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La saga del vaccino Ensoli e contorno

di Luca Negri

28 maggio 2014
Aids, Ensoli (ISS): “Vaccino pronto nel 2018 solo se ci sono i fondi”

“Abbiamo completato la fase 2 in Italia, con 168 persone, ottenendo risultati incoraggianti – dichiara Barbara Ensoli, Vice-Presidente della Commissione Nazionale AIDS, Ministero della Salute- “Stiamo terminando una fase 2 in Sudafrica, con 200 persone, dove partirà a breve la fase 3, quella finale. Circa tale vaccino terapeutico, i dati preliminari sono estremamente promettenti, ma ci vogliono ancora alcuni anni per renderlo disponibile. Quest’attesa dipende dalla mancanza di fondi, ma per fine 2018 dovremmo riuscire a registrare il vaccino nel Sudafrica, per poi procedere in Europa e in America”.

COMMENTO AL VACCINO PRIVATO – A margine del congresso, Barbara Ensoli commenta la notizia sul vaccino “privatizzato”. Secondo l’inchiesta del mensile Altreconomia ( http://www.poloinformativohiv.info/?p=4644), pubblicata sul numero di maggio, infatti, sono stati stanziati finora 49 milioni di euro di soldi pubblici per la ricerca del vaccino, ma dei risultati potrebbe beneficiarne un ente privato. Secondo l’approfondimento, oggi una parte rilevante dei brevetti è stato ceduto alla Vaxxit srl, con un capitale sociale pari a 10 mila euro per il 70% appartenente alla stessa Barbara Ensoli.

“I fondi per registrare il vaccino in Sudafrica oscillano tra i 35 e i 40 milioni di euro. Per le fasi successive serviranno altri 50-60 milioni per procedere in Europa e in America. Noi finora abbiamo speso 26,8 milioni di euro pubblici. Fare una startup è l’unico modo per reperire questi fondi, perché il pubblico non li ha. La cosa peggiore che trovo in Italia è l’ignoranza: prima di parlare occorrerebbe studiare correttamente la situazione che si commenta. Saranno gli investitori stessi a cogliere i frutti economici di questa ricerca; stesso discorso per quanto riguarda lo Stato Italiano”. “Le nuove possibilità terapeutiche – spiega Massimo Andreoni, Presidente del Congresso e Presidente SIMIT, Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali – rendono oggi questa malattia controllabile nella maggior parte dei casi. Il ridotto interesse da parte dei media ha determinato una perdita di attenzione da parte della popolazione alla trasmissione di questa malattia. E’ utile ricordare che i farmaci che oggi possediamo sono estremamente efficaci ma non in grado di eradicare l’infezione e quindi il trattamento della malattia deve essere considerato cronico per tutta la vita con le conseguenze che questo può determinare”.
Fonte: .italiaglobale.it


3-giugno 2014
Vaccino Aids, necessaria prudenza, test ancora da verificare
A margine della  VI edizione di I.C.A.R. (Italian Conference on AIDS and Retrovirus), promosso da SIMIT (Società Italiana Malattie Infettive e Tropicali), svoltasi a Roma, non si placa il serrato confronto tra gli specialisti infettivologi e virologi sul tema del vaccino per combattere l’Aids. Il congresso ha proposto un inedito e tridimensionale approccio tra scienza di base, ricerca diagnostico-clinica, competenze delle associazioni di pazienti e/o delle comunità colpite dall’HIV. Un obiettivo ambizioso da parte della comunità scientifica infettivologica italiana, delle Associazioni dei pazienti e delle istituzioni, in un momento in cui gli standard di assistenza e cura raggiunti in Italia devono confrontarsi con esigenze di sostenibilità, mettendo così costantemente in discussione i percorsi intrapresi nei diversi ambiti.

Molta attenzione al congresso  ha suscitato l’intervento della dott.ssa Barbara Ensoli e dei suoi collaboratori sull’efficacia del cosiddetto vaccino italiano per l’AIDS basato sulla proteina Tat. Quella italiana è la più grossa e forte rete sulle malattie infettive che esista al mondo, tuttavia le posizioni e il dibattito sono diverse al suo interno. Il confronto dialettico sulla base dell’esperienza e dell’approccio maturato e presentato sinora è stato molto serrato e mentre molti scienziati definiscono questi dati incoraggianti e promettenti, altri specialisti invitano alla prudenza.

Tra questi il Prof. Guido Silvestri, Professore di Patologia e noto immunologo  della Emory University di Atlanta (Usa), editore del prestigioso Journal of Virology e membro del comitato organizzatore della CROI,  il più importante congresso sull’AIDS al mondo, che ha partecipato alle sessioni e ha presentato anche la cerimonia “Croi Awards 2014”, il  riconoscimento destinato ad alcuni dei migliori talenti e ricercatori e volontari, nel corso della serata inaugurale.

I PROGRESSI DEL VACCINO – “Abbiamo completato la fase 2 in Italia, con 168 persone, ottenendo risultati incoraggianti – aveva dichiarato Barbara Ensoli, Vice-Presidente della Commissione Nazionale AIDS, Ministero della Salute – Stiamo terminando una fase 2 in Sudafrica, con 200 persone, dove partirà a breve la fase 3, quella finale. Circa tale vaccino terapeutico, i dati preliminari sono estremamente promettenti, ma ci vogliono ancora alcuni anni per renderlo disponibile. Quest’attesa dipende dalla mancanza di fondi, ma per fine 2018 dovremmo riuscire a registrare il vaccino nel Sudafrica, per poi procedere in Europa e in America”.

Il Prof. Silvestri invita ad essere molto cauti nel valutare i dati prodotti finora sul vaccino Tat. “L’idea di base è senza dubbio interessante, ed io mi congratulo con la dottoressa Barbara Ensoli, per la sua tenacia e persistenza nel perseguire questa idea. Detto questo, credo che sia estremamente prematuro parlare di efficacia clinica per un vaccino terapeutico sulla base di dati in cui i pazienti vaccinati vengono confrontati con un gruppo di pazienti “controllo” che non erano stati né randomizzati né trattati in doppio cieco.

Se da un lato la scelta di fare uno studio clinico di fase II di tipo “open label” è comprensibile dal punto di vista logistico – prosegue Silvestri – poi bisogna usare moltissima cautela nell’interpretare i dati di efficacia, altrimenti si crea molta confusione. Più in generale, credo anche che sia importante evitare, per il bene dei pazienti stessi e del pubblico, di suscitare aspettative e speranze che non sono giustificate sulla base dei dati presentati finora. Questo concetto vale ancora di più per un problema scientifico di enorme complessità, come appunto lo sviluppo di un vaccino contro l’HIV. Se poi, in futuro, questo vaccino si dovesse dimostrare  efficace sulla base degli appropriati studi clinici, sarò il primo a congratularmi con i suoi autori ed i colleghi”.

FONTE: pharmastar.it


Nota associazioni Nadir-Arcigay-PLUS
5-giugno 2014
Durante il congresso ICAR, svoltosi a Roma dal 25 al 27 Maggio 2014, tra i vari aspetti di ricerca affrontati, la Prof.ssa Barbara Ensoli (Direttore del Centro Nazionale AIDS dell’Istituto Superiore di Sanità) e i suoi collaboratori (Prof. Fabrizio Ensoli, Dr. Aurelio Cafaro, Dr.ssa Antonella Tripiciano e Dr.ssa Stefania Bellino) hanno avuto occasione di esporre vari aspetti del progetto italiano “Vaccino contro l’AIDS” basato sulla proteina Tat, tra i quali i risultati dello studio ISS-T002 condotto in Italia su 168 pazienti in trattamento (Clinicaltrials.gov: NCT00751595). Ciò è avvenuto nell’ambito di regole congressuali riconosciute (rispettivamente attraverso una lettura a invito e 4 comunicazioni orali assegnate dagli organizzatori del congresso tramite giudizio anonimo e indipendente di ricercatori pari grado).

Il dibattito nelle sedi congressuali, di ordine scientifico e secondo le regole di normale prassi, ha rilevato notevole interesse per i risultati ottenuti, evidenziando vari aspetti promettenti e anche i limiti degli stessi. Sempre nelle stesse sedi, la Prof.ssa Ensoli ha annunciato che nel breve (entro ottobre 2014) saranno disponibili anche i risultati dello studio ISS-T003 (ClinicalTrials.gov NCT01513135) condotto in Sud Africa su 200 pazienti in trattamento. Questo secondo studio – in doppio cieco, randomizzato e con placebo – se confermerà i promettenti risultati dello studio ISS T-002, costituirà la base di discussione con le autorità preposte per il disegno degli studi registrativi di fase III. In proposito, la Prof.ssa Ensoli ha in seguito rilasciato interviste a varie agenzie di stampa.

Le associazioni Arcigay, Nadir, Plus hanno letto con sorpresa e stupore le articolate considerazioni “a margine” del congresso rilasciate dal Prof. Guido Silvestri (Emory University, Atlanta, GA, USA), presente in sala durante l’esposizione dei dati, che invece in sede opportuna di dibattito scientifico si era solo limitato a rilevare rispettivamente al Prof. F. Ensoli l’assenza di un gruppo di controllo randomizzato nello studio ISS-T002 (al quale il Professor F. Ensoli ha risposto argomentando le ragioni della scelta) e alla Prof.ssa B. Ensoli un aspetto specifico riguardante l’analisi del patrimonio immunologico dei pazienti dello studio (al quale la Prof.ssa B. Ensoli ha ugualmente risposto).

Le scriventi associazioni Arcigay, Nadir, Plus rilevano forti perplessità sul “metodo” utilizzato dal Prof. G. Silvestri per diffondere il suo pur legittimo pensiero, essendo convinte sostenitrici che le questioni scientifiche si devono risolvere nello stesso ambito, nelle sedi adeguate e secondo le regole internazionalmente riconosciute del dibattito stesso. La metodologia utilizzata stupisce ancor di più in quanto il ricercatore in questione (non autore/co-autore della ricerca, ndr) ha avuto tutte le possibilità per poter fare le sue osservazioni durante la discussione in seduta plenaria che è seguita alla presentazione della Prof. B. Ensoli (ossia nelle sedi scientifiche preposte), mentre invece le ha espresse a mezzo stampa e senza la possibilità di un contraddittorio. Inoltre, sempre in sede stampa, si è soffermato più nel dettaglio solo su parte degli aspetti della ricerca stessa, e non ha citato con lo stesso peso i risultati che invece hanno portato gli autori della ricerca a ottenere (tramite le regole internazionalmente riconosciute del dibattito scientifico) l’assegnazione delle 4 comunicazioni orali prima citate, nonché della lettura ad invito.

Queste modalità di operare, oltre ad essere al di fuori delle regole scientifiche, non fanno altro che danneggiare in generale la ricerca sulla lotta all’AIDS, generando distorsioni di pesi e misure dei vari aspetti e mettendo a repentaglio il rapporto fiduciario tra comunità scientifica e comunità di persone con HIV/AIDS. Da tempo, infatti, le persone con HIV/AIDS si attendono risultati in questa importante materia e vorrebbero con forza assistere ad un dibattito bilanciato sul tema, e soprattutto nelle sedi opportune.

Si ricorda che l’area di ricerca in questione è un settore fortemente sensibile considerando l’impatto che eventuali prodotti vaccinali registrati, siano essi preventivi o terapeutici, potrebbero avere non solo dal punto di vista di gestione dell’epidemia, ma anche da quello delle forti implicazioni economiche, compreso la variazione del flusso di denaro all’industria del farmaco.

Questa nota ha lo scopo di diffondere, a chiunque ne fosse interessato, quanto accaduto nella sede citata, a tutela della memoria collettiva.
Fonte: newsletter nadironlus


15 luglio

Il destino della componente preventiva del vaccino, la genesi dell’operazione Vaxxit, il traguardo del 2018, le risorse pubbliche ad oggi investite e i “ritardi” determinati da Altreconomia e osservatori critici. Barbara Ensoli, direttore del Centro nazionale Aids dell’Istituto superiore di Sanità, prende la parola dopo la nostra inchiesta sul “vaccino italiano contro l’Aids” e il “ripensamento” dell’ISS a concedere alla ricercatrice l’opzione esclusiva su parte dei brevetti. Una decisione, quest’ultima, giudicata duramente.
“Io do fastidio”, “sono l’anticristo”, “ho anche paura fisica”. Il 10 luglio Barbara Ensoli, direttore del Centro nazionale AIDS, al centro dell’inchiesta di Altreconomia sul “vaccino italiano contro l’AIDS”, è tornata fragorosamente a parlare. E per farlo ha scelto Bologna, ospite dell’associazione Plus-onlus, tramite una “conferenza di carattere scientifico-divulgativa” tenutasi dinanzi a una platea ridotta ma attenta.

All’origine dell’appuntamento vi erano quelle che Sandro Mattioli, presidente dell’associazione organizzatrice, ha bollato come “polemiche giornalistiche”. La vicenda sintetizzata impropriamente da Mattioli è la seguente.

Le puntate precedenti

Nel lontano 1998 il gruppo di ricerca dell’Istituto superiore di sanità (ISS) coordinato da Barbara Ensoli annuncia al mondo di aver trovato la ricetta al male del millennio: un vaccino contro l’Aids. 16 anni dopo, però, la componente “preventiva” del vaccino anti-Aids si blocca.

Il 4 marzo 2014 l’utilizzo del rimanente segmento “terapeutico” viene concesso con delibera ad hoc dal consiglio di amministrazione dell’ISS con “opzione esclusiva” a favore di una piccola società chiamata Vaxxit Srl.

Poco dopo arriva la nostra inchiesta “Aids, dov’è il vaccino”, preparata in aprile e pubblicata nel numero 160 di Altreconomia (maggio 2014), centrata anche sulle sorti dei 49 milioni di euro stanziati per la “ricetta” dell’ISS. Quel che emerge, allora, è che il socio di maggioranza di Vaxxit (con il 70% delle quote) è proprio la dottoressa Barbara Ensoli -vice presidente della Commissione nazionale per la lotta contro l’Aids e direttrice del Centro nazionale Aids in seno all’Iss-. Accanto a lei, sino a metà aprile, la società 3 I Consulting Srl, con il 30%. L’amministratore di quest’ultima si chiama Giovan Battista Cozzone, esperto di brevetti che dal maggio del 2009 ha prestato una consulenza quadriennale per conto (e perciò nell’interesse) dell’Istituto superiore di sanità in materia di “trasferimento tecnologico”.

Il 27 maggio di quest’anno Emilia De Biasi, presidente della commissione Igiene e sanità del Senato, presenta un’interrogazione parlamentare al governo chiedendo conto del cammino del vaccino, a partire dalle novità messe in fila da Altreconomia. Il governo, nella persona del sottosegretario alla Salute Vito De Filippo, respinge al mittente ogni sospetto: nessun abuso, spiega il 12 giugno 2014 in commissione De Filippo, anche perché nessuna decisione vincolante è stata assunta dal consiglio di amministrazione dell’Istituto presieduto, oggi come allora, da Fabrizio Oleari.

Lo stesso Oleari che due giorni prima della replica dell’esecutivo a De Biasi, cioè il 10 giugno, aveva contraddetto se stesso quando -dinanzi al consiglio di amministrazione dell’ISS- dichiarava “non idonea” la precedente deliberazione di marzo e disponeva la verifica della fattibilità di uno spin-off giudicato coerente soltanto tre mesi prima.

Il 2 luglio scorso Vittorio Agnoletto -medico e co-autore del libro “Aids, lo scandalo del vaccino italiano”- e Fernando Aiuti -immunologo- vengono auditi “informalmente” dai senatori guidati da De Biasi, a proposito proprio dello stato dell’arte del progetto di ricerca in seno all’Istituto superiore di sanità.

Pochi giorni dopo interviene un’altra novità. Il 7 luglio, sul sito di Altreconomia, si dà conto del mutamento della compagine societaria della Vaxxit Srl. Dal Delaware al Canada, passando per la Nuova Zelanda e il Sud Africa: otto nuovi soggetti sono entrati nella società il 17 marzo scorso, con quote minime, non oltre l’1%.

Il 28 aprile 2014 l’avvenuto cambiamento societario ha preso infatti forma, con l’iscrizione della “modifica” presso la Camera di commercio. Poco meno di un mese dopo, il 22 maggio 2014, Vaxxit Srl diventava “attiva”, sempre presso la Camera di commercio.

Come scritto, la valutazione della coerenza tra la costituzione di Vaxxit Srl e il disciplinare di spin-off dell’Istituto superiore di sanità riprende il 10 giugno. Con un elemento poco chiaro, scolpito all’articolo 4 del “Disciplinare per partecipazione dell’ISS e suo personale ad iniziative spin-off” votato il 10 dicembre 2012 dal cda dell’Istituto. Quell’articolo stabilisce i “doveri” del ricercatore/tecnologo che voglia costituire la società di spin-off, in questo caso la Vaxxit Srl. Tra questi, si legge, gli toccherà comprovare “il dettagliato business plan societario, contenente tra l’altro anche dati ed elementi utili ad identificare la specifica futura compagine sociale e le rispettive quote di partecipazione”. Tralasciando il pur interessante profilo (e destino) del piano economico e finanziario, va tenuto conto che all’epoca del 4 marzo 2014, quando il cda presieduto da Fabrizio Oleari certifica la “coerenza” di Vaxxit Srl (come detto allora ancora “inattiva”), le quote di partecipazione però erano del tutto in fieri e gli otto nuovi soci ancora fuori gioco.

Ultimo atto a Bologna: la versione di Ensoli e Cozzone

È a questo punto che Barbara Ensoli e Giovanni Battista Cozzone hanno optato a Bologna per la strada della replica, punto su punto.

Per prima cosa Ensoli ha toccato il punto delle componenti del cosiddetto “vaccino”: quella preventiva -come detto bloccata ancora in fase 1 per “componente vaccinale (proteina Env, Novartis) non conforme alla nuova linea guida europea”– e quella terapeutica -ancora in fase 2, in corso in Sud Africa-. A chi le contesta di aver coniato un ossimoro (“vaccino terapeutico”) la guida del Centro nazionale Aids ha risposto con un “discorso filosofico”. “Si chiama preventivo perché va nel soggetto sano, si chiama terapeutico perché va nel soggetto già infettato -ha detto Ensoli-. Mica deve essere un prodotto vaccinale differente”. Determinante, secondo la ricercatrice, è il “concetto patogenetico”.

“Dov’è la differenza?” si è chiesta Ensoli, se a testare il “meccanismo” sia un soggetto sano o uno già infettato. “Il terapeutico ti dà una spiegazione rapida” mentre il preventivo è costoso. “Sapete quanto costa un trial così? 150 milioni di euro”.

“Trovo veramente stupefacente –ha dichiarato sul punto il dottor Vittorio Agnoletto– che siano state fatte simili affermazioni. La differenza tra un vaccino preventivo e quello cosiddetto terapeutico è abissale: il primo viene somministrato alla popolazione sana ed è in grado di bloccare la diffusione dell’infezione; il secondo è uno strumento in più a disposizione delle persone già infettate da opporre all’azione del virus. Vi è una differenza totale, come tra il giorno e la notte. La verità è che la ricerca sul vaccino preventivo è ferma e nessuno ha il coraggio di dirlo, di spiegare che la grande ‘illusione’ diffusa a piene mani dal 1998 ad oggi è miseramente crollata.

Non c’è all’orizzonte alcun vaccino in grado di difenderci dal rischio di contagiarsi con l’HIV. Aver il coraggio di affermare questa verità significherebbe anche andare a verificare come e quanti soldi pubblici sono stati spesi e questo non lo vuole fare nessuno, perché altrimenti forte sarebbe il rischio di identificare precise responsabilità anche nei piani alti della struttura sanitaria pubblica e della politica. Senza contare quante sono le persone che, credendo all’arrivo imminente del vaccino, hanno abbassato le soglie d’attenzione, abbandonando i necessari comportamenti preventivi. E anche questi sono costi e sofferenze individuali e collettive tutt’altro che lievi”.
FONTE: altraeconomia.it

 


18 luglio 2014

Conduce Mirella Parachini , sabato 21 giugno 2014″ Il Maratoneta” trasmissione dell’ass. Luca Coscioni per la libertà di ricerca scientifica.

Ospiti: dott. Vittorio Agnoletto ex pres. Lila e membro Commissione Nazionale Aids e prof. Guido Silvestri professore ordinario di patologia generale presso la Emory University di Atlanta.

 

 


28 novembre 2014

“Vaccino” Aids, l’Iss blocca la cessione a Barbara Ensoli: “Operazione non chiara”

Il “vaccino” italiano contro il male del millennio ha finito la sua corsa. A sedici anni dal primo, fragoroso, annuncio della scoperta della ricetta contro l’Aids, infatti, il commissario straordinario dell’Istituto superiore di Sanità Walter Ricciardi ha fermato l’operazione Vaxxit Srl. Un’operazione che, se fosse andata in porto, avrebbe comportato la concessione di una “opzione esclusiva della durata di 18 mesi per l’utilizzo dei brevetti” del “vaccino” a favore di una società -la Vaxxit Srl- fondata dalla stessa coordinatrice della ricerca, Barbara Ensoli. Un caso sollevato da Altreconomia e da ilfattoquotidiano.it. Nella compagine societaria figurava tra gli altri -e figura ancora- la società 3 I Consulting Srl, amministrata da Giovan Battista Cozzone, esperto di brevetti che dal maggio del 2009 ha prestato una consulenza quadriennale per conto (e perciò nell’interesse) dell’Istituto superiore di sanità in materia di “trasferimento tecnologico”. Un impianto che sei mesi più tardi verrà definito “sbagliato nel metodo” dalla nuova guida dell’Iss.

A pesare sulla scelta del commissario Ricciardi, nominato dal governo il 10 luglio 2014, di interrompere il discusso spin-off sarebbero state “note di criticità emerse” nel corso di un’istruttoria “i cui esiti sono stati comunicati al Commissario con dettagliata relazione del Direttore generale” dell’Istituto. Inoltre, come recita la disposizione commissariale del 4 novembre 2014 a firma dello stesso Ricciardi, vi sarebbero state anche “significative riserve in ordine al riconoscimento della società Vaxxit Srl quale spin-off” dell’Iss stesso.

“Questo spin-off non presentava le spiegazioni che io avevo richiesto -afferma Riccardi-, e cioè che l’investimento pubblico potesse beneficiare di un ‘ritorno sugli investimenti’”. In quella circostanza, continua, “c’era una cessione, peraltro in una situazione ancora non chiara per l’Istituto che anche in questo caso sto cercando di chiarire, di un brevetto maturato con fondi pubblici. Non avendo avuto chiarimenti nel merito sul ritorno degli investimenti e sulla cessione del brevetto contestuale ho deciso che non era il caso che l’ISS riconoscesse la società quale spin-off e che conseguentemente cedesse i brevetti”.
Il presidente dell’Istituto superiore di sanità: “Non era chiaro il ritorno sugli investimenti fatti dal pubblico”

“Mi complimento con il commissario – commenta Vittorio Agnoletto, medico e co-autore del libro inchiesta “Aids, lo scandalo del vaccino italiano” (Feltrinelli 2012) e tra i primi a denunciare la gestione della ricerca- che ha avuto il coraggio di cancellare decisioni assunte dai presidenti che lo hanno preceduto. Auspico che Ricciardi prosegua in questa direzione, rivedendo completamente i criteri attraverso i quali vengono stabiliti i fondi per la ricerca sull’Aids, potenziando i finanziamenti e ridefinendo le priorità della ricerca clinica e degli interventi di prevenzione”.

Anche a proposito delle risorse investite sul progetto di ricerca di Ensoli, Ricciardi ha cercato di fare chiarezza. “Il Direttore generale -ha spiegato infatti il commissario dell’ISS- nella relazione che mi ha sottoposto ha quantificato una cifra rendicontata analiticamente, nel periodo tra il 1998 e il 2014, pari a 28 milioni 282.282 euro”.

La valutazione del commissario è però in netto contrasto con la delibera che, lo scorso 4 marzo, aveva dato il via libera alla cessione dei brevetti. Fu una decisione avventata? “Forse sì. Io non c’ero a marzo e non so da che cosa sia stata determinata la delibera del 4 marzo 2014. Certamente io so che nel momento in cui mi è stata sottoposta, forse non aveva tutti gli elementi per valutare. La mancanza di tutti gli elementi, con il senno di poi, ha reso la decisione non adeguatamente ponderata sulla base della completezza. Avrebbero perciò fatto meglio ad approfondire. Non mi permetto di giudicare ma per quello che ho visto io non c’erano gli elementi”.

Ensoli, però, rimane secondo Ricciardi un’ottima ricercatrice, rappresentante italiana all’European Research Council.
L’ipotesi delle sue dimissioni è perciò esclusa, anche se una precisazione del commissario fa intendere che il clima in seno all’Iss è cambiato: “Credo che vada riconsiderata nella riorganizzazione dell’Istituto la possibilità di dare un’opportunità a tutti -ha detto infatti Ricciardi-, ma quello che è importante è farlo in trasparenza, evitando i conflitti d’interesse e garantendo il merito”.

FONTE: ilfattoquotidiano.it

 


21 dicembre 2014

Barbara Ensoli lascia la vice presidenza della Commissione nazionale

La decisione di dimettersi per “favorire un sostanziale ricambio”. Ma per il mensile Altraeconomia, che ha dato oggi la notizia delle dimissioni sul suo sito web, dietro la scelta di Ensoli ci sarebbero gli strascichi delle polemiche sul vaccino anti Aids e la società Vaxxit.

Barbara Ensoli, direttore del Centro nazionale Aids in seno all’Istituto superiore di sanità, ha rassegnato le sue dimissioni dalla vice-presidenza della Commissione nazionale Aids e dal “ruolo di raccordo” presso la Consulta delle associazioni per la lotta contro l’Aids.

Ne ha dato notizia oggi il sito web di “Altraeconomia” che nel maggio scorso aveva fatto emergere un possibile conflitto di interessi tra il ruolo svolto dalla ricercatrice come titolare della ricerca sul vaccino anti Aids in seno all’Istituto superiore di sanità e la sua compartecipazione al 70% nella società privata Vaxxit, alla quale, nel marzo scorso, il consiglio di amministrazione dell’Iss aveva deciso di concedere una opzione di licenza esclusiva per l’utilizzo degli eventuali brevetti derivanti dal vaccino.

Una decisione poi rigettata il 4 novembre scorso dal commissario dell’Iss Walter Ricciardi per criticità e riserve emerse nell’istruttoria seguita alla prima delibera di marzo.

Barbara Ensoli resta comunque direttore del Centro Nazionale AIDS dell’Iss per la patogenesi e vaccini contro l’HIV/AIDS.

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