Home Farmaci anti HIV Italian National Focal Point – Infectious diseases and migrant

Italian National Focal Point – Infectious diseases and migrant

di Luca Negri

l NFP italiano è una Rete di oltre 70 esperti di Istituzioni Pubbliche, Organizzazioni Non Governative, Associazioni di Volontariato e Referenti di Comunità di Migranti, impegnati nell’area della promozione e tutela della salute nonché della prevenzione, diagnosi e cura delle malattie infettive in ambito transculturale.

Sintesi delle attività dal 1997-2013

SYNTHESIS ITALIAN NFP INFECTIOUS DISEASES AND MIGRANT 1997-2013

Immigrazione e salute

Un malato di Aids su cinque (21,7%) oggi in Italia è un cittadino straniero. Ma se si guardano i nuovi casi di infezione da Hiv, la percentuale tra gli immigrati sale al 30%. “Ciononostante l’incidenza della malattia tra queste persone resta costante, per via della crescita delle immigrazioni nel nostro Paese”. Questa la ‘fotografia’ dell’Hiv nel nostro Paese incentrata sulla popolazione straniera, scattata da Gianni Rezza del reparto di epidemiologia dell’Istituto superiore di sanità (Iss), dove oggi è stato organizzato il convegno ‘Immigrazione e salute’.

L’occasione è il traguardo dei 10 anni di attività del National Focal Point italiano, gruppo di studio coordinato proprio dall’Iss. “Dagli anni ’90 – spiega Rezza – la proporzione di casi di Aids tra gli immigrati è andata progressivamente aumentando. Come pure le nuove diagnosi. Ma il fenomeno – avverte – non sorprende – e ricalca quanto è avvenuto in altri Paesi sottoposti al fenomeno dell’immigrazione di massa, come la Gran Bretagna. In molti casi – prosegue l’epidemiologo – si tratta di persone provenienti da aree geografiche ad alta endemia per l’Aids come l’Africa sub-sahariana. O dipende dal tipo di immigrazione”.

Il vero problema che emerge dai dati riportati dai ricercatori riguarda però l’accesso alla diagnosi e alle cure della popolazione immigrata in Italia. “Oltre il 60% degli stranieri non è stato sottoposto alla terapia antiretrovirale prima della diagnosi di Aids conclamata”. Ma anche fare il test è più difficile per chi non è italiano. “Se infatti fra i connazionali nel 1995 una persona su 5 arrivava tardi al test, oggi la percentuale arriva al 50% in alcune zone del Paese”, come il Sud dove la presenza di immigrazione è rilevante.

Fonte: Adnkronos Salute

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più