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Sangue infetto Italia condannata a risarcire 350 cittadini

di Neptune
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

Italia condannata a risarcire 350 cittadini per il sangue infetto

Sangue infetto Italia condannata: La Corte europea dei diritti umani ha condannato lo Stato italiano a risarcire più di 350 cittadini infettati dal sangue infetto da vari virus (Aids, epatite B e C) attraverso le trasfusioni di sangue che hanno effettuato durante un ciclo di cure o un’operazione. Il totale dei risarcimenti supera i 10 milioni di euro.

Quello del sangue infetto fu uno degli scandali più clamorosi e inquietanti della sanità made in Italy (e non solo, visto che furono numerosi i Paesi coinvolti) accaduto negli anni ’80 e ’90, ma ancora denso di conseguenze di tipo sanitario e legale.

L’accusa, per più di una casa farmaceutica, fu quella di aver immesso sul mercato flaconi di sangue prelevati a soggetti a rischio – sebbene all’epoca non esistessero test specifici – e non controllati dal Servizio sanitario nazionale, pagando tangenti a politici e medici: gli anni più «caldi» dell’affaire furono proprio quelli di Mani pulite. Nel nostro Paese, tra gli indagati finirono l’allora direttore del servizio farmaceutico del ministero della Sanità, Duilio Poggiolini, accusato di «omicidio colposo» con altre 10 persone.

Secondo i dati dell’Associazione politrasfusi, tra l’85 e il 2008, sono state 2.605 le vittime di trasfusioni con plasma infetto ed emoderivati mentre sono 66mila sono le richieste di risarcimento giunte dai pazienti al ministero della Salute: l’obiettivo era quello di risarcire e ottenere l’indennizzo previsto dalla legge n. 210 del 1992 (un assegno da 540 euro al mese) e il risarcimento integrale dei dan ni per i mancati controlli dello Stato nella raccolta, lavorazione e somministrazione di sangue per uso terapeutico, poi risultato infetto. La maggioranza degli infettati si è avuta tra talassemici ed emofiliaci, costretti ad assumere periodicamente sangue intero od emoderivati.

Quella di oggi non è la prima sentenza di Strasburgo favorevole alle vittime dello scandalo: nel 2013 anni la stessa Corte aveva dato ragiono a 162 ricorrenti italiani, infettati a seguito di trasfusioni di sangue e prodotti derivati, riconoscendo loro la rivalutazione annuale adeguata al costo della vita dell’indennità complementare percepita a seguito di quella vicenda.

FONTE: lastampa.it

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