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No all’isolamento sociale, sì alle comunità di riferimento

di Luca Negri
No isolamento sociale, sì alle comunità di riferimento

No all’isolamento sociale, sì alle comunità di riferimento

Vivere a lungo con l’HIV. Garantirsi un invecchiamento ‘protetto’.

Isolamento sociale: le terapie farmacologiche odierne consentono alle persone con HIV di poter vivere più a lungo. In conseguenza, aumenta l’incidenza delle co-morbosità legate all’età: i medici infettivologi, che hanno in cura le persone con HIV, devono poter riconoscere e gestire questi nuovi quadri di patologie. Contemporaneamente, le persone con HIV devono avere riferimenti socio-assistenziali che rispondano appieno alle loro esigenze sia cliniche sia sociali. Ecco perché anche le associazioni di pazienti e/o di comunità colpite dall’infezione hanno manifestato un interesse particolare alla tematica “aging”, considerando urgente che il tema venga preso in considerazione, vista anche l’odierna e progressiva disgregazione dei percorsi integrati e ‘intelligenti’ di presa in carico delle persone con HIV.

Con questo progetto, Nadir intende promuovere una pubblicazione on-line che miri a sensibilizzare la persona con HIV sull’importanza di crearsi, per tempo, una rete di sostegno adeguata al fine di garantirsi, per quanto possibile, un invecchiamento ‘protetto’, non in solitudine, assieme a chi (tra professionisti e reti sociali) possa potenzialmente contribuire al benessere della persona con HIV anziana.

Se da un lato è importante sensibilizzare la persona con HIV su quelli che sono i comportamenti virtuosi per una salute di lungo termine – e Nadir ha già esplorato in numerose pubblicazioni questo tema, dall’altro comprendere quali tipi di sostegni siano necessari per la persona con HIV nel suo invecchiamento, sostegni ‘da non improvvisare’, ma da pianificare con lungimiranza, risulta ad oggi un tema per buona parte inesplorato.

Siamo fiduciosi che questo semplice strumento possa aiutare in questo delicato ambito.

Progetto svolto “con supporto non condizionato di MSD Italia”.

Fonte: nadir onlus

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