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Nuovi farmaci anti epatite C anche per i pazienti meno gravi

di Luca Negri
Farmaco Epatite C: accertamenti NAS in uffici Regioni

Nuovi farmaci anti epatite C anche per i pazienti meno gravi

Nuovi farmaci anti epatite C anche per i pazienti meno gravi.

Non e’ ancora ufficiale, ma é certo che la nuova cura anti epatite C, sara’ estesa a tutti i pazienti affetti dalla malattia, anche quelli meno gravi, che oggi non hanno diritto ai Nuovi farmaci anti epatite C.

A dare la notizia, in anteprima, il neo presidente dell’AIFA Mario Melazzini, intervenuto nel corso dell’assemblea dell’AISF, associazione italiana per lo studio del fegato, apertasi mercoledì scorso a Roma, presso La Sapienza.

Ottocento i medici presenti, provenienti da tutta Italia, che hanno accolto la notizia con una vera e propria standing ovation. L’estensione delle cure ad una platea più ampia di ammalati, era attesa da tempo, in molti casi infatti i non aventi diritto alle nuove terapie, oggi sono costretti ad acquistare il nuovo farmaco a proprie spese. Si parla di un costo di circa 70 mila euro a ciclo terapeutico, salvo intraprendere viaggi del turismo farmaceutico verso l’India o l’Egitto, dove il prezzo si aggira intorno alle 600 euro.

Qualcosa sta cambiando però, perché con una distribuzione più estesa dei farmaci, il costo della terapia dovrebbe ridursi. Secondo i bene informati, l’AIFA vorrebbe scendere sino a 4 mila euro, ma la partita é ancora tutta da giocare.

“Il paradosso dell’industria farmaceutica – ha detto Mellazini – e’ che l’innovazione delle cure, comporta una minore tossicità, una sempre migliore efficacia, ma un sempre più elevato costo. Per questo – ha continuato il presidente AIFA – abbiamo convocato indistintamente tutte le ditte farmaceutiche, chiamate ad assumere un approccio etico, che porti ad un ridimensionamento del prezzo e quindi alla sostenibilità della cura ad ampio raggio. Occorre – ha aggiunto ancora Melazzini – che ognuno faccia la propria parte, assumendosi la responsabilità sociale di rispondere ai bisogni dei malati, quelli in gravi condizioni e quelli no, che oggi non avendo diritto ai nuovi farmaci anti epatite C, trovano altri canali di accesso, prima tra tutti internet, con rischi sulla sicurezza della terapia, rendendo più facile l’approviggionamento illecito. Su questo l’AIFA sta lavorando da tempo con i NAS, contrastando azioni di lucro sulla salute.”

Il presidente dell’AIFA ha poi illustrato quella che é stata la risposta dell’Italia all’epatite C. “Negli ultimi 2 anni – ha detto – sono stati trattati 68 mila pazienti.” In Puglia in particolare se ne sono contati 7024.

“Numeri che devono far riflettere – dichiara Roberto Chiavaroli, epatologo dell’ospedale di Galatina e presente all’assemblea dell’AISF – La previsione del ministero era quella di curare circa 150 mila persone in gravi condizioni, ma stando ai dati AIFA, il nuovo farmaco anti epatite C é stato prescritto a meno della metà dei pazienti. Ora che si aggiungeranno altri ammalati in condizioni meno gravi, servirà capire se abbiamo i mezzi e le persone sufficienti per far fronte alla mole di richieste che arriveranno.

A conferma di ciò le diapositive del presidente Melazzini, che indicano il numero attuale dei centri prescrittori delle nuove terapie. 273 su tutto il territorio nazionale con una capienza massima di pazienti stimata di circa 79.638 utenti all’anno.

“C’é poi da capire bene – aggiunge Chiavaroli – quali saranno i nuovi criteri che daranno diritto alle cure anche a chi ha un’epatite meno grave e come si dovranno individuare se tramite biopsia epatica o altri tipi di esami.”

“Guardo al bicchiere mezzo pieno – ha ribadito Melazzini – sono un ottimista, ma non basta tutti insieme dobbiamo pedale verso una direzione, tenendo presente che, con la legge di bilancio 2017, abbiamo a disposizione 500 milioni di euro che non potranno essere impiegati solo per i farmaci anti epatite C, ma anche per altre terapie contro malattie gravi, come quelle neoplastiche, il futuro sta nell’equilibro tra: approccio etico verso i pazienti e sostenibilità della spesa.”

Fonte: sanitasalento.net

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