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Malattie sessualmente trasmissibili – MST

di Luca Negri

Malattie sessualmente trasmissibiliAl recentissimo congresso statunitense sulle (MTS) Malattie sessualmente trasmissibili (National STD Prevention Conference) è stato dedicato ampio spazio alle vaginosi batteriche e all’infezione da Trichomonas.

Questione (anche) di acidità
Le vaginosi batteriche, per la verità, non si verificano soltanto a causa di un contagio attraverso il rapporto sesuale, ma questa è la causa prevalente. La malattia, infatti, è favorita dall’alterazione del pH (acidità) vaginale. Infatti il giusto grado di acidità della zona è fondamentale per la sopravvivenza del bacillo di Doderlein, che è un ospite naturale della vagina e ha un ruolo protettivo verso i i batteri patogeni.
Le alterazioni del pH vaginale (normalmente pari a 4-4,5) possono essere dovute all’uso di detergenti intimi sbagliati, a indumenti stretti, uso scorretto degli assorbenti interni, ma anche da frequenti rapporti sessuali, perchè lo sperma rende meno acido l’ambiente vaginale e perchè lo stesso contatto intimo può essere l’occasione dell’arrivo del batterio patogeno.
Quanto all’identità dell’aggressore, è variabile, anche se nella maggioranza dei casi si tratta della Gardnerella, seguita da Bacteorides, micoplasmi e altri. Le vaginiti batteriche possono essere asintomatiche, ma anche produrre perdite acquose, di colore grigiastro e maleodoranti; a volte si avverte una sensazione di bruciore. Anche le infestazioni da Trichomonas possono essere consederate vaginiti,: anche in questo caso spesso si presentano perdite, che però sono più abbondanti, di colore giallo verdastro e schiumose. I sintomi sono di norma più intensi e comprendono oltre al bruciore, prurito. Anche la proliferazione di questo parassita è favorita dall’alterazione dl pH vaginale.

Conseguenze a lungo termine
Un altro aspetto che hanno in comune le due malattie è che posssono essere curate facilmente, di solito con una monosomministrazione di un antìbiotico o di metronidazolo, e che, al contrario, se non trattate possono avere conseguenze anche gravi. In primo luogo in caso di gravidanza, situazione in cui l’infezione da Gardnerella sembra condurre anche a parto prematuro. Inoltre, queste infezioni possono favorire l’insorgere della PID, ovvero dell’infiammazione cronica della pelvi, disturbo piuttosto diffuso che intreressa l’utero, le tiube, l’ovaio e che causa dolore e, in molti casi, sterilità.
Infine, è bene ricordare che questi stati infettivi aumenta le possibilità di contagio da HIV, in quanto le alterazioni dei tessuti dei genitali esterni aprono la strada al virus.
Di qui l’importanza di individuare e curare, sia nella donna sia nel partner, questi episodi infettivi, assai più diffusi di quanto si creda. Infatti, pur nell’assenza di dati epidemiologici su vasta scala, soprattutto in Italia, piccoli studi confermano una prevalenza preoccupante.
Al Congresso citato sopra, è stata presentata una ricerca (su 2000 donne) che rivelato una prevalenza delle vaginiti batteriche pari al 27,5 %, che non è poco (una donna su quattro).
In Italia, un’indagine condotta su oltre 57000 adolescenti (età inferiore a 20 anni) tra il 1990 e il 1997, riportava queste come le infezioni più diffuse tra le giovani (oltre il 39%).
La prevenzione è semplice: l’uso del condom, anche in questi casi è fondamentale. Per quanto riguarda la donna, poi, si può aggiungere che una prima forma di prevenzione è l’igiene intima, che non deve essere aggressiva, deve essere attuata con prodotti che hanno un’acidità fisiologica (quindi non saponi neutri) e deve essere coadiuvata dall’uso di indumenti intimi (e non solo) non eccessivamente stretti.

di Sveva Prati

Fonte
Hampton T.High prevalence of lesser-known STDs. JAMA. 2006 Jun 7;295(21):2467.
Giuliani M et al. Sexually transmitted diseases and HIV-1 infection in Italian adolescents. Minerva Ginecol. 2000 Dec;52(12 Suppl 1):14-8

Herpes genitalis sempre leader

Tra tutte le malattie sessualmente trasmesse (MST) quella in assoluto più diffusa nel mondo rimane l’Herpes genitalis, causata dal virus herpes simplex di tipo 2, o HSV-2, parente stretto dell’HSV-1 che è coinvolto nell’ancora più comune Herpes labialis (ma può dare lesioni ano-genitali).
Un’infezione che in realtà molti non sanno di avere e che viene sottodiagnosticata, anche perchè spesso asintomatica, e tuttavia può comportare dei rischi: soprattutto la trasmissione dal partner alla donna che può trasmetterlo al feto, con conseguenze anche serie; inoltre sono a rischio di forme più gravi persone con immunodeficienze a causa di malattie o terapie ed è dimostrato che l’infezione aumenta anche la probabilità di contrarre l’HIV.
Per dare un’idea della frequenza dell’herpes genitalis, negli Stati Uniti si ritiene che ne siano colpiti 45- 60 milioni di persone, circa una su cinque, e che ogni anno ci sia un milione di nuovi casi; in pratica l’infezione riguarderebbe un numero di individui superiore a quello di tutte le altre MST combinate. Rispetto alla sieroprevalenza, cioè alla presenza di anticorpi contro il virus presenti nel sangue che rappresentano una spia nei casi asintomatici, si nota anche che essa continua ad aumentare per fasce d’età nella popolazione, infatti l’H.genitalis tende a rimanere tutta la vita nell’organismo: l’HSV-2, come l’HSV-1, una volta contratto migra nei gangli nervosi dove resta in fase latente finchè non viene riattivato da fattori scatenanti (immunodeficienze, stress psico-fisici) e, attraverso i nervi, arriva in sede epiteliale dove causa le lesioni erpetiche. La prevalenza inoltre negli Usa risulta più elevata nelle donne rispetto agli uomini e tra le minoranze etniche, come afro-americani e sudamericani, rispetto ai bianchi: il dato medio è del 22%, considerando un numero di partner di 2-4 nel corso della vita (in rischio cresce ovviamente in proporzione al numero).

Nove su dieci non lo sanno
La manifestazione più tipica dell’herpes genitalis è lo sviluppo di chiazze eritematose, di vescicole (che poi formano una crosta e guariscono) e di piccole ulcere sui genitali stessi e nelle zone circostanti che provocano prurito e dolore, insorgono anche febbre, ingrossamento delle ghiandole inguinali, dolori muscolari; nelle forme recidivanti la sintomatologia è in genere più leggera e di breve durata rispetto all’infezione primaria.
Il problema è che segni e sintomi spesso sono però difficili da riconoscere perchè vengono confusi con altro oppure sono assenti, tanto che addirittura il 90% delle persone infette non sa di esserlo: d’altra parte chi è colpito dall’HSV-2 circa sette volte su dieci trasmette la malattia inconsapevolmente. Per la diagnosi certa si ricorre allora a esami specifici come la ricerca dei virus in materiale prelevato con tampone dalle mucose ed è utile anche la ricerca degli anticorpi specifici nel sangue.
Quest’ultima è una misura indicata nel caso delle donne incinte, dati i rischi che si corrono, e la loro presenza segnala che la donna è protetta: la malattia è infatti pericolosa se trasmessa al feto, specie se contratta per la prima volta in gravidanza cosi chè non si sono ancora sviluppati gli anticorpi per bloccare il virus, e la probabilità è maggiore se questo avviene nel periodo vicino alla nascita. Le conseguenze sono infezioni soprattutto del sistema nervoso (meningiti ed encefaliti), ma anche nascite pre-termine e aborti; se l’herpes compare in gravidanza si deve ricorrere al parto cesareo per evitare il contagio altamente probabile con la via vaginale.

Prevenzione essenziale comunque
L’HSV-2 ha un’elevata infettività e il contagio avviene più facilmente dall’uomo alla donna, che avrebbe il 60% di probabilità di contrarre l’infezione se il partner è portatore.
La prevenzione è quindi importante, ricorrendo al preservativo anche quando si sospetta il contagio, usato fin dall’inizio del rapporto dato che il rischio da contatto delle mucose c’è anche se non si arriva all’eiaculazione, ed effettuando una corretta igiene intima; sembra che il virus possa essere trasmesso anche per contatto orale e anale.
Se l’uomo è contagiato e la partner non è incinta entrambi dovranno assumere antivirali, se ci sono anche sintomi è meglio astenersi dai rapporti. Naturalmente le misure di prevenzione non bastano ad annullare completamente il rischio, ma si tratta di minimizzarlo e per questo aiuta anche la prudenza dei comportamenti, come evitare numerosi partner sessuali o rapporti con persone che hanno molti partner sessuali. Quanto al trattamento, non esiste una terapia specifica, si alleviano i sintomi ricorrendo ad antivirali ed eventualmente analgesici e altre sostanze.

di Elettra Vecchia

Fonte
Genital Herpes: Prevalence, Transmission, and Prevention. Live Web Conference, March 29, 2005; Medscape.

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