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Lipodistrofia? Questione anche di genetica

di Luca Negri
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Lipodistrofia? Questione anche di geneticaNews tradotta da aidsmap
Alcune persone sono geneticamente protette contro la perdita di grasso sottocutaneo durante l’impiego di terapie antiretrovirali, secondo i risultati di uno studio americano, pubblicato nella prima edizione di marzo del Journal of Infectious Diseases.

La ricerca è stata vista come un chiaro segnale che non solo alcuni farmaci antiretrovirali causano cambiamenti nel grasso corporeo, ma che anche la genetica svolge un suo ruolo.

 

La terapia antiretrovirale è stata implicata come unica causa di lipodistrofia, da quando il problema è stato identificato nel 1998. La perdita di grasso sottocutaneo dal volto, e dagli arti – lipoatrofia – è stata vista anche come parte dello stesso problema, così come l’accumulo di grasso in altre parti del corpo – lipodistrofia.

L’essere di sesso maschile, caucasico e con uno stadio avanzato della malattia, sono fattori di rischio già identificati che rendono la lipoatrofia più probabile, anche se non è chiaro il perché.

Ora, ricercatori americani hanno studiato dei fattori genetici di persone sieropositive, che hanno preso parte allo studio AIDS Clinical Trials Group 384 (ACTG 384). Lo studio ha randomizzato pazienti naive che hanno impiegato l’analogo nucleosidico ddl (didanosina) /d4T (stavudina) oppure AZT (zidovudina)/3TC (lamivudina), in combinazione con l’inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa efavirenz, e/o l’inibitore della proteasi nelfinavir.

I ricercatori hanno svolto le loro analisi genetiche su 96 pazienti che hanno preso parte ad un sottogruppo dello studio ACTG 384, concepito per osservare la distribuzione del grasso, che implicava un esame con una densitometria di assorbimento a raggi X (DEXA), per calcolare la percentuale di grasso negli arti.

Complessivamente, i partecipanti hanno perso 8,8% del loro grasso sottocutaneo, nelle 48 o 64 settimane dopo aver cominciato una terapia.

Ma i ricercatori hanno anche esaminato il DNA del partecipanti, concentrandosi sul gene dell’emocromatosi (HFE).

Questo gene è stato scelto, poiché è noto che la lipodistrofia farmaco correlata, è legata a problemi mitocondriali – le strutture che producono energia dentro alle cellule. Il metabolismo del ferro è noto per avere un impatto sulla funzione mitocondriale, e l’emocromatosi è la forma più comune di malattia da sovraccarico di ferro.

In precedenti studi i polimorfismi HFE – o naturali mutazioni genetiche – sono capaci di influenzare una neuropatia correlata alla terapia antiretrovirale, un altro problema legato ai mitocondri.

Inoltre è stato scoperto che una mutazione specifica nel gene HFE – HFE 187C/G – è un fattore protettivo contro la perdita di grasso.

Le 23 persone che avevano una copia della variante HFE 187C/G (eterozigoti), hanno guadagnato in media un 6,1% di grasso negli arti, mentre 71 persone con due varianti del gene HFE 187C/G (omozigoti), hanno perso in media un 12,5% di grasso negli arti, una differenza statisticamente significativa.

Un altro gruppo di varianti genetiche mitocondriali (aplogruppo J), ha anche un effetto protettivo in pazienti bianchi non ispanici, ma la differenza non è significativa.

Gli autori riferiscono di come questo sia il primo studio a dimostrare che un polimorfismo genetico che influisce sul trasporto del ferro, sia possa proteggere contro la lipoatrofia – col risultato che alcune persone possano essere geneticamente predisposte alla lipoatrofia mentre altre possano essere protette. Uno studio precedente aveva scoperto come l’essere eterozigoti per la variante HFE 187 C/G, sia un fattore protettivo controllo sviluppo di neuropatia periferica.

Altri studi sono necessari, ma la speranza è che queste ricerche genetiche, possano aiutare nella scelta della terapia antiretrovirale, evitando i cambiamenti nella distribuzione del grasso corporeo.

In un editoriale di accompagnamento, il Dr. Kenneth Lichtenstein del National Jewish Research and Medical Center di Denver, fa notare che queste scoperte “forniscono l’evidenza per l’impiego di alcuni farmaci che altrimenti eviteremmo di prescrivere, a quei pazienti che sono geneticamente protetti contro lo sviluppo di lipoatrofia.”

Il farmaco più fortemente associato con la perdita di grasso corporeo è il d4T (stavudina). Le linee guida attuali avvertono di non impiegare d4T come terapia di prima linea, proprio per il rischio di lipoatrofia.

Reference
Huldan T et al. Hemochromatosis gene polymorphisms, mitochondrial haplogroups and peripheral lipoatrophy during antiretroviral therapy. J Infect Dis 197: 858-866, 2008. Huldan T et al. . J Infect Dis 197: 858-866, 2008.

FONTE: aidsmap.com
Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv

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