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NNRTI, IP e rischio di resistenze in caso di fallimenti virologici

di Luca Negri
Università Siena e Cnr, unico farmaco contro ogni infezione virale

NNRTI, IP e rischio di resistenze in caso di fallimenti virologiciNews tradotta da Aidsmap

Secondo uno studio pubblicato nel numero di settembre di Archives of Internal Medicine, i pazienti che sperimentano fallimenti virologici con NNRT inibitori non nucleosidici della trascrittasi inversa, hanno maggiori possibilità di sviluppare resistenze ad altri farmaci antiretrovirali, rispetto ai pazienti che sperimentano fallimenti virologici con inibitori della proteasi con potenziatore farmacocinetico.

I ricercatori della coorte svizzera HIV, hanno anche osservato come pazienti che falliscono un regime farmacologico basato su NNRTI sviluppano maggiormente resistenze multiple ai farmaci, incluso farmaci come 3TC (Lamivudina, Epivir) o FTC (Emtricitabina, Emtriva) rispetto ai pazienti che falliscono regimi farmacologici basati su inibitori della proteasi.

Le linee guida attuali, come quelle ad esempio della British HIV Association, raccomandano come terapia di prima linea l’impiego di due inibitori nucleosidici della trascrittasi inversa (NRTI), più un inibitore non nucleosidico della trascrittasi inversa (NNRTI), oppure un inibitore della proteasi (IP) con impiego di Ritonavir come potenziatore farmacocinetico.

Ci sono diverse considerevoli variazioni tra classi di farmaci, nel numero di resistenze che portano ad una resistenza o ad una resistenza incrociata con altri farmaci. Comunque, l’emergere di una singola mutazione è normalmente sufficiente per una resistenza incrociata agli attuali NNRTI esistenti, e questa resistenza emerge molto velocemente una volta che si sperimenta un fallimento virologico. In contrasto invece, un fallimento virologico con un IP con potenziatore farmacocinetico, è associato ad un rischio minore di resistenze ai farmaci.

Pochi studi osservazionali hanno valutato come queste differenti barriere genetiche alle resistenze, conducano all’emergere di resistenze ai farmaci e influiscano quindi al successo della terapia di prima linea, e alle conseguenti terapie secondarie.

Pertanto i ricercatori della coorte svizzera HIV, hanno esaminato la frequenza e gli schemi di resistenze ai farmaci, in pazienti che cominciano una terapia antiretrovirale con NNRTI, oppure con IP, con o senza potenziatore farmacocinetico. La terapia con un IP senza l’impiego di potenziatore farmacocinetico non è più raccomandata, proprio per l’alto rischio di resistenze.

Lo studio ha esaminato 1812 pazienti che hanno cominciato la terapia antiretrovirale per la prima volta, tra il 1999 e il 2005.

Un totale di 177 pazienti ha sperimentato un fallimento virologico. Questo ha incluso 108 pazienti con un inibitore della proteasi, 24 con potenziatore farmacocinetico e 45 pazienti che hanno iniziato una terapia con un NNRTI.

 

Test di resistenza effettuati su 142 pazienti, hanno riportato mutazioni nell’84% dei pazienti con un regime farmacologico basato su IP senza potenziatore farmacocinetico, 30% in pazienti con potenziatore farmacocinetico, e un 66% di mutazioni in quei pazienti con un regime farmacologico con un NNRTI.

I pazienti con un regime farmacologico con un IP senza potenziatore farmacologico, oppure con un NNRTI, hanno acquisito in media due mutazioni rispetto una media di zero mutazioni fra i pazienti sottoposti a IP con potenziatore farmacocinetico.

Inoltre questi pazienti, hanno sperimentato una maggiore possibilità di resistenze incrociate multiple ai farmaci, rispetto ai pazienti con un IP con potenziatore farmacologico. Quando è stato osservato un fallimento virologico con un IP senza potenziatore farmacologico, oppure con un NNRTI, i pazienti acquisiscono una resistenza in media a due classi di farmaci antiretrovirali, rispetto a zero classi per i pazienti con un IP con potenziatore farmacocinetico.

Alti livelli di resistenza al 3TC o FTC sono stati riscontrati nel 73% dei pazienti in fallimento virologico con un IP, 58% in pazienti con un NNRTI, e 25% con un fallimento virologico con un IP con potenziatore farmacocinetico. Una volta di più, queste differenze sono state statisticamente significative.

Ulteriori analisi, hanno però riportato come il tasso di effetti collaterali sperimentato, sia inferiore con NNRT (8% di pazienti all’anno, rispetto 9% con IP e 11% all’anno per pazienti con IP con potenziatore farmacocinetico).

Il tasso di fallimento virologico è stato maggiore con un IP senza potenziatore farmacocinetico (10%), e largamente comparabile tra IP con potenziatore farmacocinetico e NNRTI (2,7 e 2,4% rispettivamente).

I ricercatori hanno poi osservato a successivi fallimenti virologici in pazienti che hanno interrotto la loro terapia di prima linea, riportando come questi pazienti avessero alte probabilità di un ulteriore fallimento virologico anche col secondo regime antiretrovirale (10% all’anno di pazienti, rispetto a 2%).

“Abbiamo osservato rilevanti differenze cliniche nell’emergenze di resistenze incrociate multiple nei trattamenti di prima linea”, scrivono gli autori dello studio, “anche se la combinazione di farmaci antiretrovirali contenente IP con potenziatore o NNRTI appare equivalente nel tasso di fallimenti virologici, molto significative sono le resistenze che emergono nel gruppo con NNRTI con un fallimento virologico”.

Inoltre aggiungono “Automaticamente le nostre analisi dimostrano che regimi farmacologici basati su IP sono superiori nonostante la minore tollerabilità rispetto a regimi farmacologici con NNRTI, se compariamo l’emergere di resistenze ai farmaci in quei pazienti dove la terapia diventa inefficace.”

Secondo i ricercatori questi aspetti hanno grandi implicazioni cliniche, e scrivono pertanto che “Di fronte al rischio di compromettere severamente future opzione terapeutiche in caso di fallimento virologico con NNRTI e un equivalente potente come un regime farmacologico con IP, i medici dovrebbero valutare molto criticamente la capacità del paziente di aderire a regimi farmacologici contententi NNRTI e anche la capacità di fare fronte ai potenziali effetti tossici, come reazioni avverse severe del Sistema Nervoso Centrale. Se si aspettano tali problemi, cominciare o cambiare regime farmacologico con un IP con l’impiego di Ritonavir, rappresenta scelta più sicura, visto che l’impiego di un IP con potenziatore farmacocinetico, tende ad accumulare minori resistenze in caso di fallimento virologico.”

FONTE: aidsmap.com
Traduzione e adattamento a cura di Poloinformativohiv

 

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