla TasP non ho trasmesso il virus alla compagna e, di conseguenza, anche la bimba sta benissimo. Mi sentirei di consigliare questo passo a tante persone che si trovano in questa stessa situazione. Anche chi ha l’Hiv può avere figli sanissimi. Bisogna contrastare lo stigma e la discriminazione quando si parla di Aids”. C’è interesse su queste tematiche fra le persone con Hiv? “Sì, molto. Come Lila lo vediamo nei molti forum su internet, ma anche con le richieste al nostro centralino. E’ importante fornire informazioni corrette quando si parla di paternità o maternità e Hiv”.

Fonte: repubblica.it

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