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La Relazione della Commissione Aids

di Luca Negri
aids

Uso del preservativo, comportamento responsabile e diffusione del test Hiv.

Questi i caposaldi su cui si è basata l’attività di contrasto alla malattia della Commissione nazionale Aids nel presentare la relazione sull’ultimo quinquennio di attività, relativo al periodo 2009-2013.

“Nel nostro Paese – si legge nel breve abstract sintetico che indica gli obiettivi di Piano Hiv/Aids, formulato da Fabrizio Oleari, Coordinatore CNA Capo Dipartimento Sanità Pubblica e Innovazione Ministero della Salute – rispetto a venti anni fa, è diminuito il numero di persone infettate dal virus dell’HIV, ma, grazie ai progressi delle nuove terapie antiretrovirali, è aumentato quello delle persone sieropositive viventi. Un terzo delle persone con una nuova diagnosi di HIV viene diagnosticato in fase avanzata di malattia, quando è già in atto una rilevante compromissione del sistema immunitario. La conoscenza, sia dello stato di sieropositività da parte delle persone che hanno contratto l’infezione, sia dell’ampiezza di tale realtà nosologica, possono contribuire ad intervenire più efficacemente per la difesa dello stato di salute del singolo e della collettività”.

La Relazione della Commissione Aids

Per quanto riguarda il tema del test Hiv, la Relazione segnala come nel 2009, il Ministero della salute ha finanziato un progetto di ricerca su “L’accesso al test HIV” che è stato svolto dall’Istituto Superiore di Sanità e dalle Associazioni della Consulta di Lotta all’AIDS e, nel 2011, è stato prodotto un rapporto sui risultati del progetto, nel quale si illustra come, avvalendosi della partecipazione fattiva e integrata dei numerosi attori coinvolti – Associazioni della Consulta per la Lotta contro l’AIDS, Ministero della Salute, Centri diagnostico clinici territoriali, Istituto Superiore di Sanità – si è riusciti a delineare una panoramica della situazione relativamente alle modalità di accesso al test HIV esistenti nelle diverse regioni e province d’Italia, evidenziandone differenze e criticità.

Test Hiv
L’Italia, pertanto, è stata tra i primi Paesi ad aver risposto concretamente alle richieste giunte dall’Unione Europea sulle politiche per la diagnosi precoce dell’HIV, con il “Documento di consenso sulle politiche di offerta e le modalità di esecuzione del test per HIV”, che è stato redatto dalla Commissione Nazionale AIDS e approvato in Conferenza Stato Regioni il 27 luglio 2011. Il documento italiano, elaborato con il contributo fattivo dei livelli politico-istituzionali, del mondo scientifico, ma soprattutto dei pazienti, rappresentati dalle Associazioni, oltre a ribadire la necessità di effettuare il test, propone modalità univoche di erogazione del test e delle modalità di consegna dei risultati sul territorio nazionale, individuando inoltre i gruppi di fragilità sociale ai quali offrire attivamente il test.
Inoltre, il 22 novembre 2012 è stato siglato l’Accordo tra Stato, Regioni e Province Autonome, che individua le linee progettuali per l’utilizzo, da parte delle Regioni, delle risorse vincolate per la realizzazione degli obiettivi di carattere prioritario e di rilievo nazionale per l’anno 2012. Tra queste linee rientra la diagnosi di infezione da HIV, che individua delle aree prioritarie di intervento che possono essere sintetizzate come di seguito:

  • Caratterizzazione delle nuove infezioni e dei determinanti dell’accesso al test ed alla cura come strumento di pianificazione di azioni volte a favorire un accesso precoce delle persone con infezione da HIV ai servizi assistenziali.
  • Sviluppo e Verifica di fattibilità di programmi dell’implementazione di test per infezione recente.
  • Promozione dell’ottimizzazione della offerta dei servizi di accesso al test e counseling per HIV richiesti dal paziente.
  • Sviluppo di strategie di offerta attiva del test per la diagnosi dell’infezione da HIV, anche con l’offerta attiva del test alle persone che si rivolgono ai servizi sanitari per altre problematiche.
  • Definizione ed attivazione di percorsi per raggiungere gruppi di popolazione a prevalenza più elevata di infezione con interventi attuati direttamente nella comunità.
  • Sperimentazione di interventi per l’accesso al test HIV al di fuori di strutture sanitarie.
  • Definizione e condivisione delle best-practices per specifici i percorsi assistenziali al fine di ottimizzare l’appropriatezza nella prese in carico dei soggetti con infezione/malattia da HIV.
  • Promozione e monitoraggio dell’attivazione della Sorveglianza epidemiologica dell’Infezione da HIV in tutte le Regioni Italiane.
  • Acquisizione di dati aggiornati relativi a incidenza e di prevalenza dell’infezione da HIV in Italia necessari in particolare a fini programmatori. Inoltre appare importante stimare la quota di infezioni note e non note, anche utilizzando modelli matematici, già sperimentati in altri Paesi europei.

Hiv e tutela della salute nei luoghi di lavoro
Altro tema toccato dalla Relazione riguarda l’Hiv e il lavoro. In particolare, il lavoro si basa sulla la raccomandazione n. 200/2010, che ribadisce come, tra i principi di carattere generale, non vi devono essere discriminazioni o stigmatizzazioni di persone che sono in cerca di lavoro o che presentino domanda d’impiego, in base alla reale o presunta sieropositività, e che a nessun lavoratore deve essere richiesto di effettuare il test HIV o di rivelare il proprio stato sierologico, ha sottolineato che occorre considerare la prevenzione della trasmissione dell’HIV in tutte le sue forme come una priorità fondamentale.

“Occorre, quindi, – si legge nel documento –  tutelare i lavoratori che svolgono attività in cui è elevato il rischio di trasmissione dell’HIV e, a tale scopo, è necessario – laddove sussista un rischio di contagio per esposizione professionale a HIV e malattie ad esso correlate, come la TBC – predisporre per i lavoratori specifici programmi di prevenzione (fermo restando che, in ogni caso, la sieropositività non può costituire motivo di discriminazione per l’assunzione o la conservazione dell’impiego, né rappresentare una giusta causa per la cessazione del rapporto di lavoro)”.

In ogni caso “appare evidente che norme specifiche di settore che richiedono l’accertamento preliminare della condizione di sieronegatività, come condizione necessaria perché il lavoratore risulti idoneo ad uno specifico servizio (prestato, ad esempio, presso forze di polizia o forze militari ecc.), hanno una loro legittimazione esclusivamente nella sussistenza di una effettiva condizione di rischio che dall’esercizio dell’attività lavorativa vi sia per i terzi un concreto e reale rischio di contagio in occasione e in ragione dell’esercizio dell’attività stessa”.

Altra tematica è rappresentata dalla discriminazione in ambito scolastico. La presenza e l’entità della discriminazione nei bambini con infezione da HIV non sono note, al contrario è noto come lo stigma nei confronti dei soggetti adulti e dei loro familiari sia ancora presente, in forma più o meno esplicita, in ogni paese del mondo. È quindi fondamentale sostenere l’applicazione rigorosa delle norme di Legge a protezione dei soggetti HIV-positivi nei confronti di tutte le forme di discriminazione in tutti i contesti sociali e di aggregazione e incentivare la conoscenza e l’applicazione delle misure di igiene e prevenzione universale a promozione di una corretta cultura della protezione individuale nei confronti di qualsiasi patologia trasmissibile.

Campagna informazione/comunicazione
Il primo target da raggiungere è la popolazione generale con un messaggio unico, univoco, chiarissimo a tutti i destinatari e perciò semplice e immediato. I contenuti necessari del messaggio sono la percezione del rischio, le nozioni di base delle modalità di trasmissione e le misure di prevenzione (preservativo + comportamento responsabile). Nelle fasi successive della campagna, si raccomanda di raggiungere anche i seguenti target: giovani, donne, migranti e MSM (uomini che fanno sesso con uomini).

Oltre queste tematiche la Relazione approfondisce anche altri temi come il “Documento di consenso sulle politiche di offerta e le modalità di esecuzione del test per l’Hiv in Italia”, su cui si evidenzia “situazione di estrema disomogeneità” sul territorio nazionale. Trattata ampiamente anche la tematica che riguarda la diagnostica e l’epidemiologia, con focus sul “problema critico di sanità pubblica” rappresentato dalla diffusione dell’infezione nelle carceri. Approfondimento, infine, sui trapianti in soggetti sieropositivi e in tema di diritti negati  sulle problematiche assicurative delle persone con Hiv e sulla necessità di garantire servizi e accessi alle cure ai migranti.

 

FONTE: quotidianosanità

 

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