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Migranti HIV-positivi in Europa, la maggior parte contrae l’infezione nel paese ospitante

di Silvia Bandini
Migranti

Materiale promozionale dello studio aMASE. V. www.amase.eu

Uno studio presentato alla Conferenza ha riscontrato che la maggior parte dei migranti HIV-positivi che vivono in Europa, quando la diagnosi non risale a più di cinque anni fa, hanno probabilmente contratto l’infezione non già nel loro paese d’origine, ma in quello in cui sono migrati.

A queste conclusioni è giunto lo studio aMASE (Advancing Migrant Access to Health Services in Europe), condotto su 2249 migranti che vivevano in nove diversi paesi europei.

Sono molte le persone HIV-positive che non sanno con certezza quando hanno contratto il virus. Nello studio, tramite un questionario, è stato chiesto ai partecipanti dove e quando hanno ricevuto la diagnosi e se avevano tenuto comportamenti a rischio – ed eventualmente quali – prima e dopo essere migrati; i ricercatori hanno anche chiesto l’autorizzazione a contattare il centro medico dove era stata formulata la diagnosi per intervistare separatamente il medico, confermare la diagnosi e individuare la probabile data dell’infezione.

È risultato che una percentuale maggiore dei partecipanti aveva sicuramente o probabilmente contratto l’HIV dopo essere migrati nel paese europeo (o in vari paesi europei), rispetto a chi l’aveva contratto prima di lasciare il paese d’origine.

Un elemento importante di cui tener conto è che per una significativa minoranza di individui (nel caso dei migranti provenienti dall’Africa sub-sahariana, ben il 48%) non è stato possibile stabilire la data d’infezione. Ciò nonostante, i dati sono impressionanti: in particolare tra gli MSM (uomini che fanno sesso con uomini), la stragrande maggioranza ha contratto il virus nel paese ospitante e non in quello di origine.

Débora Álvarez del Arco, presentando i risultati, ha spiegato che, oltre agli MSM, ad avere la più alta probabilità di aver contratto il virus dopo la migrazione erano, secondo i dati, i migranti provenienti da Europa occidentale, Sudamerica e regioni caraibiche. La ricercatrice ha lanciato un appello, a cui si sono uniti anche molti dei presenti, perché si approfondisca la questione della vulnerabilità dei migranti all’infezione da HIV nei paesi ospitanti.

Resoconto completo su aidsmap.com

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