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Le ‘case della vergogna”‘per i sieropositivi del Vietnam

di sert_budrio
HIV e il processo di invecchiamento

“Hiv Portraits of Hope” è un reportage fotografico sui reclusi nelle “case della vergogna”di Haipong (Vietnam), nato nell’ambito di un programma di assistenza del Cesvi in un paese dove tossicodipendenza e sieropositività vengono considerate malattie sociali da curare con l’internamento in campi di correzione e reclusione

MILANO – La “Casa delle culture del mondo”della provincia di Milano ospiterà dal 9 febbraio al 2 marzo 2014 il reportage fotografico di Emanuela Colombo “Hiv Portraits of Hope”. La fotografa, nell’ambito di un programma di assistenza della ong Cesvi/Cooperazione e sviluppo, è entrata nelle case delle famiglie dei ‘reclusi’ di Haipong , terza città del Vietnam e principale porto della regione settentrionale .

Ad Haipong, che in vietnamita significa ‘difesa costiera’, si registrano alcuni tra i più alti tassi nel paese di consumo di stupefacenti, pratica della prostituzione e diffusione del virus Hiv, qui, tossicodipendenza e sieropositività vengono considerate malattie sociali, da curare con l’internamento in campi di correzione e reclusione perché in “Vietnam è la devianza stessa ad essere punita. In un paese in cui lo stato è così presente e detta regole in maniera rigida, chi sta al di là del limite non può essere altro che un emarginato”.

Le 'case della vergogna"'per i sieropositivi del Vietnam

I reclusi di Haipong, in maggioranza donne e bambini, per lungo tempo sono stati discriminati “per la vergogna di avere un marito o un padre in un campo di correzione, in alcuni casi a loro volta affetti da Hiv”. Mogli o figli di questi “malati” costretti a nascondersi per non mostrare ai vicini, ai parenti, agli amici e alle autorità la propria vergogna e debolezza.
Impossibilitati ad accedere alle cure
per l’onta di doversi dichiarare malati di fronte all’opinione pubblica, nonostante in Vietnam “lo stato si fa carico delle spese sanitarie dei suoi cittadini fin dalla nascita, provvedendo alle loro necessità sia di assistenza che di farmaci”. Il reportage ha ritratto i malati all’interno delle loro abitazioni “cercando di restituire attraverso gli arredi e gli oggetti di uso quotidiano il senso di un lungo percorso di riabilitazione e cura”.

Dopo l’intervento del Cesvi, molte di queste famiglie hanno riacquistato una dimensione sociale “sono riuscite a farsi riconoscere e ad avere accesso alle cure, con  ripercussioni positive sulla salute pubblica e sulla vita comunitaria”.
Sono stata in queste case, le case ‘della vergogna’, dichiara Emanuela Colombo,  adesso che, grazie all’aiuto del Cesvi, l’approccio sta finalmente cambiando. I malati non si sentono più dei ‘rifiuti’ umani, stanno imparando a perdonare se stessi e i loro famigliari e a cercare una seconda possibilità. La terapia funziona e la loro speranza di vita e di benessere fisico è aumentata moltissimo, ma questo non è tutto. Ormai si è formata una comunità, in cui le persone non si sentono più sole, abbandonate a sé stesse ed emarginate”.

La mostra è allestita all’interno della serie dedicata ai grandi reporter italiani proposta dall’Archivio fotografico italiano, da anni impegnato in iniziative per la valorizzazione e diffusione della fotografia d’autore. Sarà inaugurata con la presenza di Emanuela Colombo, sabato 8 febbraio alle ore 17.30, presso la Casa delle culture del mondo, durante la presentazione sarà proiettato “Donna Fotoreporter Oggi. I reportage, la vocazione, il mercato”. L’evento è a cura di Claudio Argentiero in collaborazione con l’Archivio Fotografico Italiano e promosso dall’Assessorato alla cultura della provincia di Milano. (slup)

Guarda la photogallery: Vietnam e Hiv: i ritratti dei reclusi nelle “case della vergogna”

Fonte: redattoresociale.it

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