Home Diritti Le donazioni di sangue in Italia

Le donazioni di sangue in Italia

di Luca Negri

La sentenza della Corte di Giustizia Europea che giustifica il divieto della donazioni si sangue da parte delle persone omosessuali, non ha motivazioni scientifiche secondo il direttore del Centro nazionale Sangue e non aumenta le garanzie di sicurezza in quanto la valutazione del donatore deve essere fatta ad personam .

Le donazioni di sangue in Italia

30 APR – Alla base della sentenza della Corte di Giustizia Europea, che ha definito “giustificabile” l’esclusione permanente dalla donazione di sangue per chi ha avuto rapporti omosessuali, “non ci sono motivazioni scientifiche, dal momento che non sono ad oggi rilevati casi di trasmissione di Hiv a seguito di donazioni di sangue da uomini gay”. Piuttosto “ciò che va effettuato è una valutazione del rischio per ogni singola persona che vuole donare il sangue, e ciò indipendentemente dall’orientamento sessuale”.

Il direttore del Centro nazionale Sangue, Giuliano Grazzini, commenta così la sentenza Ue. Sentenza che, secondo Grazzini, “non aumenta le garanzie di sicurezza per le donazioni di sangue”. Per questo in Italia si è scelto di lavorare sul singolo donatore: “Prima della donazione del sangue – spiega il direttore Cns – il medico fa un’accurata anamnesi del potenziale donatore, accertando se il soggetto ha comportamenti sessuali a rischio, sia di tipo omosessuale che eterosessuale; se si tratta di comportamenti lievi e casuali, è prevista una sospensione della donazione per un periodo di 4 mesi, mentre a fronte di comportamenti a rischio ripetuti ed abitudinari la sospensione diventa definitiva”.

Questa valutazione “ad personam assicura dunque le maggiori garanzie. Al contrario – rileva – le nostre leggi vietano la discriminazione sulla base del semplice orientamento sessuale”. Inoltre, ribadisce l’esperto, “non ci risultano in Italia casi di trasmissione di virus Hiv da donazione di sangue, mentre alcuni casi si sono verificati in Austria e Germania da donatori, però, eterosessuali”. Per Grazzini, insomma, l’Italia “ha un sistema di controllo in questo senso meno ‘restrittivo’, ma estremamente accurato e con un livello di attenzione altissimo”.

Fonte: Quotidianosanità

Potrebbe interessarti anche

Questo sito Web utilizza i cookie per migliorare la tua esperienza. Daremo per scontato che ti stia bene, ma se lo desideri puoi disattivarli. Accetto Scopri di più