Home Attualità La medicina di genere e gli studi reali stravolti per dimostrare tesi omofobe. In Italia siamo al ridicolo

La medicina di genere e gli studi reali stravolti per dimostrare tesi omofobe. In Italia siamo al ridicolo

di Luca Negri
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Gentile direttore,
in Italia siamo al ridicolo. Sono stati sospesi gli incontri sulla Teoria Gender durante il Meeting di CL dopo che due notevoli esponenti, Padre Carbone e il dott. Renzo Puccetti, Internista e Bioeticista, hanno citato depravandoli studi di medicina di genere per dimostrare tesi omofobe vergognose, che stravolgono gli studi reali.

 

Va dato subito merito a costoro di avere citato uno studio scientifico danese non stigmatizzante sulle persone omosessuali, che in Italia nessuno prova neanche a produrre. In effetti, nonostante le chiare indicazioni europee, Medicina di Genere viene tradotto come Medicina della Donna tout court, ignorando che invece riguarda tutte le possibili variazioni del genere dal punto di vista bio-psico-sociale, il che include, non soltanto le persone Lgbt (omosessuali, transessuali ed intersessuali), ma perfino, in alcune circostanze, i maschi eterosessuali.

Siamo veramente il fanalino di coda della scienza medica rispetto alla Medicina di Genere da questo punto di vista e la generale omofobia in sanità arriva al punto di fare studi sugli omosessuali solo relativamente all’HIV o per conoscere l’origine di questa “variante normale della sessualità”, mentre sui transessuali si pubblicano in Italia solo studi sulle modifiche dei genitali. Nessuno studio significativo viene avviato sulle persone transgender, sui minori Lgbt o sugli intersessuali, e di fatto questo crea un doppio stigma perché in medicina Omosessuale diventa uguale ad HIV positivo e Transessuale a Castrato, quando questi e quelli ovviamente lo sono solo in minima parte.

Siamo davvero contenti allora di essere venuti a conoscenza del maggior rischio cardiologico per gli omosessuali, ancorché il collega e il prete abbiano omesso che questo vale solo per i gay single, chissà perché sempre maschi, mentre il rischio diventa uguale alle coppie sposate eterosessuali per i gay in coppia stabile da almeno cinque anni.

La scenetta ridicola, che riduce l’affettività e la sessualità dei gay, chissà perché sempre maschi, ad un dito all’orecchio la cito solo per arrivare a parlare di due studi di Medicina di Genere, questa volta israeliani. Il primo, di Perry D ed altri, è sulla sensibilità ed empatia, e dimostra che le donne e gli omosessuali maschi sono più sensibili ed empatici degli eterosessuali maschi e delle lesbiche. Il secondo, di Jacobson R ed altri, è sull’ansietà correlata anche alla produzione di Cortisolo nella saliva, che viene dimostrata essere maggiore nei soggetti maschi di qualunque orientamento sessuale che abbiano un comportamento difforme dall’attesa standard di virilità, piuttosto che negli omosessuali ed eterosessuali più virili, che si comportano ugualmente e con poco stress rispetto ad uno stimolo specifico.

Occorre citare anche i dati, noti alle venti Aziende Regionali Sanitarie, relativi al rischio di Tumore all’Ano che sarebbe evitabile con il vaccino anti HPV, la cui frequenza è paragonabile se non maggiore di quello all’utero nelle donne eterosessuali, ma colpisce solo i maschi che abbiano rapporti con altri uomini (MSM) che include quindi i rapporti tra omosessuali ma anche con transessuali non operati.

Siamo allora al ridicolo in Italia. E’ un vertice omofobo di CL il primo a citare degli studi di Medicina di Genere relativi alla popolazione omosessuale, chissà perché solo maschile, anche se pervertendone e stuprandone i risultati ed il significato ai propri fini ideologici, mentre la Sanità Italiana nel suo complesso ci ignora, non solo traducendo la Medicina di Genere appunto solamente in Medicina della Donna, ma più in generale e con una certa pervicacia ci maltratta, ci stigmatizza o ci deplora anche tramite il Ministro Lorenzin ed ogni altro medico che abbia un microfono o un pulpito da cui parlare.

Manlio Converti
Psichiatra e Attivista Lgbt

Fonte:  quotidianosanita.it

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