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Mutazioni genetiche che influenzano la progressione della malattia

di Luca Negri
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Mutazioni genetiche che influenzano la progressione della malattiaFin dal principio dell’epidemia dell’AIDS, i ricercatori hanno osservato il fatto che alcuni pazienti sieropositivi sperimentino una costante progressione della malattia, mentre altri riescano a mantenere il virus sotto controllo. Questi individui, sono stati soprannominati “long term non progressors” oppure “elite controllers“.

Tipicamente la carica virale dell’HIV cresce ad un livello molto alto all’inizio dell’infezione, ma dopo decresce nuovamente per un periodo relativamente stabile, denominato come “set point” virologico. Per ragioni ancora ignote in alcune persone è molto più basso che in altre, fattore associato ad una prognosi della malattia molto più favorevole.

I ricercatori hanno analizzato campioni di DNA di 486 pazienti sieropositivi (selezionati tra oltre 30.000) a cui non è mai stata somministrata una terapia antiretrovirale. Usando una strategia associativa dell’intero genoma, hanno controllato questi campioni con oltre 550.000 polimorfismi di nucleotidi singoli già conosciuti (mutazioni genetiche che ricorrono naturalmente in genetica) identificati dall’International HapMap Project – un sottogruppo del Progetto Genoma Umano – che ha catalogato diversità del genoma di varie popolazioni.

 

Risultati

I ricercatori hanno identificato due insiemi di polimorfismi che spiegano circa il 15% delle differenze di carica virale durante il “set point” virologico nei pazienti affetti da HIV.

ll primo, HCP5 (responsabile per un 9,6% della differenza), si trova dentro un elemento retrovirale endogeno ed è associato al cosiddetto maggiore complesso di istocompatibilità (MHC, che trattiene parti di virus e permette al sistema immunologico di analizzarle) e precisamente dell’antigene leucocitario umano (HLA) dell’allele HLA-B*5701.

Una singola copia di questo allele di controllo è stata associata con una riduzione di 1 log della carica virale. Il secondo polimorfismo (responsabile per un 6,5% delle differenze della carica virale) è localizzato vicino il gene HLA-C.

Una analisi addizionale del tempo intercorso per la progressione della malattia (piuttosto che la rilevazione della carica virale) ha coinvolto altri due geni, ZNRD1 (che codifica una subunità della RNA polimerasi) e RNF39.

 

Conclusioni

Anche se studi condotti in passato hanno osservato i meccanismi tra le mutazioni genetiche e condizioni di malattia cronica come cancro o sclerosi multipla, questa è la prima volta che una associazione di analisi così ampia del genoma, viene effettuata per accertare relazioni tra malattie infettive e mutazioni, secondo gli autori dello studio.

Un elemento antiretrovirale endogeno, si pensa rappresenti un resto di un antico retrovirus che si è integrato permanentemente nel genoma umano. E’ riconosciuto come i geni HLA-B e HLA-C svolgano un ruolo importante nella risposta immunitaria. Specificatamente le mutazioni genetiche del HLA-B sono state precedentemente osservate in studi effettuati in passato su “long term non progressors”. L’allele HLA-B*5071 è stato recentemente portato in correlazione alla ipersensibilità all’Abacavir (Ziagen). Le subunità del RNA polimerasi possono interferire con la replicazione virale dell’HIV.

“Queste scoperte mettono in evidenza l’importanza di studiare le mutazioni genetiche umane, come una guida per combattere agenti patogeni“, concludono gli autori. “Capire come alcune persone stabiliscano e mantengano un controllo efficace sull’HIV e altri no è una priorità per lo sforzo di sviluppzare nuove terapie per il trattamento della malattia”.

 

FONTE: hivandhepatitis.com
Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv

 

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