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Nei pazienti HIV-positivi, possibili benefici di sitagliptin sull’infiammazione legata al rischio cv

di Luca Negri
Pubblicato: Ultimo aggiornamento il

Nei pazienti sieropositivi, l’antidiabetico sitagliptin potrebbe avere benefici che vanno al di là della semplice correzione dell’ipoglicemia. Infatti, un nuovo studio condotto da ricercatori della Washington University di St. Louis e pubblicato da poco sul Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism (Jcem), suggerisce che il farmaco potrebbe prevenire problemi cardiovascolari, perché agisce riducendo l’infiammazione legata alle malattie cardiache e all’ictus in questi pazienti.

Anche se essere infettati dal virus dell’immunodeficienza umana (HIV), oggi, non equivale più a una condanna a morte, le persone sieropositive hanno un rischio elevato di infarto e diabete, e di avere problemi legati alla glicemia, all’insulina e al colesterolo. Alla base di questo rischio vi è, in parte, l’infiammazione cronica.

In questo nuovo studio, gli autori, guidati da Conor Best e Kevin E. Yarasheski (rispettivamente primo autore e autore senior del lavoro) hanno scoperto che è bastato un trattamento di breve durata (2 mesi) con  l’inibitore della DPP4 sitagliptin per migliorare il metabolismo e ridurre l’infiammazione nei pazienti adulti sieropositivi sottoposti alla terapia antiretrovirale.

“Il nostro obiettivo era quello di identificare trattamenti che permettessero di affrontare non solo i problemi legati alla glicemia e al profilo lipidico, ma fossero anche in grado di ridurre l’infiammazione, la quale può svolgere un ruolo sostanziale nelle malattie cardiache e nell’ictus” spiega Yarasheski in un comunicato stampa. “Con sitagliptin, la glicemia si è abbassata e diversi marker dell’attivazione immunitaria e dell’infiammazione si sono ridotti, indicando che a questi pazienti il farmaco può fornire benefici a lungo termine anche a livello del cuore, delle ossa e del fegato” aggiunge l’autore.

Nell’introduzione, Yarasheski e i colleghi spiegano come nei pazienti con infezione da HIV siano state provate le terapie antidiabetiche standard, che si sono dimostrate in un certo qual modo efficaci, ma non in grado di normalizzare completamente la glicemia, i livelli di insulina e dei lipidi e altri indicatori della salute del cuore e del metabolismo.

Lo studio pubblicato ora sul Jcem, durato 8 settimane, è stato il secondo a valutare l’effetto di sitagliptin nelle persone contagiate dall’HIV. Il primo, condotto sempre dal team di Yarasheski, ha coinvolto 20 pazienti ed era mirato soprattutto a valutare la sicurezza del farmaco. Questa volta, i ricercatori volevano vedere se l’antidiabetico era in grado di fornire anche benefici specifici per la salute.

Yarasheski e i colleghi hanno quindi effettuato uno studio randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco, nel quale sono stati arruolati 36 pazienti affetti da HIV, di età compresa tra i 18 e i 65 anni, che stavano facendo la terapia antiretrovirale e il cui stato immunitario era stabile. All’inizio dello studio, i ricercatori hanno misurato la glicemia, la sensibilità all’insulina, i livelli di lipidi, la conta delle cellule immunitarie, alcuni marcatori dell’infiammazione e altri indicatori dello stato di salute. Identificare trattamenti per questi pazienti può essere difficile, spiegano gli autori, specie a causa di potenziali interazioni con i farmaci antiretrovirali che i pazienti sieropositivi assumono per tenere a bada il virus e impedire che l’infezione evolva verso l’AIDS.

La metà dei soggetti arruolati è stata trattata con sitagliptin per 8 settimane, mentre la parte restante è stata trattata con un placebo. Nel frattempo, tutti i partecipanti hanno continuato a fare la terapia antiretrovirale.

“Volevamo capire se il farmaco è in grado di migliorare i problemi di iperglicemia di questi pazienti e ridurre i livelli dei marker immunitari ritenuti indicatori del fatto che qualcosa sta attivando il sistema immunitario e causa l’infiammazione. Ed è ciò che abbiamo trovato” afferma Yarasheski.

Secondo gli autori, sono ora necessari studi più a lungo termine per capire se una riduzione dei marcatori di dell’infiammazione dopo 8 settimane di trattamento possa tradursi in un rischio più basso di infarto e problemi metabolici, ma le evidenze preliminari sono promettenti.

“L’abbassamento della glicemia non è sufficiente” dice Yarasheski. “Trattare solo i lipidi non basta. Vogliamo agire sul legame tra regolazione metabolica e regolazione immunitaria. Bisogna ancora capire se questo particolare farmaco riduca abbastanza l’infiammazione per ridurre realmente il rischio di malattie cardiovascolari, infarto, ictus e ipertensione, ma questi risultati rappresentano un passo nella giusta direzione”.

C. Best, et al. Sitagliptin Reduces Inflammation and Chronic Immune Cell Activation in HIV Adults with Impaired Glucose Tolerance. The Journal of Clinical Endocrinology & Metabolism, 2015; jc.2015-1531; 10.1210/jc.2015-1531.
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Fonte: pharmastar.it

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