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Le urla dallo stomaco II

di Luca Negri
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Le urla dallo stomaco IILe urla dallo stomaco II
Dopo aver letto Rewind, la prima considerazione che mi balena nella testa è che sembra di parlare di quarto mondo.
2 euro e 95 centesimi a pasto. Avete mai provato ad imbandirvi il desco con 2 euro e 95 centesimi?

Ci mangi giusto un po’ di niente senza pane. Questa è comunque la situazione odierna.
Mi chiedo come possa uno stato civile, permettersi addirittura di far morire di fame coloro che ha preso in carico con i soldi dei contribuenti, detenendoli prigionieri senza neppure il vitto, la casanza, quello che ‘passa lo stato’. Lo stato passa questo.
Hai tempi miei, stavamo con le bocche di lupo, il cesso o la turca a fianco alle brande, e i letti a castello uno su l’altro, quasi sempre chiusi, in 4 metri per 2,5,  ma la casanza era abbondante.

Spesso una insana poltiglia, composta dei più svariati ingredienti, spesso i lavoranti della cucina erano lungo/utenti, ergastolani, rapinatori, assassini, …chef di prim’ordine.
I tempi, come dice giustamente Francesco erano diversi, nessuno di noi moriva di fame, anche chi non aveva famiglia o soldi. Bene o male il pacco settimanale e quei quattro soldi caricati sul libretto con sacrificio dai miei nonni arrivava. Tra i tanti codici non scritti interni, c’era anche quello di non mangiare la casanza, (la maggior parte dei detenuti di Marassi, mangiavano solo il pollo la domenica, edulcorato con altre spezie era passabile, il resto della settimana, “…Tira innanzi”), Perché voleva dire essere senza famiglia, una donna, dei famigliari, senza amici, …quasi un pezzo di merda, con i primi anni 80 gli stranieri cominciarono ad aumentare, ma erano pur sempre una piccola minoranza, la maggior parte sbarcava il lunario fabbricando bellissimi manufatti con fiammiferi, per le sigarette, il vino/birra, caffè, …il minimo, per il resto era vitto, casanza.

Noi di qua loro di la, un muro di vetro, un confine invalicabile.
Unico momento di vera socialità era la tradizionale partita calcistica settimanale:
Italia vs Resto del Mondo.
Due tempi assoggettati all’ora d’aria, Risultato: ai resti.
Vince chi ha fatto più gol, senza arbitro. Più una finale del sei nazioni, che una partita di calcio.
Discriminazioni medico/sociali non ce n’erano, perché l’80% della popolazione carceraria era Hiv, mentre gli stranieri non lo erano, i primi arrivati non erano come quelli di ora, inoltre erano molto pochi. Francesco ha vissuto anche la parte anni 90, io per fortuna e merito l’ho evitata.

Dopo la sentenza hiv dell’84 (dove ho tentato di pormi fine due volte dietro le sbarre), finita la pena, non entrai mai più (mi tocco le palle), quella fu l’ultima galera (conclusasi nel dicembre 85).
Ora siamo messi quasi alla pari come numero, (in alcuni penitenziari siamo in minoranza) quei tempi sono finiti, ora mangiano tutti la stessa casanza, per miseria, merito anche della recessione e della globalizzazione, che si somma all’atavico menefreghismo politico.
Anzi, visto le notizie ufficiali, …fanno la fame. Tutti insieme appassionatamente.
Ma perché proprio i detenuti, i coatti, i più indifesi, gli ultimi.
Le auto blu? Tutta la marea di sprechi dei vari politicanti e tutto il resto? Perché proprio i bisogni primari? Siamo come un relitto in balia della risacca. Prima o poi qualcuno svalvolerà.

Tutto questo per un malato è moltiplicato all’ennesima potenza. La prassi rimane uguale:
Le associazioni si sbattono e mettono pezze dove come e quando possono e lo stato che fa?
“S’indigna s’impegna poi getta la spugna con gran dignità”.
Le sacrosante questioni di Francesco sugli integratori alimentari, sono utopistiche per le direzioni in cui si stanno muovendo le cose e gli uomini, è come chiedere all’orso di cagare nel cesso.
Non possiamo parlare di vitto adeguato per hiv quando manca il vitto stesso per tutti, via il vitto via il male, tanto per non essere razzisti, fare figli e figliastri.

Come già spiegato anche questo equivale a una pena di morte per noi, ma dobbiamo essere realisti nello stato delle cose.
Il fortimel ed altri integratori alimentari, sono ottimi, essenziali, ma restano chimera anche per chi resta fuori, cito il mio e tanti altri casi, se non hai i soldi, sei tagliato fuori. Ho avuto (ed ho ancora) bisogno di questo prezioso concentrato, le marche sono tante, la mia preferita è della Abbott, che al congresso in Messico distribuiva gratis (di cui ho fatto incetta durante il soggiorno), ma non me le sono mai potuto permettere, non li passano neppure per patologia, li paghi, quindi non ho mai potuto accedervi, nonostante le mie condizioni (e sono fuori, povero ma libero).

Mi sono sempre incazzato perché invece le cure salvavita sono devastanti e gratis, quelle si che sono ‘veramente’ costose, anche in senso fisico, potrebbero integrarli nella terapia, salvando tanta gente, rendendola più aderente alle terapie, riuscendo a combattere meglio il deperimento organico.
Questo sarebbe un piccolo ma importante tassello per innalzare di qualche centimetro, questa vita malata, piena di sofferenza ricoveri e medicine. Se tutto va bene, per sempre. Fine pena mai.
L’altra parte della cronicità.

Ho avuto tanti amici che sono morti perché costretti a caffèlatte per una vita, per colpa delle candide, dei denti, dei metabolismi ribaltati, dei muri di gomma che avevano attorno.
Le cose non sono cambiate.
Se per un povero libero è difficile reperirlo per un povero detenuto è impossibile.
In 10 anni di conclamazione e messo come sto, solo in due ricoveri me li hanno dati nella terapia, due al giorno, uno a Genova nel 2004 (stavo morendo) per un paio di settimane, poi quando ho chiesto che anche altri malpresi del reparto lo avessero come me, …lo hanno tolto. Troppe spese.
Il secondo caso è qui a Perugia, pochi mesi fa, fino a fine ricovero.
Chiaramente ho dovuto interrompere appena uscito, però ho recuperato i 4 kg persi.

L’utilità degli integratori è indiscussa, peccato sia preclusa, per i soliti motivi economici, parafulmine di ogni inerzia e menefreghismo di chi potrebbe porvi rimedio, senza dissanguare le casse di nessuno, visto che le case farmaceutiche non muoiono certo di fame, e poi visto che siamo costretti a prendere i loro farmaci devastanti, ci aiutassero a sopravvivere fisicamente per gestirli.
Da che mondo e mondo la morale è sempre quella: se sei senza pecunia sei fottuto.

Caino

Fonte: www.npsitalia.net

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