Home » Hiv: la campagna per guardare oltre, perché la sfida è invecchiare bene

Hiv: la campagna per guardare oltre, perché la sfida è invecchiare bene

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il
Hiv: la campagna per guardare oltre, perché la sfida è invecchiare bene

“Hiv: guardiamo oltre”, la prima campagna internazionale di sensibilizzazione del paziente con Hiv, focalizzata sul tema dell’invecchiamento e delle patologie associate.

Hiv: la campagna per guardare oltre, perché la sfida è invecchiare bene. In questi pazienti aumenta l’incidenza di altre malattie. L’iniziativa in 15 paesi europei per aiutare i malati a gestire l’invecchiamento e le patologie associate

Invecchiare bene con HIV di IRMA d’ARIA

GLI ANNI passano per tutti. Anche per i pazienti con Hiv che oggi, grazie ai progressi della medicina, hanno guadagnato più anni di vita. Infatti, se nel 2010 l’età media dei pazienti era di 43,9 anni si stima che nel 2030 sarà di 56,6 anni. In molti casi, dunque, iniziare precocemente il trattamento permette di vivere più a lungo, con un’aspettativa di vita simile alla popolazione generale.

Ma come invecchiano questi pazienti? E come riescono a gestire le altre malattie associate all’infezione da Hiv? Sono le domande da cui nasce “Hiv: guardiamo oltre”, la prima campagna internazionale di sensibilizzazione del paziente con Hiv, focalizzata sul tema dell’invecchiamento e delle patologie associate.

INTERATTIVO La campagna per conoscere meglio l’Hiv

Le nuove sfide del paziente con Hiv. Il raggiungimento di una viremia non rilevabile non è più il solo obiettivo nel trattamento dell’Hiv. La nuova sfida oggi è quella di accompagnare il paziente verso una gestione proattiva delle comorbidità associate all’infezione per assicurargli una strada verso la longevità e a invecchiare con la migliore qualità di vita possibile. “Le terapie hanno fatto passi da gigante e oggi un paziente che riceve una diagnosi di Hiv ed è in trattamento con i nuovi antiretrovirali ha un’aspettativa di vita paragonabile a quella della popolazione generale”, spiega Massimo Andreoni, Direttore U.O.C. Malattie Infettive e Day Hospital Dipartimento di Medicina, Policlinico Tor Vergata, Roma.

Efficacia cure. L’Italia è probabilmente al primo posto nel mondo per quanto riguarda l’efficacia delle cure. Secondo gli esperti, infatti, più del 90% dei pazienti attualmente in terapia ha una viremia perfettamente controllata con un progressivo recupero dell’immunità. Grazie a questi successi l’età media dei pazienti con Hiv sta progressivamente aumentando. «Uno studio recente ha valutato che nel 2010 l’età media dei pazienti era di 43,9 anni mentre nel 2030 sarà di 56,6 anni, con una percentuale di pazienti con età superiore ai 50 anni che passerà dal 28% al 73%. Tuttavia, ci sono ulteriori sfide da affrontare: invecchiare con l’Hiv espone a un maggior rischio di sviluppare patologie correlate come tumori, osteoporosi, problemi cardiaci, neurologici e al fegato”.

Le patologie dell’anziano con Hiv. In questi pazienti le malattie cardiovascolari sono più comuni, con un rischio di ipertensione che raggiunge il 43%, e quello di infarto il 5% (contro l’1% della popolazione generale). Aumentano anche l’incidenza dell’osteoporosi, che porta al 50% di rischio in più di subire fratture, i disturbi neurocognitivi, che insorgono nel 52-59% dei pazienti, mentre ansia e depressione colpiscono fino al 26% di persone affette da Hiv in Europa rispetto al 7% della popolazione generale.

La probabilità di sviluppare tumori è in media il doppio rispetto alla popolazione generale, il rischio di epatite cronica è superiore di otto volte, e quello di insufficienza renale di cinque volte. “Nel paziente con Hiv patologie come il diabete, l’ipertensione, le malattie cardiovascolari, le nefropatie, l’osteoporosi, disturbi cognitivi e la steatosi epatica aumentano la loro prevalenza con l’età, ma anche a causa dell’aumentata infiammazione che il virus stesso provoca – spiega Antonella D’Arminio Monforte, Direttore Clinica Malattie Infettive e Tropicali Dipartimento di Scienze della Salute ASST Santi Paolo e Carlo, Polo Universitario di Milano – .Rispetto agli individui non infetti, nei pazienti Hiv positivi le comorbidità possono insorgere più precocemente”.

Invecchiare è uguale ad essere più fragili. Sono comorbidità legate al virus oppure sono legate all’invecchiamento del paziente stesso? “Il virus è in grado di “insinuarsi” in tutti gli organi provocando dei danni» avverte D’Arminio Monforte. E’ necessario, però, fare delle distinzioni. “Ad esempio, il fegato può essere sicuramente oggetto d’infezione da virus epatitici che spesso coesistono con l’infezione da Hiv. Siamo quindi in presenza di una co-infezione con un decorso più grave rispetto all’infezione singola del solo virus epatitico”. Inoltre i primi farmaci antiretrovirali avevano un elevato grado di tossicità con un impatto notevole sul fegato.

Tossicità dei farmaci. Per quanto riguarda reni e cuore c’è sicuramente un danno legato all’età e alla tossicità dei farmaci. “Il sistema nervoso centrale è uno degli organi più colpiti; anni fa quando i trattamenti erano poco efficaci si potevano avere disturbi cognitivi anche molto gravi, fino ad arrivare alla demenza. Ora abbiamo superato questa fase grazie alle nuove terapie”, prosegue l’esperta.

Le ossa possono essere colpite da osteoporosi legata all’età e alla tossicità dei farmaci. In generale, però, tutti questi organi subiscono un invecchiamento accelerato o precoce legato al consumo e all’esaurimento del sistema immunitario dovuto alla co-esistenza dell’infezione da Hiv. Inoltre, la presenza di abitudini di vita come l’alcolismo o il fumo di sigaretta possono influire negativamente sulla patologia.

Le differenze di genere. Anche nella cura delle comorbidità esistono differenze di genere. “Effettivamente ci sono tutta una serie di patologie proprie della donna, come ad esempio le malattie neoplastiche a carico dell’utero che nella donna Hiv positiva sono molto più frequenti a causa d’infezione da papilloma virus. Inoltre, è importante uno stretto controllo dello stato delle ossa per la prevenzione dell’osteoporosi. Infine, le donne affrontano spesso l’infezione da Hiv in maniera diversa dagli uomini: sono più angosciate nell’affermare la propria Hiv positività al proprio partner, incorrono più facilmente in depressione e spesso antepongono la cura dei figli e della famiglia alla cura di se stesse”, conclude D’Arminio Monforte.

Come cambia l’approccio medico. Di fronte all’ invecchiare del paziente con Hiv anche la strategia medica deve cambiare. “La complessità clinica del paziente Hiv positivo necessita di un programma assistenziale in grado di cogliere gli aspetti medici, psicosociali, funzionali e tutte le limitazioni proprie delle persone anziane” – spiega Andreoni – Queste valutazioni devono permettere di personalizzare l’intensità di cura stabilendo magari intervalli più brevi tra le visite o l’invio in centri di riferimento multi specialistico».

Anche l’approccio dell’infettivologo deve cambiare: “Il ruolo del medico che ha in carico la persona con Hiv non può più limitarsi alla prescrizione dei farmaci antiretrovirali e al controllo regolare della loro efficacia; l’infettivologo di oggi e del futuro dovrà sempre più essere il centro e il coordinatore di una rete di specialisti di varie discipline che si occupa in maniera dedicata delle comorbosità legate all’Hiv”, spiega Lorenzo Badia, infettivologo presso il Policlinico Universitario S. Orsola Malpighi di Bologna.

“Ogni centro clinico che ha in cura pazienti Hiv-positivi deve essere, quindi, in grado di offrire uno screening di primo livello di tali patologie, basato su una specifica conoscenza delle peculiarità di queste problematiche nella popolazione Hiv e, dove necessario, una presa in carico da parte di specialisti adeguatamente formati sulla gestione di questa tipologia di pazienti”.

Invecchiare bene. È da queste premesse che nasce la Campagna “Hiv: guardiamo oltre” attiva in 15 Paesi europei e patrocinata in Italia da Simit, Società Italiana di Malattie Infettive e Tropicali, e da Nadir Onlus, Nps (Network Persone Sieropositive), Anlaids, Asa Onlus, Arcobaleno Aids e Plus Onlus. Obiettivo della campagna è fornire informazioni specifiche su come  invecchiare bene, risposte alle domande più frequenti sull’Hiv, video-interviste con i consigli degli esperti e delle Associazioni coinvolte nel progetto.

“La vera sfida, oggi, è quella di fissare nuovi obiettivi, che vadano oltre il raggiungimento di una viremia non rilevabile, fino a includere la gestione proattiva delle comorbidità associate, in modo che le persone con Hiv possano godere di una buona qualità di vita, piuttosto che semplicemente vivere più a lungo» precisa Simone Marcotullio, Vice Presidente Associazione Nadir. «Per questo è importante che il paziente si senta protagonista del suo percorso di salute, il quale contempli sia impegno nella prevenzione, ma anche attenzione alla diagnosi e alle strategie terapeutiche, in accordo con il proprio medico”.

I numeri dell’Hiv. Oggi si stima che in Italia circa 120.000 persone convivano con una diagnosi di Hiv, mentre ci sono 23.000 persone con diagnosi di Aids . In Italia vengono diagnosticati 6,1 nuovi casi di positività all’Hiv ogni 100.000 residenti. In base ai dati dello studio Icona che analizza i pazienti con Hiv presenti nel nostro Paese, l’incidenza più elevata è stata registrata nel Lazio, in Lombardia ed in Emilia Romagna.

Tra le modalità di trasmissione, nelle nuove diagnosi aumenta costantemente il ruolo della trasmissione omosessuale e bisessuale maschile, che ha raggiunto il 46% nel periodo di arruolamento 2012-2015.In questo triennio le
nuove infezioni hanno riguardato la popolazione ultrasessantenne per il 18.6%, con un aumento rispetto agli anni passati e con un importante riflesso sulle scelte terapeutiche e sulla gestione dei pazienti, soprattutto in presenza di comorbilità. Irma D’Aria

Invecchiare bene bene con HIV.

Fonte: repubblica.it

Potrebbe interessarti anche

Usiamo i cookie e i metodi simili per riconoscere i visitatori e ricordare le preferenze. Li usiamo anche per misurare l'efficacia della campagna e analizziamo il traffico del sito. Accetta tutto e visita il sito Per ulteriori dettagli o per modificare le tue scelte di consenso in qualsiasi momento vedere la nostra politica sui cookie.