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Buprenorfina

di Luca Negri
Buprenorfina

Buprenorfina: un oppiaceo di semisintesiLa buprenorfina è un oppiaceo di semisintesi.
E’ un agonista parziale dei recettori  e un antagonista dei recettori k degli oppiacei.

Induce effetti sul sistema nervoso centrale qualitativamente molto simili a quelli della morfina. E’ in grado di contrastare la sindrome di astinenza da eroina essendo un oppiaceo di semisintesi
Avendo maggiore affinità di legame ai recettori rispetto all’eroina, la buprenorfina impedisce a quest’ultima di produrre gli effetti ricercati dal tossicodipendente e a causa dell’occupazione recettoriale da parte della buprenorfina, l’assunzione di oppiacei non potrà evocare le sensazioni ricercate nella sostanza. Inoltre, per il suo legame reversibile in modo lento con il recettore , che minimizza la necessità della droga per i pazienti tossicodipendenti, è adatta per la terapia di mantenimento. E’ commercializzata in Italia con il nome Subutex e Temgesic. Altre strategie terapeutiche prevedono l’impiego della buprenorfina in associazione al naloxone (nome commerciale Subuxone), un farmaco dotato di attività intrinseca nulla al recettore per gli oppioidi, al fine di diminuire la potenziale diversione verso l’uso endovenoso della sostanza.
La buprenorfina oppiaceo di semisintesi viene prescritta da un medico del Servizio per le tossicodipendenze, che segue il paziente per il periodo della somministrazione.
La buprenorfina si presenta sottoforma di compresse. La somministrazione è sublinguale, la sola via efficace e sicura per la somministrazione di questo farmaco con un assorbimento che raggiunge l’80% con biodisponibilità assoluta del 30-50%. Dopo la somministrazione sublinguale, pur con assorbimento lento, si raggiungono concentrazioni plasmatiche adeguate con emivita di 24-72 ore. Il metabolismo è principalmente epatico attraverso meccanismi di glucuronazione e dealchilazione.

Effetti ricercati
La buprenorfina è un oppiaceo di semisintesi e come tale può attenuare il dolore. Ha effetti molto simili alla morfina, compresa sedazione, senso di nausea, depressione respiratoria, ma non comporta l’intensa sensazione di benessere iniziale simile all’eroina (il cosiddetto flash). L’elevata affinità per i recettori µ comporta la formazione di un legame molto forte che si dissocia lentamente e con difficoltà. L’occupazione dei siti recettoriali degli oppiacei si traduce in una inibizione prolungata dell’azione dell’eroina eventualmente assunta a scopo voluttuario.
Nella fase iniziale del trattamento sostitutivo la buprenorfina sembra meglio tollerata del metadone (Davids E, et al. Eur Neuropsychopharmacol 2004).
Per la sua azione antidepressiva esercitata attraverso il blocco della disforia generata dalla stimolazione del recettore k, sembra essere particolarmente utile nel trattamento di tossicodipendenti con morbilità psichiatrica.

Effetti collaterali
La maggior parte degli effetti indesiderati riportati più frequentemente per la buprenorfina sono quelli tipici degli agonisti oppiacei ( stitichezza, mal di testa, senso di affaticamento, insonnia e sonnolenza, nausea). Generalmente la sintomatologia iniziale è maggiormente letargica con sedazione, sonnolenza, cefalea, nausea e vomito, astenia, ansia. Così come accade per altri oppiaceo di semisintesi, legali o illeciti, la buprenorfina può essere oggetto di uso improprio o abuso. Alcuni dei rischi di uso improprio e abuso includono: sovradosaggio, depressione respiratoria e danni epatici.

Annotazioni particolari
L‘uso improprio di buprenorfina da parte di qualcuno che non ne sia il paziente predestinato pone il rischio aggiuntivo di nuovi soggetti con dipendenza da droghe che usano la buprenorfina come droga d’abuso principale. La dipendenza o astinenza da buprenorfina si manifesta con una sintomatologia dolorosa molto più intensa e persistente rispetto a quella dell’astinenza da eroina.
Quando la buprenorfina è usata come droga da iniezione, al suo utilizzo sono strettamente collegate le malattie derivanti dallo scambio di siringhe (epatite B, epatite C, HIV, etc.).

Interazioni con la terapia antiretrovirale.
La buprenorfina non sembra provocare modificazioni delle concentrazioni ematiche dei farmaci antiretrovirali: lo conferma uno studio che dimostra come l’uso di buprenorfina in associazione alla cART non aumenta il rischio di fallimento virologico (Carrieri 2000). Vi è una segnalazione che la buprenorfina favorisce la comparsa di acidosi lattica da NRTI (Marceau G, 2003).
La buprenorfina viene metabolizzata a livello del CYP3A4 e in linea teorica Ritonavir e gli altri I.P. possono provocare inibizione del metabolismo di buprenorfina, mentre Nevirapina ed Efavirenz possono indurne il metabolismo.
Non vengono però segnalate interazioni significative con gli antiretrovirali,ad eccezione dell’aumento di concentrazione di buprenorfina indotta dalla co-somministrazione di ATV o ATV/r, per cui la co-somministrazione va monitorata e potrebbe rendersi necessario diminuire la posologia.[10-32]

Buprenorfina e NRTI
Non sono stati osservati effetti della buprenorfina sulle concentrazioni di questi farmaci né modifiche sulle concentrazioni della buprenorfina dopo assunzione di questa classe di antiretrovirali

Buprenorfina e NNRTI
Efavirenz (Sustiva e nella co-formulazione Atripla) può ridurre del 50% l’AUC (area sotto la curva) della buprenorfina. E’ necessario considerare la possibilità di dovere incrementare la dose di Buprenorfina a seconda dei casi. Nessun effetto della buprenorfina sui livelli di Efavirenz.
Non sono segnalate interazioni clinicamente significative con Viramune (nevirapina).
Etravirina (Intelence) può ridurre del 25% l’AUC (area sotto la curva) della buprenorfina.Si tratta di un’interazione di debole intensità che non necessita di aggiustamento del dosaggio a priori, ma solo monitoraggio. Nessun effetto della buprenorfina sui livelli di Intelence.

Buprenorfina e IP
Il solo antiretrovirale che mostra significativo effetto sulle concentrazioni della buprenorfina è atazanavir (Reyataz), cui è correlato aumentata AUC di buprenorfina e sonnolenza. Gli altri IP possono potenzialmente aumentare i livelli di buprenorfina per cui potrebbe essere necessario sottoporre a monitoraggio i pazienti.
Nessun effetto della buprenorfina sui livelli dei farmaci di questa classe.

Buprenorfina Inibitori della Fusione (IF)
Non vi sono dati su interazioni tra Fuzeon e buprenorfina.

Inibitori dell’ingresso (o antagonisti del recettore CCR5) e dell’Integrasi
Non ci sono significative interazioni con Celsentri(maraviroc), Isentress(raltegravir), Tivicay(dolutegravir) ed EVG/c (contenuto in Stribild)

Consultare la tabella di hiv-druginteractions.org per gli ultimi aggiornamenti

Bibliografia delle interazioni con buprenorfina oppiaceo di semisintesi

10. R Douglas bruce, David E Moody, Frederickkk L Altice et al: A review of pharmacological interactions between HIV or hepatitis C virus medications and opioid agonist therapy: implications and management for clinical practice. Expert Rev Clin Pharmacol. 2013, 6(3), 249-269
32. McCance-Katz EF, Moody DE, Morse GD, Ma Q, DiFrancesco R, Friedland G, Pade P, Rainey PM. Interaction between buprenorphine and atazanavir or atazanavir/ritonavir. Drug Alcohol Depend. 2007 Dec 1;91(2-3):269-78.

Ultimo aggiornamento 2014

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