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Le urla dallo stomaco

di Luca Negri
Poloblog

Le urla dallo stomacoLe urla dallo stomaco!
Su Repubblica del 14 dicembre ’08, Gabriele Cereda scriveva:
La crisi entra a San Vittore. “I detenuti poveri hanno fame”
A digiuno. Senza carta igienica. Privi di sapone per lavarsi. Da alcuni mesi sono queste le condizioni di vita dei reclusi di San Vittore.

A San Vittore, il listino dei beni alimentari è calcolato sulla base dei prezzi dei supermercati del centro. Troppo alti, quindi, per una fetta sempre più grande di detenuti, la maggior parte dei quali extracomunitari. Dallo scorso luglio, spesso è capitato che i carcerati delle ultime celle rimanessero a bocca asciutta o che si siano dovuti accontentare degli avanzi. «In alcune sezioni del sesto raggio, su 140 detenuti si è riusciti a garantire il pasto a 90», precisa Giorgio Bertazzini, garante dei detenuti della provincia di Milano. «L´emergenza è stata mitigata con l´intervento di alcune associazioni di volontariato, che hanno fornito all´istituto il necessario», replica la direttrice Gloria Manzelli.
Le cose non sono destinate a migliorare. Nella Finanziaria 2009 sono previsti 133 milioni di euro di tagli per il Dipartimento di amministrazione penitenziaria. Per ora, le emergenze si affrontano con l´aiuto delle associazioni. Da sola, la banca telematica di solidarietà, da giugno a questa settimana, ha consegnato oltre 400 chili di pacchi alimentari e migliaia di rotoli di carta igienica. «C´è una facciata di progettazione, penso al cd prodotto dai reclusi, che nasconde una situazione drammatica – puntualizza Francesca Corso, assessore provinciale per l´Integrazione dei detenuti – Occorre convocare un tavolo istituzionale per fronteggiare quest´emergenza».

Come leggete la situazione è sempre ai limiti.
Sapete anche voi quanto è importante una alimentazione corretta e sana, e pur mettendoci volontà, spesso molti di noi devono ricorrere ad integratori alimentari per supplire a carenze che ci arrivano da difficoltà ad ingerire cibi solidi.
Andiamo in farmacia e li comperiamo, in alcuni casi ci vengono forniti dai nostri medici curanti e comunque li reperiamo senza difficoltà.
In carcere se ti viene una comunissima candida, e non riesci a deglutire nulla di solido sei quasi fottuto.
Se sei senza soldi sei fottuto di certo.
Solo una volta nel 1997 mi risulta che nel carcere di Cremona fornivano confezioni in brik di fortimel, solo per due mesi, poi anche li le scorte sono finite.

Purtroppo la descrizione che fa Gabriele Cereda è veritiera.
Ho messo piede in carcere la prima volta nel 1984, quando la solidarietà tra detenuti esisteva ancora e nessuna faceva la fame, poi negli anni novanta l’aria è cambiata e bisognava stare attenti a non dire di essere hiv+ perché era durissima e  ti  ritrovavi isolato come in un lazzaretto, poi tra la fine degli anni 90 ad oggi, il carcere ha cambiato volto e oggi la stragrande maggioranza è extracomunitaria con usi e costumi che si sono scontrati prepotentemente con i nostri e hanno causato una frattura.
Ora in carcere è solo un si salvi chi può, oppure mi coltivo il mio orticello e “chissenefotte”, tutto attaccato, degli altri.

Il più delle volte se si entra in carcere con una patologia cronica, se ne esce con una cronicità aggravata, senza nulla togliere ai tanti medici bravi, ai molti agenti che con impegno si applicano al lavoro, ma è la struttura vetusta della burocrazia carceraria che è come un bradipo in un pantano.

Provate ad urlare con il fango in bocca!

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