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L’inizio precoce ART: benefici assodati e interrogativi ancora da risolvere

di Silvia Bandini
L’inizio precoce ART: benefici assodati e interrogativi ancora da risolvere

L’inizio precoce ART: benefici assodati e interrogativi ancora da risolvereL’annoso dibattito su quando sia più opportuno iniziare la terapia antiretrovirale (ART) ha finalmente trovato risposte definitive, ha dichiarato il professor Jens Lundgren alla Conferenza; ciò nonostante, “il capitolo della sicurezza dei farmaci nella medicina dell’HIV non è ancora chiuso.”

Nei mesi scorsi, con lo studio START si è stabilito che il rischio di malattia e morte è minore se la ART viene iniziata immediatamente dopo la diagnosi dell’infezione da HIV, anziché attendere che i CD4 scendano sotto le 350. Questi risultati stanno già avendo ripercussioni sul piano pratico: le ultime linee guida sul trattamento dell’Organizzazione Mondiale della Sanità e un numero crescente di linee guida nazionali raccomandano adesso che venga iniziata la terapia in tutti i pazienti a cui viene diagnosticata l’infezione, a prescindere dalla conta dei CD4.

Restano tuttavia degli interrogativi da sciogliere, per esempio sugli effetti a lungo termine di un’esposizione ai farmaci antiretrovirali che si prolunga per decenni. I partecipanti allo studio START saranno seguiti per almeno altri due anni – e si spera anche per altri cinque/dieci anni – per conoscere più a fondo gli effetti a lungo termine dell’inizio precoce della terapia.

Altri studi hanno infatti evidenziato un aumento dei tassi di malattie cardiovascolari e tumori nei pazienti HIV-positivi, e lo stesso START ha riscontrato un rischio più alto di malattie e decessi non-AIDS-correlati in pazienti con livelli di CD4 elevati che non assumevano la ART. Restano ancora poco conosciuti anche i meccanismi alla base delle co-morbidità come le malattie cardiovascolari e i tumori nei pazienti HIV-positivi, su cui comunque possono senz’altro incidere fattori come il persistente stato di immunoattivazione e infiammazione, eventuali tossicità ancora non note degli antiretrovirali e i tradizionali fattori di rischio.

Oltre a questi interrogativi scientifici per ora senza risposta, restano da affrontare varie questioni relative alle politiche da adottare per far sì che la terapia antiretrovirale sia disponibile per chiunque sia affetto dal virus dell’HIV in tutto il mondo.

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