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Morì di Aids per una trasfusione infetta

di Luca Negri
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Riconosciuto anche il danno morale: “Allora la malattia era vissuta come stimmate sociale.”
Era rimasto contagiato dal virus dell´Hiv a causa di una trasfusione di sangue durante un intervento chirurgico al San Matteo di Pavia:

correva l´anno 1985 e molti ospedali non avevano ancora attivato i sistemi di controllo per prevenire i pericoli di contagio, seppure i test fossero già noti da almeno un anno.

E proprio per non aver tempestivamente eseguito quei controlli preventivi sul plasma, il tribunale di Torino per la prima volta ha condannato il Ministero della Salute e il Policlinico a risarcire gli eredi di una nota famiglia di imprenditori piemontesi. Un risarcimento record di un milione e 511 mila euro, oltre alle spese legali.
Si tratta di una sentenza importante perché potrà costituire un precedente per le 6000 persone che in Italia hanno contratto patologie gravissime da trasfusioni del sangue ed emoderivati e che ancora stanno aspettando giustizia.

La sentenza del giudice Marco Ciccarelli, della quarta sezione civile, arriva a distanza di 18 anni dalla morte dell´imprenditore (deceduto proprio a causa dell´Aids nel 1991), e di 24 anni dal momento del contagio avvenuto durante un´operazione di bypass aorto-coronarico, all´età di 54 anni. Gli eredi del paziente si sono rivolti agli avvocati Renato Ambrosio e Stefano Bertone, dello studio legale Ambrosio e Commodo specializzato in risarcimenti del danno, e hanno intentato causa nel 2007: le indagini sul caso sono state lunghe e complesse, anche a livello internazionale. «Abbiamo cercato e trovato le prove della conoscenza dell´esistenza dei test anche in Danimarca, Germania e Stati Uniti» spiega l´avvocato Bertone.

Durante la causa gli eredi sono riusciti a provare quanto la famiglia fosse unita e quanto la malattia del padre avesse distrutto le loro esistenze. Il giudice si è trovato quindi a dover quantificare le sofferenze patite in vita dall´imprenditore e il danno derivato dalla sua morte a moglie e figli. Ciccarelli ha riconosciuto un risarcimento di 1056 euro al giorno per i 300 giorni di malattia (ben otto volte superiore rispetto alle cifre indicate dalle tabelle del tribunale di Milano per le invalidità temporanee), spiegando così la sua scelta: «Perché nel maggio 1991 gli era stata diagnosticata una malattia incurabile di cui iniziava ad avvertire i primi sintomi. L´Aids in quell´epoca era percepita e vissuta anche come “una stimmate sociale” e comportava per il malato anche un sostanziale isolamento per la grave sofferenza subita, per la percezione della propria malattia, per l´ineluttabilità del destino che l´attendeva».

«Questa sentenza – hanno spiegato i legali – rappresenta un´importante inversione di tendenza. Arriva in un momento decisivo per chi sta aspettando i risarcimenti da emostrasfusioni e vaccinazioni e che hanno una causa in corso contro il Ministero antecedente al primo gennaio del 2008. Lo Stato ha infatti dato il via alla procedura di transazione nei loro confronti con richiesta di ammissione entro il 19 gennaio 2010». La condanna è motivata anche dal fatto che il Policlinico non aveva informato il paziente dei rischi insiti nelle trasfusioni.

Fonte: espresso.repubblica.it

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