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Non sparate sul pianista

di Luca Negri
Poloblog

Non sparate sul pianistaStanotte, girovagando per internet, sul sito fuoriluogo, mi sono imbattuto in un pezzo di repubblica di qualche giorno fa, e mi sento in grado di dire qualcosa a proposito.
Questo è il link dell’articolo in questione:

Firenze, lezioni di droga in classe “Riduzione del danno”, genitori infuriati

Non sparate sul pianista

La riduzione del danno (da sempre) in Italia è già abbastanza mal compresa e osteggiata politicamente dal governo, da non avere molto bisogno di aiutini.
Credo che il peccato originale sia stato portare materiale da riduzione del danno a scuola, e visto che è stato portato da due operatrici, suppongo sia imputabile solo alla loro inesperienza e/o inadeguatezza. Faccio l’operatore in entrambi gli ambiti da anni, e conosco altrettanti operatori che fanno uguale in molte regioni d’Italia, compresa la Toscana e Firenze.

L’operatore della Bassa Soglia che opera nei CABS e nelle Unità di Strada offre un certo tipo di servizio e un certo tipo di materiale informativo, deve parlare e comportarsi in un certo modo, a scuola cambia tutta la musica. Sono ragazzi che si affacciano alla vita, alcuni tra loro sono già segnati, ma la maggior parte ha una vita davanti. E’ importante mettere le cose in chiaro su pro e contro, ma il messaggio deve essere deterrente, sempre e comunque, altrimenti che ‘Prevenzione’ è?
Un operatore che entra in una scuola a parlare con gli studenti, porta il suo vissuto, non le pappardelle da opuscolo, quelle le può fare un medico, uno psicologo, è il loro mestiere non il nostro, noi dobbiamo ‘trasmettere’ non dire, loro devono ‘sentire’, non ascoltare.

A parlare di alcol nelle scuole ci devono andare gli ex alcolisti, di aids ne devono parlare i pazienti, di droga i tossicomani, che vengano quelli di S.Patrignano, S.Benedetto o di altre realtà poco cambia, lo stile e i contenuti varieranno, ma il messaggio rimane quello:
Drogarsi è una terribile cazzata che rovina la tua vita e di chi ti è a fianco e ti vuol bene. Punto.
Questa è la realtà.
Per la riduzione del danno il messaggio è sempre quello ma è tutto diverso, bisogna fare un altro giro, toccare altre leve, sono persone che lo stanno già imparando sulla loro pelle, c’è chi farà le sue pessime esperienze e si stuferà col tempo, a suon di facciate, abbandoni, e forse un po’ di galera, (perché lo decide lui, non perché lo chiudi da qualche parte per ritrovarlo in giro più incallito di prima con un fallimento sulla schiena in più) e c’è chi rimarrà intrappolato per sempre. Questo lo so io, lo sa Muccioli, Don Gallo e tutti quelli che ci vivono dentro, forse gli unici a non rendersene conto sono proprio Giovanardi e Fini. C’è chi morirà con una spada piantata nel braccio, chi infarterà in discoteca, chi si stamperà su un platano perché ubriaco, non se ne uscirà mai, è così che funziona il mondo, purtroppo.

Gli opuscoli colorati del progetto Extreme della Asl di Firenze non dovevano assolutamente finire in una scuola, qualcuno ha sbagliato. Se si chiama extreme un motivo ci sarà, non entro nel merito perché non conosco né il progetto, né gli operatori, ma credo che le responsabilità siano chiare.
I docenti del liceo scientifico Rodolico, sono in linea col buon senso e con i programmi scolastici, ma è sempre consigliabile prendere atto degli operatori e del materiale che consegneranno, non è obbligo, ma buona prassi, proprio per evitare cose così.
Sembra una cazzata, ma fare l’operatore è estremamente delicato, specie nelle scuole. Se fai una cazzata in panificio, bruci un’infornata, se sbagli in lavanderia macchi un vestito, se sbagli con le persone puoi pregiudicare delle scelte di vita.

Questa è una responsabilità che non sentono tutti, dipende dal vissuto e dall’esperienza, dalla sensibilità ed etica individuale, ma è un sentimento che dovremmo condividere con altri, sia i professori che sono a loro volta genitori, ma soprattutto con i genitori stessi, che spesso risultano inadeguati. Le professoresse spesso mi dicono che non è giusto che si debbano sobbarcare responsabilità extrascolastiche, come quella di educare i figli degli altri (nel senso che dovrebbero insegnare le materie per cui sono pagate e ferrate, far da conto e sbagliare meno congiuntivi possibile), ma nelle problematiche di vita dovrebbero avere un impronta indelebile i genitori e non delegare la scuola. Alla mamma intervenuta dico che ha ragione ad incazzarsi e sacrosante ragioni a protestare, ma di essere un pochino più realista, le due operatrici hanno fatto un grosso  e grossolano imperdonabile errore, ma i ragazzi di oggi (e di ieri, compreso me e lei) non hanno bisogno che gli si spieghi a scuola per filo e per segno come ci si fa di cocaina.

Lei ha mai intavolato un discorso in tal senso con suo figlio?
Facciamo alla Marzullo: si faccia delle domande e si dia delle risposte. Basta guardare la televisione o leggere una rivista (non parlo di telegiornali che magari m’allargo troppo) per sapere che in tutte le grandi aree metropolitane di tutto il mondo (non solo noi) circola nelle fogne più cocaina che sorci.
O pensa che i suoi figli vivano nel mondo di fruttolo?
Quindi è inutile continuare a far finta di niente, se poi pensa in mezzo allo scempio di legge già citato prima , come ne esce rafforzata la cocaina non si stupirebbe più di tanto. Sapesse quanti drogati in parlamento e nelle varie istituzioni, così come nel mondo degli affari o del lavoro in generale ci sono, forse ne frequenta qualcuno anche lei senza saperlo, è la legge dei grandi numeri, del calcolo delle probabilità… una questione di matematica e buon senso.
O pensa che i drogati siano solo quelli che finiscono in galera o con una siringa in mano?

Ci sono tanti modi di essere tossicomani, compreso quello domestico, a base di valium, di antidepressivi e mezze bottiglie di vino bianco quando si prepara il sugo.
Non so se si capisce quello che intendo, senza offesa per nessuno.
Quando sento parlare dai genitori di ‘esperto’ da portare per riparare i danni mi scappa un po’ da ridere, perché sono abbastanza certo stiano pensando al dottore o allo psicologo di turno, che impartirà le sue nozioni e i suoi dati che scivoleranno come il piscio in un carruggio sotto il temporale, non lascerà nulla, come negli ultimi 25 anni di prevenzione. Forse sarebbe meglio chiamare un operatore che la cocaina se l’è fatta veramente e ne porta i segni e la testimonianza sul corpo. Questo resta, non si sa per quanto e come, ma resta. Comunque.

Gli antidoti per i veleni si fanno con gli stessi portatori, non con le saggistiche chiacchiere dell’esperto di turno, che di esperto non ha nulla, se non un pezzo di carta del vario corso di laurea di questa cippa. Di Cancro, di Aids, di Alcol, di Droghe e affini, fatene parlare chi ne sa veramente, non chi lo ha imparato dietro un corso di laurea. Questa differenza i giovani la sentono, eccome.
Con questo non voglio buttare fango su nessuno, i volontari si fanno il mazzo e coprono un buco istituzionale enorme, senza di loro sarebbe un casino veramente, però c’è bisogno soprattutto di attivisti, ognuno col suo stigma, per trasmettere qualcosa che resti, almeno a scuola.
Se le operatrici non sono volontarie, ma pagate, il discorso che ho fatto sopra vale ancora di più.
I pezzi di carta non bastano. Fanno bella rappresentazione ma non aggiungono sostanza. Anzi.

Caino

Fonte: www.npsitalia.net

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