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La cura per l’AIDS arriva dai macachi

di Luca Negri
Epidemiologia HIV: quanti sono i malati di HIV negli USA

La cura per l’AIDS arriva dai macachi
L’AIDS rimane uno dei grandi protagonisti nello scenario delle malattie dagli anni ’80 ad oggi, e nonostante gli sforzi tanto nella prevenzione quanto nella ricerca sembra ancora impossibile da sconfiggere.

Una cura dai macachi: Al contrario di quello che molti possono pensare non è il virus in persona a provocare la morte dell’organismo infetto bensì la conseguenza della sindrome che si scatena (la sindrome dell’immunodeficienza acquisita) che abbattendo completamente il sistema immunitario spiana la strada a qualsiasi patogeno, al punto che un semplice raffreddore può essere fatale.

Il meccanismo attraverso cui il virus HIV riesce a mettere in ginocchio il nostro sistema immunitario è ormai chiaro alla comunità scientifica, che ne ha sviscerato ogni aspetto (http://microbiologiaitalia.altervista.org/hiv-ecco-come-il-virus-si-attacca-alle-cellule-del-sistema-immunitario/) ed è arrivata addirittura a servirsene nella manipolazione genetica tramite vettori virali (http://microbiologiaitalia.altervista.org/4212-2/).

Eppure più si conosce questo virus più appare inquietantemente difficile da sconfiggere: la capacità di retrotrascriversi e rimanere per sempre all’interno dell’organismo infetto (come l’herpesvirus), il tasso elevatissimo di mutazioni che gli permette di selezionare in pochissimo tempo una forma resistente, tutte queste potenzialità fanno impallidire i pochi punti deboli su cui si può lavorare per un’eventuale cura.

Al momento attuale non esiste una cura reale per l’AIDS se non il cocktail di farmaci che costituisce la terapia antiretrovirale, mix che deve essere preso dai pazienti – 33 milioni in tutto il mondo – per tutta la vita e che porta alla cronicizzazione ma non alla sconfitta della malattia.

Gli scarsi risultati in questo campo non hanno scoraggiato le ricerche e un notevole passo avanti è stato fatto da uno studio Italia-USA pubblicato nel 2013 su Retrovirology, il cui trial clinico è iniziato nel 2014.

Questo studio dell’Istituto superiore di sanità, condotto da un team coordinato dall’italiano Andrea Savarino, si basa sulla sperimentazione in vivo sui macachi (che condividono con noi il 93% del patrimonio genetico) contro la SHIV, l’equivalente dell’AIDS in questa specie. Questo gruppo ha creato un nuovo rivoluzionario cocktail di farmaci aggiungendo alla terapia antiretrovirale due nuovi farmaci, l’auranofin, un composto a base di sali di oro, e la butionina sulfossimina, un agente chemiosensibilizzante (BSO). La sinergia di questi farmaci ha permesso di ottenere la remissione totale della patologia.

Nei macachi trattati i linfociti malati sono stati rimpiazzati da linfociti sani e perfettamente funzionanti; Iart Luca Shytaj, collaboratore di Savarino e primo autore dell’articolo pubblicato su Retrovirology, ipotizza che questo possa accadere grazie alla stimolazione di una branca del sistema immunitario da parte del BSO aggiunto al cocktail, come una sorta di auto-vaccinazione contro il virus.

Il trial clinico, che sarebbe dovuto partire due anni or sono in Italia, ha seguito un percorso ben più travagliato rispetto alle aspettative. Andrea Savarino in un intervista (http://www.hivforum.info/forum/viewtopic.php?f=24&t=2786&start=10&sid=6d2df0280be804dcb3ece7f1aabcc3e6) racconta come, non trovando né un interesse né un riscontro economico adeguati, si è spostato dall’Italia negli USA, dove è invischiato in eterne pratiche burocratiche. L’autore inoltre aggiunge che mentre la sperimentazione sull’auranofin partirà avvantaggiata, perché i risultati su cui si basa sono quelli ottenuti con i macachi, gli altri farmaci richiederanno un tempo di sperimentazione maggiore. In definitiva il giorno in cui da queste ricerche nascerà una cura commercializzabile e disponibile è ancora, purtroppo, lontano.

Fonti: Retrovirology, HIV forum

Laura Tasca

Fonte: microbiologiaitalia.altervista.org

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