Le associazioni dei pazienti e i soldi delle case farmaceuticheLe associazioni dei pazienti e i soldi delle case farmaceutiche

Sai che scoperta che è questa! Forse perchè come attivisti e persone attive nelle associazioni dei pazienti siamo da decenni al corrente di quelle che a volte vengono definite “marchette” tra associazioni e case farmaceutiche.
Le stesse multinazionali del farmaco a cui in passato gli attivisti delle onlus dei pazienti occupavano giustamente gli stand ai congressi mondiali manifestando perchè farmaci anti hiv non venivano ancora messi in commercio.

Tra parentesi le associazioni che in passato dichiaravano di rifiutare i soldi delle ditte farmaceutiche hanno seriamente rischiato di chiudere.
Del resto con i soldi delle tessere dei soci nessuna Onlus sarebbe in grado di andare avanti per più di un anno e con i contributi dello Stato Italiano le associazioni dei pazienti e non solo, avrebbero chiuso da una vita.

Gli obbiettivi di Big Pharma spesso coincidono con quelli delle Onlus, da una parte alzare i profitti e dall’altra ottenere un veloce accesso a cure salvavita.
Non ci vedo nulla di strano e se lo Stato italiano non volesse interferenze e conflitti di interesse non dovrebbe fare altro che mettere mano al portafogli e finanziare le associazione visto che col famoso 5 x mille non non si riemponono di certo le casse delle onlus.

Va benissimo la trasparenza ma quello che a mio parere andrebbe fatto è controllare come vengono usati questi soldi, cioè se vanno spesi per i pazienti e non per lucro personale dei soci.

Per finire Epac, che viene descritta come quella che prende più soldi è parte attiva nelle ultime decisioni a livello politico per garantire la cura della Epatite C anche alle persone con grado di infezione meno grave…ma nel tempo potenzialmente fatale .
In definitiva il lavoro svolto da queste onlus è fondamentale, un lavoro che in Italia le istituzioni non lo hanno mai fatto come si deve, dalla parte dei pazienti.
Da repubblica. it l’articolo di di MICHELE BOCCI

Luca Negri Poloinformativo hiv

Così Big Pharma finanzia le associazioni dei malati

Solo nel 2016 milioni di euro dalle aziende verso le organizzazioni dei pazienti. E uno studio Usa denuncia: troppi conflitti d’interesse. L’obiettivo dell’industria: “Conseguire decisioni politico-sanitarie a tutela di chi non sta bene” La difesa: “Con i soli soldi pubblici chiuderemmo. E quelli privati decidiamo noi come usarli”

Un contributo secco da 210mila euro da una sola industria a una associazione che sostiene di tutelare gli interessi delle persone in là con gli anni, Federanziani. Tanti soldi, 215mila e 95mila euro, alle due associazioni di pazienti con epatite C, Epac e Nadir, da chi sta per lanciare in Italia un nuovo farmaco contro quella malattia.

Poi 315mila euro a Cittadinanzattiva, oppure 50mila consegnati a Federasma dall’azienda che fa prodotti contro le allergie. E gli esempi potrebbero andare avanti all’infinito, grazie ai dati 2016 da poco pubblicati sui siti di molte industrie. Dalle compagnie del farmaco ogni anno arriva una pioggia di soldi alle associazioni che rappresentano i malati, facendo temere che alcune battaglie di queste ultime siano eterodirette.

Di queste relazioni pericolose ha parlato un recente studio del New England journal of medicine.

“I conflitti di interessi sono diffusissimi”, sostengono i ricercatori che hanno preso in considerazione le 107 più grandi associazioni di malati Usa. L’87% di queste riceve finanziamenti dalle industrie ma solo il 12% ha pubblicato la loro politica in fatto di gestione dei conflitti di interessi. In Italia la situazione è simile anche se nessuno ci ha ancora fatto una ricerca scientifica.

La gran parte delle associazioni di pazienti non vanno avanti con le quote dei soci o il 5 per mille ma grazie alle donazioni di Big Pharma. E così chi rappresenta i malati può diventare uno strumento di pressione su chi amministra la cosa pubblica in sanità. Le aziende lo sanno e pagano.

Leggi tutto l’articolo alla fonte repubblica.it

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